A qualche messinese che per puro caso si sia avventurato, durante la mattinata, nei pressi di Palazzo Zanca, non deve aver fatto una grande impressione la decina di bandiere sventolanti dei più svariati sindacati legate ai lampioni o inserite nelle aiuole di Piazza Unione Europea.
Se qualcuno si fosse avventurato su per le scale della sede comunale, invece, avrebbe assistito a uno spettacolo notevolmente diverso: da un lato lo sventolio delle bandiere di tanti dipendenti comunali, accorsi a protestare stamani per il mancato pagamento degli stipendi, in ritardo di qualche giorno; dall’altro un’aula consiliare occupata da altri lavoratori, quelli dell’atm, ai quali i salari sono negati ormai da tre mensilità. Una situazione giunta ormai all’inverosimile con una guerra dei poveri che si sta scatenando all’interno di una città strozzata da un’amministrazione inadeguata e da una crisi economica inarrestabile, combattuta a suon di tasse e con i soldi dei cittadini. I dipendenti dell’azienda trasporti hanno occupato l’aula consiliare già ieri, dopo essere stati chiusi fuori dai cancelli di Palazzo Zanca e aver invocato, ottenendolo, un incontro, inconcludente, con l’assessore Capone. Il tentativo di vietare l’ingresso alle decine di dipendenti atm, rischiosissimo per uno di loro, rimasto incastrato durante la chiusura, la dice lunga sulla situazione attuale dell’azienda e del Comune stesso, costretti in una diatriba che occupa le prime pagine dei giornali cittadini ormai da anni.
Oggi, dopo una notte intera passata all’interno dell’aula stessa, hanno ottenuto un nuovo incontro con il sindaco nel tentativo di cercare una soluzione a uno dei problemi più gravi della nostra città. Prima che la Sala Falcone – Borsellino accogliesse i rappresentanti dei lavoratori Atm, il sindaco ha accolto i fautori dell’altra protesta, quella giocata “in casa” dai lavoratori comunali che hanno ottenuto il confronto con i vertici politici cittadini già in mattinata.
Ai giornalisti è stato vietato l’ingresso alla sala, escludendo qualche minuto per poter effettuare qualche ripresa del tavolo operativo.
Perché non cominciare i lavori alla presenza di telecamere e microfoni?
Perché nascondersi in una stanza piuttosto che affrontare i lavoratori alla luce del sole?
Ai posteri l’ardua sentenza, ma nel frattempo Messina vede ampliata la lista di categorie di lavoratori la cui opera non viene retribuita, facendo scivolare altre famiglie nel baratro della crisi.




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