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Sventato attentato a Magistrato della DDA

Nella tarda serata di ieri, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, dal GIP del Tribunale peloritano, dott.ssa Daniela URBANI, a carico di Orazio FINOCCHIARO, 40enne catanese, appartenente all’associazione mafiosa etnea meglio conosciuta come clan “Cappello-Carateddi”, in seno alla quale era stato recentemente programmato un attentato alla vita del dott. Pasquale PACIFICO, magistrato in servizio quale Sostituto Procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Catania ed attivamente impegnato, da diversi anni, nelle indagini sul conto del citato clan e nei processi che ne sono scaturiti.

FINOCCHIARO OrazioIl provvedimento è stato notificato all’indagato dai Carabinieri presso una struttura carceraria dell’Italia settentrionale, ove lo stesso si trova ristretto per altra causa.
La specifica attività investigativa, condotta dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Messina e diretta dal Procuratore della Repubblica di Messina, dott. Guido LO FORTE e dal Sostituto Procuratore dott. Camillo FALVO, in stretta sinergia con la Procura della Repubblica di Catania, si inserisce nel più ampio contesto delle pregresse indagini che la Squadra Mobile di Catania ha negli ultimi anni condotto sul clan mafioso catanese “Cappello”, culminate con l’operazione c.d. “REVENGE”.
Le indagini sul progetto di attentato sono state avviate alcuni mesi orsono, allorquando un detenuto, ex collaboratore di giustizia estromesso dal programma di protezione, inserito nel clan mafioso catanese “Cappello-Carateddi”, ha riferito agli inquirenti di aver ricevuto mandato dal suo clan di riferimento, e segnatamente da Orazio FINOCCHIARO, di uccidere il dottor PACIFICO, verso il quale il gruppo aveva maturato una forte animosità.
Tali direttive gli sono pervenute a mezzo di alcuni “pizzini”, recapitatigli in carcere e recuperati dagli inquirenti, che a mezzo di accertamenti grafici ne hanno stabilito in modo inconfutabile la paternità.
L’attentato avrebbe verosimilmente costituito, peraltro, un mezzo per affermare la leadership emergente del FINOCCHIARO, il quale a differenza dei capi storici del sodalizio, Orazio PRIVITERA e Sebastiano LO GIUDICE, sottoposti al regime detentivo speciale di cui all’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario, era destinato a uscire dal carcere di qui a pochi mesi.
All’indagato viene contestato in particolare il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. per aver partecipato, con funzioni direttive, ad un’associazione di tipo mafioso, la quale annoverava nel suo programma delittuoso proprio il progetto di realizzare, con l’uso di armi da fuoco nella disponibilità del clan, un attentato in danno del citato magistrato.
I riscontri investigativi hanno evidenziato come la progettazione da parte del FINOCCHIARO Orazio di un delitto così spettacolare, diretto a colpire una figura di così elevato profilo istituzionale, sia indice di una personalità ambiziosa, che mira ad acquisire maggior potere e a guadagnare posizioni nella articolazione gerarchica del gruppo mafioso al quale appartiene.

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