Da sempre considerata la battaglia decisiva per la capitolazione dei borbonici in Sicilia, quella di Milazzo combattuta il 20 luglio 1860, a differenza delle precedenti schermaglie belliche tra duosiciliani e garibaldini a Calatafimi e Palermo, fu un vero è proprio assalto alla baionetta.

Il campo di battaglia, studiato dal nizzardo il giorno prima dalle alture di Santa Lucia del Mela, presentava non poche difficoltà, tanto più che le forze borboniche asserragliate nel castello risultavano più fresche e avvantaggiate dalle potenti artiglierie in dotazione. Inoltre, il controllo di tutto il territorio circostante dal colle più alto dell’abitato, garantiva loro la prevedibilità di tutti i movimenti nemici.
I foschi presagi della vigilia non si fecero attendere e durante la battaglia Garibaldi, trovandosi appiedato e circondato dai cavalleggeri napoletani, fu messo in salvo grazie al duplice intervento di Missori e di Statella.
Il cannoneggiamento sulle linee napoletane della corvetta Tukori e la mancata discesa in campo del resto della cavalleria duosiciliana consentirono alle camicie rosse il consolidamento delle posizioni altresì favorito dalla complicità della popolazione. L’indomani, a Palazzo Proto,

l’incontro tra Crispi, Depretis e Garibaldi e l’arrivo di ulteriori rinforzi unitari indussero alla resa il col. Beneventano del Bosco, il quale, dietro salvacondotto, consegnò agli assedianti la fortezza mamertina.

Per il Regno delle Due Sicilie la Battaglia di Milazzo sancì la definitiva perdita dell’Isola e di fatto l’inizio di un rapido processo di dissoluzione. Il percorso di costruzione della nazione principiato allo scoglio di Quarto con la “Spedizione dei mille”, vedeva ormai schiudersi all’orizzonte la piazzaforte di Messina, ultimo importante baluardo prima dell’ingresso a Napoli il 7 settembre successivo.

Dopo 160 anni la Battaglia di Milazzo è tuttora considerata dagli storici un episodio di grande rilievo nell’ambito del Risorgimento italiano tanto da essere approfondita sui libri di testo e arricchita da un florilegio di gustosi aneddoti tra i quali quello in cui l’Eroe dei due mondi sostando dopo la battaglia sulla gradinata della chiesa di Santa Maria Maggiore, vi s’addormentava appena ristorato di pane e cipolla.