Ieri il 1°live di Volt Messina sul tema

L’influenza dell’emergenza Covid-19 sulla criminalità organizzata e le relative misure di contrasto: questo il tema di “A tu per tu: le mafie ai tempi del Coronavirus”, il webinar organizzato ieri pomeriggio da Volt Messina sulla pagina Facebook.

Presenti, seppur virtualmente, l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, nonché autore del protocollo antimafia contro la “Mafia dei pascoli” e presidente onorario dell’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto” Giuseppe Antoci, il presidente dell’associazione antiracket e antiusura Addiopizzo Messina Enrico Pistorino e il coordinatore di Volt Messina Alfredo Mangano. Il live è stato moderato da Filippo Duci e Mariaelena Giacone che, nel corso della lunga diretta Facebook, hanno anche raccolto le domande degli utenti pervenute nel box commenti.

A tu per tu” è il nome del nuovo format, oggi inaugurato, mediante cui Volt Messina intende coinvolgere associazioni e realtà che affrontano e si misurano con contesti sociali disagiati, allo scopo di dare risposte concrete ai problemi del territorio attraverso il contributo di chi quei problemi li vive e li combatte giorno dopo giorno.

“La lotta alle mafie – ha dichiarato Antoci – è un preciso dovere della cittadinanza che necessita di essere sempre più pratico e meno predicato. Bisogna fare squadra, più concretezza e coraggio, meno paura. Il rischio culturale è che in contesti di bisogno il mafioso possa apparire come un benefattore… che poi, alla lunga, toglie un pezzo di vita.”

Su come contrastare le mafie che stanno sfruttando la crisi per infiltrarsi nell’imprenditoria locale si è a lungo dibattito in questo pomeriggio di confronti.
L’emergenza sanitaria non ha di certo fermato le mafie, che hanno anzi continuato ad operare adattandosi rapidamente al nuovo contesto. Come dimostrato da Pistorino di Addiopizzo, la criminalità organizzata ha una gran capacità di adattamento: si modella su territorio e circostanze, speculando sulla povertà e sul disagio. Ora più che mai la mafia sta facendo leva sui bisogni di tanti imprenditori in difficoltà, rilevando imprese e immobili o tramite usura. Quantificare il rischio di infiltrazioni mafiose nell’imprenditoria locale a seguito della crisi sanitaria non è facile, altrettanto combattere il fenomeno o dare risposte concrete. Le difficoltà economiche delle aziende e la carenza di liquidità poste in essere dal lockdown fanno sì che oggi il pericolo maggiore venga sicuramente dall’usura.

L’assenza di lavoro fa prosperare la criminalità organizzata: è questo il primo punto su cui bisogna intervenire.
È necessario poi operare una semplificazione sotto il profilo legislativo e burocratico: per quanto riguarda, ad esempio, l’assegnazione e la gestione dei beni confiscati alla mafia, si riscontrano procedure troppo complesse ed adempimenti che mal si adattano alla struttura semplice e su base volontaria che caratterizza la quasi totalità delle associazioni del territorio.
Il tema è troppo delicato e complesso per essere adeguatamente trattato in due ore, la strada è ancora lunga. Quelli che noi di Volt Messina vogliamo proporre sono spunti di riflessione da cui però riteniamo si possa partire.” ha chiarito Mangano durante il live.

A livello internazionale, il vuoto legislativo sul tema è certamente uno dei principali gap delle politiche antimafia. L’inesistenza del reato comune di associazione mafiosa, riconosciuto, cioè, da tutti gli stati europei, fa sì che molto più spesso i clan spostino i loro interessi oltralpe, operando così in un contesto transfrontaliero. La necessità di introdurre e condividere norme minime comuni che superino le differenze normative statali si è più volte palesata nel corso della diretta, durante la quale non si è di certo fatto mistero che, nella lotta alle mafie, una migliore cooperazione delle forze dell’ordine a livello europeo è auspicabile da più fronti.

Il contributo di chi ha già affrontato le mafie efficacemente può fare la differenza: un esempio ci viene dal protocollo Antoci, responsabile di aver colpito la cosiddetta “Mafia dei pascoli” che si spartiva i territori del Parco dei Nebrodi e i fondi europei che da essi derivavano.
Ma anche le associazioni antiracket sono attori fondamentali nella lotta alla delinquenza di stampo mafioso, poiché offrono supporto agli imprenditori in un momento estremamente delicato quale il percorso verso la denuncia dei propri estorsori. E infine c’è la politica, cui spetta il compito di aiutare le vittime, mettendo a disposizione strumenti in grado di proteggerle e spingerle a denunciare.

In un’ottica di contrasto alle mafie l’educazione e la formazione scolastica sono strumenti essenziali, come fondamentali sono anche la prevenzione e l’impegno civico. “Non è solo lo stato che deve aiutare, ma anche la gente: la mentalità della popolazione deve cambiare!”, ha infine sottolineato la Giacone.