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Il Quasimodo dice no al trasferimento

Ridimensionamenti e salvataggi in extremis ormai sono all’ordine del giorno. Ogni mattina, girando per le strade di Messina, è possibile incontrare un presidio, un sit-in, una manifestazione o un corteo di qualche tipo in cui i cittadini urlano il loro malcontento rivolgendosi ad una classe politica assente che invece di occuparsi dei problemi cittadini passa il tempo scrivendo lettere ai piani alti. Stamattina, invece, è stato strano incontrare di fronte al Palazzo dei Leoni, sede della Provincia Regionale di Messina, un sit-in non composto da ferrovieri disperati, operai o lavoratori in preda a liquidazione ingiuste, ma da qualche decina di ragazzi, pronti a stare ore e ore anche sotto la pioggia per chiedere qualcosa che dovrebbe essere loro garantito per diritto: la possibilità di studiare. No, non si tratta di un modo come un altro per non fare lezione o per perdere tempo, né riguarda una di quelle classiche manifestazioni studentesche che ormai da anni caratterizzano le strade di tutta Italia ma di una protesta intelligente, nata dai problemi di un altro istituto, il Liceo Classico “La Farina”, che per essere salvato dalla chiusura ha bisogno di aumentare il numero dei propri iscritti. I suoi 461 alunni, infatti, non garantirebbero allo storico Liceo messinese di raggiungere quella soglia minima di 500 ragazzi che gli garantirebbe l’autonomia amministrativa e così, grazie al piano scolastico firmato dall’assessore regionale Mario Centorrino, inizialmente è stato previsto l’accorpamento di due sezioni di un altro liceo storico, il “Seguenza”. Dopo le vibranti proteste della preside Maria Rosaria Mangano, però, è stato deciso che l’agnello sacrificale, scolasticamente parlando, sarà il “Quasimodo”, unico liceo della zona sud e, come il “Seguenza”, di indirizzo scientifico. Perché unire uno scientifico ad un classico? È questo ciò che si chiedono gli studenti scioperanti stamane e ciò che si è chiesto nei giorni scorsi Pietro La Tona, dirigente scolastico del “Minutoli”, scuola a cui è stata accorpata recentemente la sezione scientifica già citata. Vogliono studiare, vogliono che siano garantiti quei laboratori scientifici previsti dal piano di studi scelto senza dover cambiare un modo di vivere la scuola ormai entrato nel loro dna. Perché, come recita lo striscione esposto, “si vive e si muore con il Quasimodo nel cuore” e al suono di queste parole i ragazzi ce la metteranno tutta per non perdere la propria scuola.

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