Era il 23 maggio 1915 quando il nostro ambasciatore a Vienna, il Duca Giuseppe Avarna di Gualtieri, amico personale dell’imperatore Franz Joseph e fedelissimo del re d’Italia, consegnò al Ministro degli Esteri austroungarico la seguente dichiarazione di guerra, significando tout court l’inizio delle ostilità:

Secondo le istruzioni ricevute da S.M. il re suo augusto sovrano, il sottoscritto ha l’onore di partecipare a S.E. il Ministro degli Esteri d’Austria-Ungheria la seguente dichiarazione :
Già il 4 del mese di maggio vennero comunicati al Governo Imperiale e Reale i motivi per i quali l’Italia, fiduciose del suo buon diritto ha considerato decaduto il trattato d’Alleanza con l’Austria-Ungheria, che fu violato dal Governo Imperiale e Reale, lo ha dichiarato per l’avvenire nullo e senza effetto ed ha ripreso la sua libertà d’azione.
Il Governo del Re, fermamente deciso di assicurare con tutti i mezzi a sua disposizione la difesa dei diritti e degli interessi italiani, non trascurerà il suo dovere di prendere contro qualunque minaccia presente e futura quelle misure che vengano imposte dagli avvenimenti per realizzare le aspirazioni nazionali.
S.M. il Re dichiara che l’Italia si considera in istato di guerra con l’Austria-Ungheria da domani.
Il sottoscritto ha l’onore di comunicare nello stesso tempo a S.E. il Ministro degli Esteri Austro-Ungarico che i passaporti vengano oggi consegnati all’Ambasciatore Imperiale e Reale a Roma. Sarà grato se vorrà provvedere a fargli consegnare i suoi.”
L’Italia entrava in guerra contro la potenza che da sempre la considerava il “nemico storico”, sbarrandole ripetutamente la strada verso il raggiungimento dell’agognata unificazione nazionale. Non stupisce, pertanto, che la vittoria sull’Austria Ungheria, a chiusura del lungo e sofferto ciclo di battaglie risorgimentali principiato nel 1848, sia da sempre considerata la 4a ed ultima guerra d’indipendenza. La frattura tra Roma e Vienna si consumò il 2 agosto 1914, quando l’Italia proclamò la sua neutralità rifiutandosi di scendere in campo al fianco dell’Austria. Dalla corrispondenza diplomatica Tittoni – San Giuliano – Giolitti si evince il tentativo italiano di garantire l’indipendenza serba infranta allo scadere dell’ultimatum imposto da Vienna (1914), ricorrendo all’interpretazione in senso difensivo dell’art. 7 del Trattato della Triplice Alleanza (casus foederis), tanto più che nel 1908 l’Austria procedeva all’annessione unilaterale della Bosnia-Erzegovina trasgredendo agli accordi sul mantenimento dello status quo nei Balcani ed alla politica dei compensi territoriali.
La mancata distensione delle relazioni diplomatiche tra Roma e Vienna durante i dieci mesi di neutralità italiana, anche a motivo del fatto che l’Austria, innescando un conflitto di natura offensiva, pretendeva il sacrificio italiano in cambio della possibile ma esigua esigua cessione del Trentino alla fine del conflitto, portò l’Italia alla firma del Trattato di Londra il 26 aprile 1915. L’apertura delle ostilità il 24 maggio successivo, ed i 41 mesi di guerra ininterrotta portarono l’Austria a firmare la resa incondizionata il 3 novembre 1918. Complessivamente i siciliani mobilitati al fronte furono 500.000, di cui si contano 50.000 tra morti e dispersi.

Fra i 10.000 Decorati ricordiamo pure le 23 Medaglie d’Oro al Valor Militare:
1915: Alberto Verdinois (Trapani), Giovanni Guccioni (Gela) Agatino Malerba (Catania), Vincenzo Geraci (Messina).
1916: Giuseppe Cangialosi (Vicari), Emilio D’Angello (Palermo), Eugenio Di Maria (Petralia Sottana), Federico Morozzo della Rocca (Palermo), Antonino Sabato (Novara di Sicilia), Umberto Solarino (Modica).
1917: Giovanni Bocchieri (Ragusa), Antonio Cascino ( Piazza Armerina), Elia Crisafulli (Casalvecchio Siculo), Luigi Giannettino (Palermo), Luigi Rizzo (Milazzo), Angelo Scandaliato (Sciacca), Sebastiano Scirè (Francofonte), Euclide Turba (Palermo), Filippo Zuccarello (Patti).
1918: Francesco Angelino (Siracusa), Carlo Citarella (Messina), Ciro Scianna (Bagheria) e la seconda M.O.V.M. per l’Eroe di Premuda Luigi Rizzo (Milazzo).