Sono ormai trascorsi quasi 450 anni da quando Messina ospitò per ben sei mesi il celebre scrittore Miguel de Cervantes, l’autore dell’indiscusso capolavoro del Siglo de Oro:  El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha. Certo la sua non fu una visita di piacere: si trovava in città in occasione dei preparativi per la partenza della flotta cristiana, che proprio a Messina si era data appuntamento, nel tentativo di fermare l’espansione islamica a largo delle Curzolari (Battaglia di Lepanto – 1571).

L’autore del Don Chisciotte, che aveva assistito all’ingresso in città del comandante delle armate della Lega Santa, don Juan de Austria, si era infatti arruolato volontariamente al seguito di Marcantonio Colonna e,  in attesa di prender parte agli scontri, era stato imbarcato col suo reggimento sulla nave “Marquesa” . Risultato? Ferita al petto e perdita dall’uso della mano sinistra per un colpo d’archibugio turco. Quindi l’inevitabile rientro a Messina all’ospedale teutonico per i reduci dalla Terra Santa, allora gestito dalla confraternita dei Rossi, e poi via fino al Grande Ospedale Civile, dove pare che nelle lunghe attese della convalescenza, palleggiando lo sguardo tra l’azzurro del cielo e il blu del mare fuori dalla finestra, il nostro cominciasse a concepire il Don Chisciotte.

Ristabilitosi lascia Messina per recarsi a Napoli, dove soggiornerà fino al 1575. Sembra che la città partenopea fosse di suo gradimento e la considerasse pure la più bella d’Italia. Qui si nasconderà per sfuggire, ironia della sorte, al taglio della mano destra che l’accusa di aver ferito un uomo, tal Antonio de Segura, gli potava procurare.

Ancora arruolato si ritrova catturato ad Algeri e appenato ai ceppi per lunghi 5 anni. Dopo il pagamento del riscatto ecco finalmente che torna in Spagna, dove vive in terribili ristrettezze economiche: si sposa, pubblica alcuni lavori ed è daccapo incarcerato a motivo di un’accusa di omicidio che poi verrà meno.

Miguel de Cervantes

Una vita piena di tribolazioni, quella di Miguel de Cervantes, al tempo in cui il mestiere delle armi fabbrica eroi e tradisce al contempo la necessità di sbarcare il lunario. Sembra quindi un miracolo ch’egli sia riuscito a conservarsi in vita per tramandarci un capolavoro germogliato dall’autunno del medioevo: dove gli elementi tradizionali dell’epica cavalleresca sono sì sbeffeggiati in forma patetica dal quel magnifico pazzo di Don Chisciotte, ma a tutto beneficio dei posteri, ai quali C. offre un’ironica chiave di lettura per sopravvivere alla perdita degli ideali  quale causa del crollo delle civiltà.

Dopo oltre 400 anni le memorabili pagine di prosa che narrano la vita del trasognato Don Chisciotte della Macia costituiscono una pietra miliare nell’ambito della letteratura mondiale, classificandosi al primo posto per essere il romanzo più venduto di sempre. Al riguardo, a maggior gloria della mano destra, come ebbe un giorno a dire lo stesso autore, siamo grati a Cervantes per averci dato Don Chisciotte e ricordato nei suoi scritti la città che un tempo lo curò reduce da una battaglia epocale.