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Il terremoto “Sul filo della memoria”

Preg.mo Direttore,
il terremoto che in queste ore ha colpito duramente le popolazioni dell’Emilia e Romagna, mi riporta indietro nel tempo e mi fa immaginare con vivissimo senso di pietà, quanto dolore abbia potuto generare nell’animo dei sopravvissuti l’immensa catastrofe che distrusse la città di Messina il 28 dicembre 1908.
La sera prima Messina non aveva vissuto una serata come le altre, ma una serata felice. La città era completamente immersa nel clima delle festività natalizie ed il suo spirito aleggiava tra i viali ed i palazzi. Il Natale era appena passato e la popolazione si apprestava a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Nelle case si giocava a carte tra amici e parenti. L’Hotel Trinacria e l’Hotel Europa avevano fatto registrare il tutto esaurito.
Al teatro Vittorio Emanuele si dava la prima dell’Aida e tutta la Messina bene non aveva mancato l’appuntamento.
Emanuele FerraraL’ottava meraviglia del mondo, “la Palazzata”, brillava di luci e colori e sembrava quasi voler dire alle navi che transitavano dal porto: ” Questa è Messina, signore e signori. Ammiratela adesso, subito. Ne rimarrete incantati, perché non troverete nessuna città al mondo che possa offrirvi una così sfavillante bellezza. Fatelo ora, perché non ne avrete più occasione”.
Ed infatti, alle 5,21 di quel maledetto 28 dicembre 1908, trentuno lunghissimi secondi distrussero la perfetta sintesi che uomo e natura erano riusciti a creare. Uno dei terremoti più devastanti della storia dell’umanità, in una tragica collaborazione con il maremoto, si portò via la metà degli edifici ed i due terzi della popolazione. I sismografi di tutta Italia impazzirono nel registrare l’entità delle onde telluriche, mentre le nazioni europee cercarono di capire, con i mezzi di allora, dove si era abbattuta quell’immane catastrofe che traspariva dai loro strumenti. Gli studiosi dell’Istituto Ximeniano di Firenze annotarono: ” Stamani alle 5,21 negli strumenti dell’Osservatorio è incominciata una impressionante, straordinaria registrazione: le ampiezze dei tracciati sono state così grandi che non sono entrate nei cilindri che misuravano oltre 40 cm. Da qualche parte sta succedendo qualcosa di grave”. Scoppiarono incendi ed esplosioni, un po’ ovunque, a causa delle continue fughe di gas, trasformando Messina in un inferno dantesco. Molti tra gli abitanti che erano riusciti a fuggire dalle macerie delle proprie abitazioni, si riversarono in riva al mare e lo videro ritirarsi di parecchi metri. Dopo qualche minuto trovarono la morte investiti da uno tsunami, generato da una frana sottomarina. Incurante dello scempio che stava perpetrando, l’onda assassina travolse buona parte degli abitanti e degli edifici che il terremoto non aveva ancora raso al suolo. La commozione e lo sgomento s’impadronirono di tutti coloro che giunsero a Messina per aiutare la città derelitta. Gruppi di sbandati vagavano con sguardi vacui per quella che un tempo era stata la loro città, alla ricerca degli affetti rimasti sotto le macerie. Militari pattugliavano tutto il centro abitato, fucilando a vista i numerosi sciacalli che si aggiravano tra le rovine. Messina perse tutto in 31 secondi! La sua ricchezza, la sua bellezza, la sua gente, la sua importanza, la sua storia, furono cancellate in meno di un minuto! Pochi secondi per distruggere, più di 100 anni per riparare i danni di quel drammatico 28 dicembre. Dopo molti anni Messina è tornata ad essere una città degna di questo nome, ma ha perso gran parte del suo fascino e della sua intraprendenza.
Come l’araba fenice Messina è risorta ancora una volta, ma con una cicatrice ben visibile che non è stata ancora rimarginata. ( Tratto dal mio libro ” Sul filo della memoria”).

Emanuele Ferrara

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