Durante la canicola estiva è d’obbligo, si direbbe quasi salutare, ma c’è chi, particolarmente goloso, ne fa incetta tutto l’anno a qualsivoglia latitudine. Da sempre uno dei prodotti più desiderati dall’universo mondo, sfizio di grandi e piccini, il gelato non è soltanto un alimento buono, nutriente e rinfrescante, essendo al pari della cioccolata, e con la quale a volte è combinato, un ingrediente essenziale della felicità; il gelato è infatti uno stato d’animo che si raggiunge gustandolo in tutte le sue rappresentazioni: in coppetta, in formato cono o dentro un bicchiere guarnito di appetitose cialde multiformi. Ce n’è per tutti i gusti, sia alla crema che alla frutta, con una miriade di colori e accoppiamenti possibili, ed il migliore è sempre quello artigianale e lavorato secondo la tradizione. Già, ma quali sono le origini del gelato moderno? Sembra che tutto si debba a un siciliano vissuto a metà del XVII secolo: un tal Francesco Procopio dei Coltelli.

Nato ad Aci Trezza, in provincia di Catania, da Onofrio e Domenica Semarqua, Francesco Procopio dei Coltelli – in verità si chiamava F. P. Cutò, ma capiremo il perché della variazione – è oggi unanimemente riconosciuto come l’inventore del gelato.

Pare infatti che una vota ereditato dal nonno il macchinario per la lavorazione dei sorbetti, gelide leccornie ai succhi di frutta combinati con le nevi dell’Etna e parimenti apprezzate dall’aristocrazia e dal volgo ma prive della cremosità del gelato, Procopio decidesse di impiegare tutta la sua industria per allargare l’attività imprenditoriale, considerata ai tempi un’assoluta novità. Riguardo alle origini del nostro, tuttavia, esiste un’altra versione, in base alla quale per via di un certificato di battesimo (1651) rinvenuto presso l’archivio parrocchiale della Chiesa di Sant’Ippolito a Palermo c’è chi lo vorrebbe nativo del capoluogo panormita. Catanese o palermitano, l’impresa del gelato ebbe così successo che l’artigiano siciliano prese bagagli e bagattelle e si trasferì nottetempo nella capitale francese al culmine, allora, di un exploit di nuove tendenze che avrebbero condizionato il gusto ed i costumi degli europei per i secoli a venire.

Emigrato in Francia nel 1672, Francesco Procopio Cutò, il cui cognome a motivo dell’assonanza verrà francesizzato in Couteaux, appunto Coltelli, riuscirà a mettersi in proprio soltanto nel 1686, aprendo “Le Cafè Procope” al n. 13 di rue de l’Ancienne, fondando così il primo e più antico caffè parigino. Di lì a breve giunse anche il meritato successo favorito dalla frequentazione degli artisti della Comédie Française che di fronte all’innovativo esercizio pubblico aveva preso la sua sede. Il trionfo fu così clamoroso che persino il Re Sole volle rilasciare al Procopio la concessione reale per la produzione e la vendita di alcune golosità che oltre ai gelati riguardavano i sorbetti e le prime granite, chiamate allora acque gelate. L’affermazione del locale di Procopio non fu però dovuta soltanto ai destini delle dolci delizie profumate per le quali andavano ghiotti i clienti, basti al riguardo pensare che Le Cafè Procope cambiò il costume e le abitudini dei parigini, che fino ad allora non conoscevano l’esistenza di locali pubblici in cui potersi dare alla conversazione sorseggiando un caffè o consumando squisite prelibatezze. Il fenomeno fu così apprezzato che sorsero analoghi locali ovunque e molti di questi finirono per costituire dei centri di aggregazione irrinunciabili per una società sempre più in fermento e in cerca di luoghi di mondanità e di dibattito politico. Anche da questo punto di vista la parte del leone la fece Le Cafè Procope, frequentato in seguito da rivoluzionari del calibro di Danton, Marat e Robespierre, e da intellettuali come Diderot, Balzac e Hugo. Procopio aveva creato, forse senza saperlo, un genere del tutto nuovo di vivere le relazioni sociali, e al quale oggi, malgrado la cibernetica imperante, non vogliamo per nulla al mondo rinunciare.

Oltre all’attività artigianale per cui divenne famoso, la vita del primo e più importante ambasciatore del gelato nel mondo venne però arricchita anche da una intensa trama di relazioni sentimentali che lo portarono a sposarsi tre volte e ad essere padre di ben 13 figli. Spirato a Parigi il 10 febbraio 1727, la gestione de Le Procope passò ai figli e, ancora oggi, divenuto ristorante e wine bar è sempre lì, in riva alla Senna a testimoniare una straordinaria avventura partita dalla Sicilia. A quasi 300 anni di distanza, nel 2017, e in occasione della Giornata mondiale del gelato artigianale, in onore dell’inventore della prima gelateria moderna il Comune di Palermo ha finalmente dedicato lui una piazza nel rione Capo, all’interno del complesso recentemente ristrutturato dell’ Area Quaroni. Il minimo per un uomo che da quasi quattro secoli rende più gustosa e piacevole la vita di milioni di persone.