Il 18 maggio 2020, diventerà, anzi è già diventata una data storica: il giorno della ripresa, la fine del lockdown in Italia.

Che dire della giornata della ripartenza?

È partita un pò lentamente, speriamo che il Covid-19 non dia il colpo di grazia alle PMI che sono la gran parte delle aziende italiane e il motore economico del nostro Paese.

Non posso raccontare questo giorno in tutte le città, in tutti i comuni d’Italia. Posso farlo solo in quello che è il centro di Milano, il quadrilatero della moda.
Una giornata calda e soleggiata che faceva sperare bene.
Ho avuto modo di confrontarmi con molti lavoratori, fiduciari, tassisti, titolari di negozi, che per chiari motivi son voluti restare anonimi.
I tassisti, in cinque ore hanno fatto una corsa tra 7 e 12 euro, fermi in coda nella stazione taxi di via Montenapoleone anche per tre ore, a fine turno qualcuno più fortunato è riuscito a chiudere la giornata con un incasso di 40 euro, ma purtroppo ci sono anche i meno fortunati.

Una delle grandi firme italiane dell’abbigliamento e della pelletteria fino alle 18,00 ha contato centosessanta presenze, ma di questi trentacinque clienti hanno effettuato qualche acquisto.
Le grandi gioiellerie hanno avuto solo qualche cliente e un paio di acquisti.

Certo le Ferrari, le Jaguar, una bellissima Lamborghini Veneno nera opaco con targa tedesca, (quattro esemplari per circa tre milioni di euro), Merdeces cabrio, Porches 918 Spider e-hibrid, Bugatti, hanno fatto le loro sfilate per il quadrilatero della moda, come mi ha detto un ragazzo che da quattro anni lavora in quella via come fiduciario, “per me il suono di questi motori è musica”.
Tranne chi frequenta queste vie per lavoro, le persone che giravano per le strade erano poche ed alcune di queste erano cinesi ed arabi.

Qualche commerciante mi ha sussurrato sottovoce, ma a distanza di un metro,meno male che sono rimasti bloccati qui, fin quando non ritorneranno a visitarci cinesi, russi, arabi, giapponesi e americani le spese supereranno le entrate”.

Per non parlare dei bar, alcuni hanno deciso di non riaprire, altri con i tavolini fuori, hanno dovuto ridurne il numero ad un terzo, per attuare il distanziamento sociale, purtroppo le spese non subiranno la stessa riduzione ed a malincuore i gestori dovranno lasciare a casa molti dipendenti.