Il 27 marzo di 50 anni fa si spegneva Alcide Cervi.

Dopo di lui, la storia dei Cervi è diventata memoria collettiva, custodita dall’Istituto che porta il suo nome. Memoria della Repubblica. Con i nipoti e gli altri congiunti come testimoni di una vicenda familiare che è diventata il simbolo dell’Italia intera. Resta, nel campo di Casa Cervi, il salice di Alcide, il luogo della sosta, del racconto. Per 25 anni lì, o sotto il portico, Papà Alcide raccontava: come il patriarca biblico che tramanda il valore dell’alleanza. Laicamente, dell’alleanza di un popolo con l’antifascismo e la democrazia, per sempre. Dopo Alcide, il racconto è affidato al popolo che si ritrova a Casa Cervi. Il 25 aprile o il 25 luglio, in visita al Museo o ai convegni sul paesaggio agrario della Biblioteca Sereni, per conoscere la storia, per continuare ad amare ed esplorare la terra, per imparare ogni giorno di nuovo la democrazia.

C’è, a Casa Cervi, il mappamondo che i Sette Fratelli avevano portato a casa con il trattore. Lavoravano i campi, pensavano al mondo. Pensavano alla sfida colossale che aveva investito le loro vite, in quegli anni, all’oppressione nazifascista. Il male copriva la faccia della Terra. Era in gioco il destino dell’umanità. Era a rischio la loro vita familiare e personale. Era la sfida primordiale che da sempre accompagna l’umanità: aprire un futuro di pace, di valori umani. C’era da muoversi, non si poteva stare fermi, c’era da sostenere l’urto, da vincere. I Cervi lo sostennero tra i primi, con coraggio, con totale fiducia che il male sarebbe stato vinto. Consapevoli che era a rischio la loro vita, portarono alla vittoria la resistenza pur cadendo ai suoi albori. Quale tenuta morale, e fisica, individuale e collettiva fu necessaria, allora, per uscire dal buio in cui era precipitata l’umanità. Alcide e Genoeffa sapevano, capivano. Avevano insegnato ai figli ad essere dei combattenti. Guardo oggi quello stesso Mappamondo, guardo l’umanità che trema come dice Papa Francesco, sotto l’onda del virus. I 50 anni del ricordo di Papà Alcide, e la storia della famiglia Cervi, ci parlano oggi, mentre queste generazioni stanno combattendo. Ci parlano della Resistenza, dell’unità degli sforzi di un Paese che deve rinascere, del mondo nuovo che deve nascere. La Resistenza del XXI secolo è diversa da quella del ‘900, ma in fondo è anche la stessa. Rivendica per sé il futuro, come ci disse Dietrich Bonhoeffer: “l’essenza dell’ottimismo è la forza di sperare quando gli altri si rassegnano. La forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, ma lo rivendica per sé”. Celebriamo on line questo anniversario come, forse, il prossimo 25 aprile. In realtà lo celebriamo nel cuore, siamo uniti più che mai, in attesa di tornare insieme a cantare Bella Ciao, nel prato di Casa Cervi. Sotto il salice di Alcide. Perché Casa Cervi è il nostro luogo, il nostro luogo interiore. Come lasciò scritto qui il Presidente Mattarella il 7 gennaio 2017 : “In questo luogo il ricordo e la riconoscenza si fondono con la speranza per il futuro del nostro Paese”. (di ALBERTINA SOLIANI Presidente Istituto Alcide Cervi)

Ed in occasione di questo anniversario organizzato un convegno virtuale con una serie di interventi e contributi storici tra cui Vi proponiamo quello del Prof. Rossano Pazzagli https://www.youtube.com/watch?v=HMzIptQj4cg&t=15s: “Il Paesaggio dei Campi Rossi Il senso paesaggistico dell’impegno agrario e civile di Alcide Cervi“.

Rossano Pazzagli è Professore di Storia moderna all’Università del Molise, dove insegna anche Storia del territorio e dell’ambiente. Esponente della Società dei Territorialisti, fa parte del Comitato scientifico dell’Istituto Cervi ed è direttore della Scuola di Paesaggio “Emilio Sereni”. Formatosi all’Università di Pisa e all’Istituto Universitario Europeo di Firenze, è stato anche direttore dell’Istituto di ricerca sul territorio e l’ambiente “Leonardo di Pisa” e del Centro di Ricerca per le Aree Interne e gli Appennini (ArIA). È autore di studi e ricerche sulla storia del mondo rurale, su cui ha pubblicato vari libri e numerosi articoli. Fa parte della direzione di varie riviste, tra cui “Ricerche storiche” e “Glocale”.