La sicilianità del Prof. Gaetano Cipolla, Presidente di Arba Sicula.
Il Docente dell’Università, St. John’s University, di New York invita alla cultura della lingua siciliana.

In una splendida e calda giornata di luglio, collegati in videoconferenza Zooom, New York-Italia, inizia un’interessante intervista con il Prof. Gaetano Cipolla. Fiero, loquace, con il suo perfetto, corretto e aulico italiano, si presenta straordinariamente simpatico e cordiale. Sorriso smagliante e tenero marito, ha dedicato alla moglie Florence il volume della collana “Studi Siciliani”, pubblicata dalla LEGAS e diretta dallo stesso Gaetano. Il più alto contributo è la Grammatica in dialetto siciliano, edita da Legas, messaggio didattico psico-pedagogico.

È una grammatica avanzata, cioè per il secondo anno di studio. Si intitola Learn Sicilian II e sarà pubblicata da Legas, casa editrice con due sedi una a Mineola, NY e l’altra a Ottawa.

 

 

 

Il docente universitario dirige quella di New York. È una grammatica che, a parere di esperti, va consigliata da divulgare in Scuole, Università e Associazioni culturali. Pertinente alle tradizioni, alla storia e al linguaggio del popolo siciliano, Cipolla si distingue dagli altri esperti per la naturalezza dell’enfasi profusa nelle sue ricerche. Amante della poesia e narrativa, ha fatto studi su poeti e scrittori siciliani. Ha tradotto in inglese parecchi poeti siciliani e tra questi ricordiamo Nino Martoglio, Giovanni Meli, Antonio Veneziano, Nino Provenzano, Vincenzo Ancona, Senzio Mazza e Salvatore Di Marco. Da poco in pensione, Prof. di Lingua e Letteratura Italiana in alcune università americane, ha completato il suo ruolo di docente, presso St. John’s University di New York. È chiaro che un docente universitario per la sua tempra lo è per sempre. Onorevole carica di Presidente della organizzazione culturale statunitense “Arba Sicula” e Direttore della omonima rivista e del periodico “Sicilia Parra”. Senza neanche una ruga, nel suo bel viso dai tratti distesi, il “giovanotto del ‘37 è un siciliano di alto prestigio. Nato a Francavilla di Sicilia, in provincia di Messina, è emigrato negli Stati Uniti nel 1955. Negli anni ‘80 avviene l’incontro con i soci fondatori di “Arba Sicula”, organizzazione che studia, tutela e patrocina la lingua e cultura siciliana nel mondo. Tra le sue letture “Ucchiuzzi niuri” di Giovanni Meli. L’emozione provata lo avvicina sempre più al richiamo e studio delle sue radici. Poi le traduzioni, sfere che travalicano le sue competenze. Scommette con sè stesso e su se stesso. Ha tradotto e studiato con la grinta di un linguista; si è imposto come critico “navigato” della lingua siciliana. Nè sociologo nè storico, tuttavia ha analizzato gli usi, storia, lingua e tradizioni siciliane. Importanti le prime vere grammatiche del siciliano con Joseph Privitera e Kirk Bonner e con il Learn Sicilian/Mparamu lu sicilianu, primo libro di testo per un corso universitario. Il libro di Bonner, Introduction to Sicilian e il Learn Sicilian hanno riscosso imponenti successi negli States. Superati i pregiudizi nei confronti del siciliano, ritenuto da Arba Sicula una lingua e non un dialetto, ha appurato che ogni linguaggio in Sicilia è diverso da paese in paese. Alcuni termini si differenziano a Palermo da Catania, Trapani e cosi discorrendo. Più che apprezzabile questa diversità dialettale, ma alla fine in italiano il significato non cambia. Ci sono parole mutevoli nella pronunzia secondo note regole. Viene a crearsi una specie di koiné che dà luogo a una struttura linguistica e lessicale intuibile e solida. Il procedimento che produce la pronunzia di “cainni” a Palermo e “canni” a Catania fa divenire il problema cristallino. Tutte le volte che si trova una parola con il nesso r+ consonante come in “curtu” si deduce che a Palermo si pronunzierebbe “cuirtu” e a Catania “cuttu”. I siciliani sentendo la pronunzia palermitana o catanese sono in grado di capire che la parola è “curtu”, corto, basso. Non è opportuno privilegiare una parlata rispetto ad un’altra. Gaetano Cipolla vuole, inoltre, vincere i pregiudizi sulla Sicilia, ritenuta solo terra di mafia. Negli Stati Uniti quando si pensa alla Sicilia si immaginano uomini prepotenti, criminali, associando all’amata isola del sud-Italia la piovra della mafia. Tanti gli scrittori e poeti stranieri rimasti estasiati dai colori, sapori e profumi di Sicilia. Tra coloro c’è Goethe che la decantò, “ Sicilia chiave di tutto”. Insito è nel carattere dei Siciliani l’orgoglio delle bellezze della natia patria. Il Prof. ha esaminato Tomasi da Lampedusa , Jacopo da Lentini, Salvatore Quasimodo, Luigi Pirandello, Giovanni Verga, Leonardo Sciascia. Il siciliano non è malcostume subalterno all’italiano afferma. Con radici greche e latine e, in epoche successive, derivata anche dall’arabo, Dante, nel De Vulgari Eloquentia, sosteneva che “tutto ciò che gli italiani poeticamente compongono, si chiama siciliano”. Vittoria per gli italoamericani e i siculi la notizia che, l’assemblea Regionale Siciliana, nel 2011, ha approvato una legge che prevede lo studio del dialetto siciliano nella scuole. Prestigioso di Giovanni Meli il “Don Chisciotti e Sanciu Panza”, un poema eroicomico in 12 canti, che ha tradotto in quattro anni.

Gaetano Cipolla è uomo del nostro tempo, instancabile, coinvolto in convegni e conferenze di alta qualità tra America ed Italia, elogiato da molti grandi personaggi di spessore culturale mondiale. È motivo di vanto per l’Italia constatare il bagaglio culturale dell’idolo dei siciliani in America. Premi accatastati e guadagnati con grinta. Il suo sguardo “S’illumina d’immenso”, come scriveva Giuseppe Ungaretti, quando racconta di aver organizzato ed attuato 26 tour in Sicilia. Il prossimo sarà a ottobre 2021. Sono le bellezze e le tradizioni della sua “Trinacria” che non devono obliterare i conterranei in America. Il nome e le doti del celebre Cipolla sono stimate ovunque, anche grazie alla trasmissione “Sabato Italiano” del Cav. Josephine Buscaglia Maietta. L’annunciatrice radiofonica lo ha fatto conoscere a tutto il pubblico mondiale per il contributo dato alla Sicilianità. Ora il suo nome, grazie anche grazie alla Regina del programma, è altisonante dall’Europa fino all’Australia. A conclusione dell’intervista al Presidente di Arba viene posta la domanda: Quale consiglio si sente di dare ai giovani che dall’Italia vogliono “conquistare” l’America e il cuore degli Americani? La sua gradevole risposta raggiunge sempre lo stesso obiettivo: Non dimenticare mai le proprie origini e il proprio dialetto. All’emerito si suole augurare di continuare a “pugnare” con i suoi studi per la terra del Sole di Sicilia. Successi sempre in crescendo interplanetari ad un uomo vero siciliano…