Di Pietro presenta a Messina i candidati dell’IdV alle Europee

Lucia Milone

16/05/09

È l’Italia dei Valori a dare il via ufficiale alla campagna elettorale per le elezioni del Parlamento Europeo che si terranno sabato 6 e domenica 7 Giugno.

L’onorevole Di Pietro, dopo Pachino, fa sosta a Messina per presentare una dei candidati più giovani che concorrono alle Europee per IdV. Il suo nome è Paola Calorenne, originaria di Milazzo si è laureata a Roma in Scienze della Comunicazione, ora si autodefinisce una precaria che si mantiene con un contratto a progetto. I suoi soli ventotto anni abbassano, e non di poco, l’età media della lista dell’Italia dei Valori e giustificano la totale mancanza di esperienza politica alle spalle. In realtà la candidatura di una sola manciata di  politici di professione è un vanto per l’Italia dei Valori che scommette sulla novità della gente comune da autorappresentare in Europa. E Paola Calorenne insiste proprio sulla sua autenticità e genuinità, scherza sulla sua abitudine di prendere appunti, da qui l’etichetta affibbiatale sul web di “ragazza col quadernino rosso”, e  sottolinea il suo essersi fatta da sola grazie allo studio e all’impegno costanti e senza alcuna raccomandazione.

Poco spazio, però, Di Pietro, dedica alla presentazione della sua candidata. È immediato l’attacco al Presidente del Consiglio e all’operato dell’attuale governo. L’onorevole dell’IdV si dice letteralmente inorridito davanti alla gioia del tutto priva di fondamenta del Premier, che propaganda la fine della recessione economica, quando è preoccupante la costante diminuzione del prodotto interno lordo italiano, risultato di scelte economiche sbagliate soprattutto per il meridione. È una politica nordista quella portata avanti da Berlusconi, che umilia il sud e lo priva di fondi indispensabili ma destinati altrove, a risolvere la questione Alitalia, spesso e volentieri alla realizzazione di opere superflue, quale sarebbe il ponte, definito da Di Pietro tipica “cattedrale nel deserto” o nel peggiore dei casi a colmare qualche debito di “comuni amici” del Premier.

Dalla crisi e alla disoccupazione dilagante soprattutto nelle regioni meridionali, dove non c’è neppure la possibilità di cassa integrazioni, non essendoci mai stato un lavoro da perdere, si passa al decreto sicurezza e al neonato reato di clandestinità. Oltre che umanamente vergognoso Di Pietro lo ritiene assolutamente inutile: niente più di un groviglio burocratico. Impensabile sedere in tribunale per ogni immigrato non in regola, migliaia di processi dovrebbero essere istruiti ogni giorno. Assurda l’idea di un’ammenda fino a diecimila euro da far pagare ai clandestini indigenti per antonomasia, ma mai quanto quella delle ronde in città. I rondisti dovrebbero essere comuni cittadini incaricati di segnalare alle Forze dell’Ordine atteggiamenti delinquenziali, niente di più di quanto già esiste, tutti alla vista di un illecito hanno l’obbligo di denunciarlo. Il rischio grosso è che le ronde possano rivelarsi violenti gruppi di squadristi che girovagano per le strade cittadine al seguito di una giustizia sommaria da farsi da sé.

Il leader dell’Italia dei Valori conclude il comizio elencando gli obiettivi del suo partito, primi tra tutti il rispetto della legalità e della giustizia e l’affermazione delle libertà civili.