Le piccole imprese non condividono l’appello della CISL. Blitz in I Commissione Ars.
“La situazione delle imprese siciliane è drammatica specialmente sul fronte dell’accesso al credito, ma il governo invece di adottare misure concrete per sostenere gli imprenditori continua a prendere provvedimenti che vanno solo in una direzione: accrescere il meccanismo del consenso distribuendo poltrone e posti di comando. A questo punto, prima si cambia meglio è per la Sicilia”. E’ questa la posizione del CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), espressa dal suo segretario regionale Mario Filippello appreso del “blitz” di ieri in Commissione Affari Istituzionali dell’Ars, grazie al quale il governo Lombardo ha confermato due altre nomine: l’una all’Ircac (Istituto regionale per il credito alla cooperazione) e l’altra al Crias (Cassa regionale per il credito alle imprese artigiane siciliane).”
Onorevole Santi Formica del Popolo della Libertà:
“Come tutti sappiamo l’Aula ha approvato un provvedimento che va sotto il nome di ‘blocca nomine’, provvedimento che ha superato indenne, persino nelle virgole, il vaglio del Commissario dello Stato.
La I Commissione Affari Istituzionali si è riunita ieri pomeriggio e a fronte del fatto che c’era la presenza della maggioranza necessaria per approvare le nomine che nel frattempo erano state inviate alla Commissione stessa, né il Presidente né il funzionario preposto alla Commissione hanno avvertito i componenti la Commissione che qualche ora prima l’Aula aveva modificato il Regolamento sulla richiesta del voto del numero legale in Commissione; cioè fino a due ore prima non venivano conteggiati i richiedenti, mentre a fronte della modifica del Regolamento approvato due ore prima vengono conteggiati i richiedenti.
Questa comunicazione, per ovvii motivi, ancora non era stata comunicata ai deputati. I due deputati che avevano chiesto il numero legale lo hanno fatto pensando correttamente che il loro voto non sarebbe stato conteggiato. Ciò significa che la Commissione non era in numero legale per approvare le nomine. Ripeto: né il Presidente della Commissione né il funzionario preposto hanno avvertito i richiedenti delle modifiche intervenute. I richiedenti quindi non potevano conoscere tale modifica perché non era stata data loro comunicazione da parte degli uffici.
Siccome si tratta di una decisione assolutamente in contrasto con quanto quest’Aula, che è sovrana, ha deliberato una settimana fa e per evitare che questo Parlamento si continui a macchiare di atteggiamenti poco leciti e poco trasparenti, chiediamo che la Presidenza annulli quel voto, perché è un voto che non ha tenuto conto della volontà di alcuni componenti la Commissione”.
Aggiunge il deputato Bruno Marziano del Partito Democratico:
“Quello che è avvenuto in I Commissione è un fatto grave nella conduzione dei lavori. Nello specifico, la votazione finale è risultata falsata da una mancata comunicazione alla Commissione sulla applicazione fin dallo stesso pomeriggio di una modifica d’Aula che era intervenuta nella mattinata.
Peraltro, il tema che si è posto è anche che mentre i componenti supplenti non possono partecipare alla votazione, e quindi non possono essere computati nella presenza qualificata, all’inizio dei lavori della seduta si stava procedendo alle nomine ancorché in assenza della maggioranza qualificata, cioè della maggioranza dei componenti effettivi la Commissione. Io ed un altro collega abbiamo chiesto la verifica del numero legale, pensando che la esclusione dei due richiedenti rendesse non valida la seduta, proprio perché non ci sarebbe stato il numero legale. L’applicazione – già dalla seduta di ieri pomeriggio – di una norma regolamentare approvata.
Nella stessa mattina ha determinato invece un risultato falsato rispetto all’intenzione dei richiedenti. Come dire, se è vero che il Presidente può procedere alle nomine poiché la legge non è stata ancora pubblicata, è ben strano che la norma regolamentare possa valere senza alcuna comunicazione ai singoli precedenti.
Pertanto, il PD chiede l’annullamento della seduta della I Commissione e la riconvocazione con lo stesso ordine del giorno”.




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