La lettera di Claudio Fava “alle siciliane e ai siciliani”
“Dov’è scritto che i siciliani debbano essere figli di un dio minore, costretti a subire la politica come una servitù? Dov’è scritto che non si possa costruire anche in Sicilia una stagione di governo senza inciuci né ammiccamenti, senza il fiato dei tribunali sul collo dei governatori? Dov’è scritto che un candidato debba essere sempre il frutto delle estenuanti mediazioni tra gruppi dirigenti di partito? E dov’è scritto che le donne e gli uomini della Sicilia non possano immaginare un futuro prossimo in cui i diritti non siano più ricompense, i costi della politica non siano privilegi, gli incarichi pubblici non siano questioni private del governatore di turno?
Alcuni amici che stimo e che ascolto, donne e uomini che raccontano una Sicilia possibile e un’Italia migliore, mi hanno chiesto di candidarmi per la Presidenza della Regione. E io ho accettato. Senza verificare prima formule, convenienze, condiscendenze: perché la politica oggi sta più nella concretezza di un gesto che nella mediazione tra apparati di partito”.
Claudio Fava




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