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Per le donne. Sul gioco di azzardo

azzardo 560“L’industria del gioco d’azzardo deve essere regolamentata. Fasce deboli colpite dalla malattia del gioco d’azzardo compulsivo, 50 miliardi di euro il giro d’affari, 500 euro la spesa pro-capite per ogni italiano, poca trasparenza nel controllo delle società di gestione concessionarie dei giochi, infiltrazioni pericolose da parte delle mafie nel volume d’affari, punti scommesse che divengono lavanderie legali per il riciclaggio del denaro sporco”. E’ il contenuto dell’interpellanza urgente presentata dall’Onorevole Vincenzo Gibiino (PdL) al Governo, perché la materia vada regolamentata e disciplinata con maggiore attenzione e cura.

donne 560Il parlamentare catanese del Partito Democratico Giuseppe Berretta, membro della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, ha sottoscritto assieme a Maria Grazia Gatti (PD) un’interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro del Lavoro Elsa Fornero di attivare una minuziosa azione di monitoraggio in tutta la Sicilia sui fenomeni delle dimissioni in bianco e dei licenziamenti verbali e di avviare una incisiva opera di contrasto dei reati perpetrati a danno delle donne lavoratrici.

L’interrogazione parlamentare in Commissione Lavoro presentata dai due deputati del PD si riferisce in particolare ai  casi di donne che perdono il lavoro per via della maternità e prende spunto da dati Istat, da una ricerca dell’Isfol. “La condizione delle donne lavoratrici in Italia offre un quadro desolante se è vero che il 30 per cento delle donne madri è costretto ad interrompere il lavoro per motivi familiari contro il 3 per cento dei padri – spiegano Berretta e Gatti – Ma questa situazione diventa gravissima in Sicilia, dove il tasso di attività femminile è attestato sulla scoraggiante cifra del 35 per cento: ciò significa che quasi 2/3 delle donne siciliane è fuori dal mercato del lavoro”. Ma a preoccupare gli esponenti dei Democratici è anche la condizione vissuta dalle donne lavoratrici, costrette a subire vessazioni e umiliazioni pur di ottenere il posto di lavoro, tanto da essere spesso costrette a mentire riguardo alla propria condizione familiare, all’esistenza di vincoli affettivi e alle aspettative relative a una possibile maternità. “Si tratta di fenomeni barbari come le dimissioni in bianco e i licenziamenti verbali, pratiche inaccettabili purtroppo sempre più diffuse in Sicilia e che vanno contrastate con ogni mezzo”, sottolinea Berretta. Se con le dimissioni in bianco “si obbliga la donna a firmare, contemporaneamente al contratto di assunzione, un foglio di dimissioni in bianco e senza data, che sarà poi utilizzato dal datore di lavoro nel caso in cui la lavoratrice diventi scomoda – si legge nell’interrogazione alla Fornero – i licenziamenti verbali si manifestano intimando alla lavoratrice di non presentarsi più, così da poterla licenziare per abbandono del posto di lavoro”. “Pratiche così diffuse da essere utilizzate in Sicilia in tutti i settori lavorativi”, conclude Berretta, che aggiunge: “La reintroduzione della legge 188 contro le dimissioni in bianco, voluta dal governo Prodi e subito cancellata da Berlusconi, consentirebbe di frenare con decisione un fenomeno che non si addice ad un Paese civile, ma nel frattempo occorre monitorare quello che accade nelle aziende, con un’attenzione particolare per il territorio siciliano, duramente colpito dalla disoccupazione femminile e dalla diffusione di questi fenomeni”.

 

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