Il 25 marzo, in Grecia si festeggia l’indipendenza nazionale, ovvero l’affrancamento del popolo ellenico dal dominio turco.

Il lungo e complesso processo che porta all’indipendenza greca dal giogo straniero è inserito nel ben più ampio fenomeno di disgregazione che interessò l’impero ottomano nelle province balcaniche. Tutto ebbe inizio quando, in molti centri della penisola, dove si era diffusa una setta segreta denominata Eteria, scoppiarono rivolte che si estesero fino ai principati romeni di Moldavia e Valacchia. Qui il generale greco Ipsilánti affrontò le truppe turche, ma ne uscì sconfitto. Nel sud, invece, i moti ebbero un esito più favorevole e il primo gennaio 1822 fu proclamata a Epidauro l’indipendenza e venne costituito un governo nazionale. La guerra proseguì con fasi alterne e in favore dell’autonomia greca si mobilitò l’opinione pubblica liberale di mezza Europa.

Ma il 25 marzo è divenuta nel tempo una data importante in Grecia anche per motivi religiosi
. Pochi anni dopo la dichiarazione di indipendenza, nel 1838, si decise di abbinare l’orgoglio nazionale ad una celebrazione molto sentita dalla chiesa greco ortodossa, e cioè l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria. Proprio questa particolare combinazione giustifica i grandi festeggiamenti che avvengono ogni anno anche negli angoli più remoti del paese. Nelle principali città greche, infatti, vengono deposte delle corone in onore dei militi ignoti, in segno di gratitudine verso coloro che diedero la vita nella lotta contro l’esercito ottomano. Uno spettacolo imperdibile è anche la parata militare che si tiene ad Atene al cospetto del Primo Ministro greco. La sfilata avviene solitamente davanti al Parlamento e ad altri luoghi significativi della capitale.
Sui balconi delle case sventolano le bandiere bianche e blu, i colori che richiamano il motto rivoluzionario, “libertà o morte“.
Ελευθερία ή Θάνατος.