L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030. Gli Obiettivi per lo Sviluppo danno seguito ai risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) che li hanno preceduti, e rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) per spiegare in modo semplice ed immediato i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile ha realizzato altrettante immagini che Vi proponiamo a partire da domenica 16 febbraio 2020, con un simpatico adattamento video curato da MessinaWeb TV, con il supporto per l’Educazione Ambientale della Associazione Centro Educazione Ambientale (CEA) Messina onlus e Ramarro Sicilia Sede Territoriale di Messina e l’alto patrocinio della Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

Goals e Targets (Obiettivi e Traguardi)

Goal 6: “ACQUA PULITA E SERVIZI IGIENICO-SANITARI – Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie”

6.1 Entro il 2030, conseguire l’accesso universale ed equo all’acqua potabile sicura e alla portata di tutti
6.2 Entro il 2030, raggiungere un adeguato ed equo accesso ai servizi igienico-sanitari e di igiene per tutti ed eliminare la defecazione all’aperto, con particolare attenzione ai bisogni delle donne e delle ragazze e di coloro che si trovano in situazioni vulnerabili
6.3 Entro il 2030, migliorare la qualità dell’acqua riducendo l’inquinamento, eliminando le pratiche di scarico non controllato e riducendo al minimo il rilascio di sostanze chimiche e materiali pericolosi, dimezzare la percentuale di acque reflue non trattate e aumentare sostanzialmente il riciclaggio e il riutilizzo sicuro a livello globale
6.4 Entro il 2030, aumentare sostanzialmente l’efficienza idrica da utilizzare in tutti i settori e assicurare prelievi e fornitura di acqua dolce per affrontare la scarsità d’acqua e ridurre in modo sostanziale il numero delle persone che soffrono di scarsità d’acqua
6.5 Entro il 2030, attuare la gestione integrata delle risorse idriche a tutti i livelli, anche attraverso la cooperazione transfrontaliera a seconda dei casi
6.6 Entro il 2020, proteggere e ripristinare gli ecosistemi legati all’acqua, tra cui montagne, foreste, zone umide, fiumi, falde acquifere e laghi
6.a Entro il 2030, ampliare la cooperazione internazionale e la creazione di capacità di supporto a sostegno dei paesi in via di sviluppo in materia di acqua e servizi igienico-sanitari legati, tra cui i sistemi di raccolta dell’acqua, la desalinizzazione, l’efficienza idrica, il trattamento delle acque reflue, le tecnologie per il riciclo e il riutilizzo
6.b Sostenere e rafforzare la partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione idrica e fognaria

Riportiamo per il Goal 6 il resoconto degli ultimi 12 mesi in Italia, tratto dal Rapporto 2019 e le proposte di ASviS.
Non sono stati approvati nell’ultimo anno atti normativi rilevanti per l’attuazione del Goal 6, anche se, con la Legge di Bilancio 2019, sono state adottate alcune misure inquadrabili nella tematica dell’efficienza delle reti di distribuzione idrica e nel Target 6.6 dell’Agenda 2030 relativo alla protezione e al ripristino degli ecosistemi legati all’acqua. L’ASviS, nell’analisi della Legge di Bilancio pubblicata a febbraio 2019, ha preso positivamente atto dell’attenzione nel testo di legge di considerare il grave fenomeno delle perdite di rete, valutando però le misure adottate del tutto inadeguate rispetto alle necessità e criticando l’omissione di misure finanziarie per infrastrutture di trattamento e depurazione delle acque reflue. Il 6 marzo 2019, la Commissione europea ha peraltro ancora deferito l’Italia alla Corte di Giustizia per il mancato trattamento adeguato delle acque reflue urbane.
Il Dpcm del 30 maggio 2019 riguardante la “Individuazione degli interventi prioritari e dei criteri di utilizzo del Fondo di garanzia delle opere idriche” risponde alla necessità di potenziare le infrastrutture. L’art. 58 della Legge 221/2015 ha istituito un Fondo di garanzia dello Stato che sostiene gli investimenti attraverso la concessione di garanzie a favore del gestore titolato del servizio idrico integrato o del gestore o concessionario per le grandi dighe e le connesse opere di adduzione e derivazione nonché per le piccole dighe.
Nel frattempo, l’iter di approvazione del Ddl Ac 52 “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”, presentato il 23 marzo 2018, è ancora in corso e, parallelamente, è stato presentato il 22 giugno 2018 il Ddl Ac 773 “Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque”, che ponendosi gli stessi obiettivi, differisce rispetto al precedente su alcuni aspetti che riguardano la governance. Si tratta di proposte di legge che ripropongono, in larga parte, disposizioni contenute in proposte già presentate ed esaminate nel corso della precedente 17esima legislatura (Ac 2212), in particolare quelle recate dal Ddl Ac 773 sono pressoché identiche a quelle già approvate dalla Camera.
L’approvazione di una legge su questi temi è fondamentale al raggiungimento dei diversi Target del Goal 6, con implicazioni che rinviano direttamente ad aspetti contenuti in altri Goal dell’Agenda 2030, ma richiede un equilibrio complesso tra garanzia di diritti, tutela delle risorse ambientali e usi concorrenti della risorsa idrica, aspetti economici e investimenti in infrastrutture, capacità istituzionale, trasparenza e partecipazione, misure di solidarietà anche internazionale.

Prendendo a riferimento l’articolato dell’Ac 52, il testo riguarda i seguenti Target e Goal dell’Agenda 2030:
Art.1 – Favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale, nel quadro delle politiche complessive di tutela e di gestione del territorio;
Artt. 2-3 – Acqua come diritto umano universale fondamentale (Target 6.1 e 6.2), indispensabile per la vita dell’ecosistema e di tutti gli esseri viventi (Goal 14 e 15), definizione della priorità nell’utilizzo (Goal 2 e 7), promozione all’utilizzo dell’acqua di rubinetto (Goal 11 e Goal 12);
Artt. 4-5-8 – Governance nella gestione della risorsa (Target 6.4, 6.5, 6.6, Goal 15);
Art. 6 – Qualità delle acque (Target 6.3, Goal 3, Goal 2 e Goal 12);
Artt. 7-15 – Pubblicità dei controlli – Democrazia partecipativa – attuazione della Convenzione di Aarhus (Target 6.b, Target 16.6 -16.7-16.10 -11.3);
Artt. 9-13 e 17 – Servizio idrico integrato, gestione pubblica e ripubblicizzazione, finanziamento (Target 6.4, 6.5, 9.1 e 9.4. e Goal 16);
Art.14 – Tariffe e garanzia dell’erogazione del minimo vitale di 50 litri/persona (Target 6.1 e Goal 1);
Art.16 – Istituzione del fondo di solidarietà internazionale (Target 6.a e Goal 17).
Nel frattempo, procede l’iter di approvazione della proposta di Direttiva europea (approvata con risoluzione del Parlamento europeo il 28 marzo 2019) concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano Com (2017) 753 di rifusione della vigente direttiva 98/83/Ce, con l’obiettivo di aggiornare la normativa per il miglioramento della qualità, sicurezza e salubrità dell’acqua potabile negli Stati membri, a tutela della salute dei cittadini europei e in una prospettiva di minore impatto sull’ambiente. La Direttiva contribuisce anche agli obiettivi di riduzione delle bottiglie di plastica acquistate (con riferimento ai Goal 12 e 14) da chi non si fida di bere l’acqua dal rubinetto, una quota della popolazione che in Italia è di circa il 29%, valore che contribuisce a spiegare perché il nostro Paese sia in testa della classifica Ue per il consumo d’acqua in bottiglia (circa 190 litri pro capite/anno contro i circa 110 litri pro capite/anno della media europea).
Peraltro, la Direttiva entra nella disciplina di diversi aspetti dei Ddl Ac 52 e Ac 773 relativi ai diversi Target del Goal 6 quali: 6.1 per il diritto d’accesso all’acqua destinata al consumo umano, sollecitato dall’iniziativa dei cittadini europei “Right2water”; 6.3 e 6.4 per gli aspetti relativi alla qualità e alla sicurezza; 6.b per gli aspetti relativi alla partecipazione, informazioni al pubblico, accesso alla giustizia attuativi della Convenzione di Aarhus. Di conseguenza, la legge nazionale dovrebbe essere allineata alla Direttiva in via di emanazione, al fine di anticiparne il recepimento dei contenuti, valorizzando quanto è stato già realizzato.
Le proposte dell’ASviS
Per migliorare la gestione sostenibile delle risorse idriche vanno sostenute politiche innovative, anche attraverso l’uso di sistemi di elaborazione dei dati sempre più dettagliati. Inoltre, per arginare le perdite di rete e l’inadeguata depurazione è indispensabile realizzare interventi straordinari, assicurando il coordinamento territoriale delle Autorità di Bacino, delle Regioni e degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) e definendo piani industriali che obblighino i gestori dei servizi ad assicurare standard adeguati ed effettuare investimenti correlati agli utili.
Con il coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali, va rafforzato l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi comunitari e nazionali di recupero e ripristino degli ecosistemi degradati, di miglioramento della connettività ecologica e di riduzione dell’artificializzazione e impermeabilizzazione del suolo, con particolare riferimento agli ambiti dei sistemi fluviali e delle zone umide.
Anche a tal fine è urgente approvare una legge che recepisca l’esito del referendum del 2011 per l’acqua pubblica come bene comune, diritto universale inalienabile, come proposto dal Ddl Ac 52 (“disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”), superandone eventuali criticità, rafforzandone la coerenza con tutti gli altri SDGs. In tal modo si consoliderebbe il riconoscimento del diritto umano all’acqua, con un livello di minimo vitale gratuito per tutti sottratto alle regole del mercato.
Parallelamente, va prevista l’attivazione di un Fondo internazionale di solidarietà per progetti di cooperazione internazionale volti a garantire l’accesso all’acqua nei Paesi più poveri, favorendo l’impegno degli enti locali e le forme partecipative a tutela di questa risorsa (come espresse dalla proposta della “Carta delle città per il diritto all’acqua”), valorizzando quanto è stato già implementato nel settore, individuando meglio gli strumenti di governance idonei al conseguimento del livello d’ambizione del Goal 6.
Il Governo ha annunciato l’intenzione di voler realizzare una “Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile”, accogliendo la proposta formulata negli anni scorsi dall’ASviS e da Urban@it. Molte delle azioni presenti nel documento intendono proprio migliorare la situazione relativa all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari. In sintesi, bisogna: approvare la proposta di legge in discussione alla Camera su “Gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” ed estendere a tutte le città l’adozione della “Carta per il diritto all’acqua”; sollecitare le città a realizzare campagne/azioni sui territori per ridurre l’uso delle bottiglie di plastica e della plastica monouso, in attuazione della Direttiva Ue 2019/904 e della “Strategia per la plastica nell’economia circolare”, adottata dalla Commissione europea nel 2018.