SS 117: lavori bloccati. La denuncia di Cgil e Cisl

Melluso Ceramiche

Uno stallo che lascia perplessi e suscita notevoli preoccupazioni.

La Filca Cisl di Messina torna ad accendere i riflettori sullo stato dei lavori di ammodernamento e sistemazione della Strada Statale 117, la Centrale Sicula, che dovrebbe collegare Santo Stefano di Camastra a Gela.
L’ATI composta dalla Saicam spa, da Fondazioni speciali spa e da Costruzioni Bruno Teodoro spa, infatti, ha completato soltanto il 10% dei lavori e, dopo le note vicende della Saicam spa che si trova in amministrazione straordinaria, si è registrato un blocco dei lavori.
“Dopo il periodo di fermo avvenuto lo scorso dicembre – spiega Giuseppe Famiano, segretario provinciale della Filca Cisl – abbiamo registrato una falsa ripresa dei lavori. La situazione è critica, perché i lavori vanno molto a rilento e così si rischia di mettere in pericolo non solo il 10% dell’opera già eseguita, ma anche la vita di quanti quotidianamente transitano lungo la SS117 Centrale Sicula”.
Secondo la Filca Cisl messinese difficilmente i lavori saranno completati entro il termine previsto del prossimo luglio.
“Il ritardo nella realizzazione dell’importante arteria di collegamento – sostiene Famiano – mortifica lo sviluppo economico del territorio, penalizzando le attività produttive che devono fare i conti con le carenti infrastrutture che rallentano la ripresa dell’economia e incide negativamente anche sull’occupazione. Non è più tollerabile – conclude Famiano – che l’Anas e il Governo regionale rimangano impassibili di fronte al danno sociale ed economico che deve patire la Sicilia. Chiediamo che le Istituzioni preposte si assumano le proprie responsabilità di fronte  ai lavoratori e a tutto il territorio siciliano”.

Anche la Fillea di Messina, la categoria della Cgil che segue i lavoratori del comparto edile, attraverso il segretario generale Biagio Oriti torna a denunciare il caso del lotto B 2 della SS 117 S. Stefano-Gela: la società capofila, la Sacaim di Marghera, è finita in amministrazione controllata e per una serie di problemi burocratici i lavori non riescono a ripartire. Oltre ai tanti problemi che si sono di conseguenza riversati sulle ditte subappaltatrici, ditte perlopiù siciliane che impiegano manodopera locale e che in questi mesi non hanno ricevuto il pagamento per i lavori già effettuati, ora l’ANAS ha anche avviato la procedura di rescissione del contratto in danno. La Fillea che già in passato era intervenuta sulla vicenda sollecitando l’intervento delle istituzioni per sbloccare una situazione determinatasi altrove- a Marghera cioè-, torna ora a lanciare l’allarme e chiede a tutte le forze istituzionali di intervenire affinché si possano al più presto portare a compimento i lavori avviati. “Lo stato di totale abbandono dei cantieri sta mettendo a serio rischio non solo le opere già realizzate e rimaste come sospese, ma anche l’incolumità delle tante persone che ogni giorno transitano nel tratto di strada interessata dai lavori- osserva Oriti-. In alcuni tratti percorribili i cantieri, anche a causa delle condizioni meteorologiche di questo periodo, sono a rischio frana. Un pericolo reso più concreto dalla mancata regimentazione delle acque di scolo . Insomma, siamo di fronte a un pericolo evidente”.
La Fillea punta in particolare il dito sull’Amministrazione giudiziaria della Sacaim, che ha disatteso fino ad oggi tutte le richieste delle ditte subappaltatrici e si è parimenti sottratta agli obblighi contratti con l’ANAS. “A quattro mesi dell’insediamento, il Collegio commissariale non è stato in grado di determinarsi sulla prosecuzione della Commessa e, pur fornendo rassicurazioni varie circa la prosecuzione regolare dei lavori, ha sospeso qualsiasi pagamento alle ditte subappaltatrici che oggi si trovano senza risorse per proseguire nei lavori- spiega Oriti-. Un elemento che ha portato l’Anas all’avvio delle procedure di rescissione del contratto”.
La Fillea di Messina invita tutte le istituzioni locali, comuni-provincia-regione, ad attivarsi per sollecitare una soluzione positiva e responsabile di questa vicenda che non sia ancora una volta a scapito dei lavoratori e del territorio siciliano. Per Oriti , “Il danno che deriverebbe da un eventuale rescissione del contratto, oltre che economico e sociale, sarebbe l’ennesimo sfregio nei confronti della Sicilia e del Mezzogiorno che si vedrebbe privato ancora una volta di un’opera importante e strategica in un territorio fortemente penalizzato nel proprio sviluppo dalla carenza di infrastrutture”

 

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