Con Maria Bergamas il Culto dei Caduti, memoria dalle Alpi alla Sicilia.

Strazio nel cuore in ricordo del Milite Ignoto... È il mondo che lo piange, tutte le mamme del mondo, dalla Sicilia, all’Europa e all’America. Uno sguardo a quella madre che ha sofferto, pianto, patito, sperato e mai ritrovato. Alla fine della I Guerra Mondiale, le Nazioni che avevano partecipato al conflitto vollero ossequiare gli eroismi della società nella salma di un anonimo caduto combattendo con le armi in pugno.
Una sola salma sarebbe stata tumulata al Vittoriano a rappresentare il sacrificio di 651.000 italiani.

Il 4 novembre 1921 il Milite Ignoto veniva tumulato nel tempietto, posto sull’Altare della Patria e insignito della medaglia d’oro con la seguente motivazione: “Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria.”

Uno sguardo col pensiero a lei, Maria Bergamas, anche lei Maria come la madre di Gesù.
Ci sembra di vederla. Nella basilica di Aquileia si dirige verso le undici bare, le bare di quegli undici che non tornavano più. Sui feretri il Tricolore dei Savoia e un elmetto. Maria, popolana nata a Gradisca di Isonzo, vestita di nero ha un velo sul viso. Come tutte le madri italiane che hanno perso un figlio nella grande guerra, è disperata. Antonio, suo figlio è caduto sull’Altipiano di Asiago, arruolato volontario nell’esercito italiano. Maria si china sul Milite Ignoto, forse nel suo cuore spera ci sia suo figlio. È lì accanto ai resti di un soldato sconosciuto da tumulare nel Vittoriano a Roma.
Il Milite è il simbolo di tutti i giovani, periti durante la Prima guerra mondiale.
Commuovente immaginare Maria Bergamas, distesa a terra, che abbraccia le bare. Appoggia lo scialle, poi davanti alla decima si prostra. Gridando il nome del figlio. Tutto ciò il venerdì 28 ottobre 1921, un secolo fa.

Anche Messina lo ha vissuto il ricordo in questi giorni, onorandolo con una staffetta con cerimonie. Cerimonie anche al Gran Camposanto della città, con riti religiosi che celebrano il 100° anniversario della traslazione del Milite Ignoto.
Altrove “memorandum est” il trasferimento della salma.

Un viaggio da Aquileia alla basilica di santa Maria degli Angeli a Roma e al Vittoriano. Gli italiani si sono riconosciuti come nazione, con una stessa ideologia: dolore, pietà, speranza. Un popolo che ha compreso l’entità del lutto: Maria, la madre di tutti i Caduti.

ll Milite Ignoto può essere il figlio, marito, fratello, il fidanzato di chiunque. Nei cinque giorni del viaggio, dal 29 ottobre al 2 novembre, ottocento km. a Venezia, Bologna, Arezzo, Roma accorrono una miriade persone. Il convoglio con centoventi fermate va a passo d’uomo per omaggiare l’ignoto. La gente si inginocchia, si fa la croce, piange. Sul treno fiori, ghirlande, foto. L’idea di ricordare il Caduto senza nome riapre moltissime ferite ancora aperte. Un intero popolo innalza il sacrificio di 650 mila soldati morti. Nei primi anni del dopoguerra sorgono ovunque monumenti per celebrare il sacrificio delle vittime. Nel ricordo ad attendere il Milite nel passato fra gli altri, Vittorio Emanuele III e il presidente del Consiglio, Ivanoe Bonomi. Nessuno conosce sua madre. Sua madre è la patria, ma Egli ha tante madri quante sono le madri d’Italia. Ha tanti fratelli quanti sono i figli d’Italia. Nessuno sa chi sia, ma il suo nome si chiama Popolo. Le sue virtù sono state il sacrificio e l’immolazione silenzio. L’Associazione madri e vedove dei Caduti, l’Associazione nazionale combattenti (Anc) e gli altri sodalizi dei reduci da quel giorno invitano i cittadini a partecipare alla cerimonia del 4 Novembre. In tale occasione tutti siamo chiamati a rammentare la vittoria e le sofferenze subìte. Morti, feriti e mutilati…Nella Nazione case imbandierate, nelle strade a commemorare; folle di cittadini” per non obliterare. La cerimonia nel Vantiniano, al camposanto militare è evento indelebile. Innalzata una croce verde da cui pende un drappo tricolore e intorno soldati, autorità, mutilati, vedove.

Clima di grande commozione e solennità. Poi varie città celebrano con il suono di campane e squilli di trombe. A Brescia la corona della città viene appesa alla grande croce, al cimitero dove riposano in pace i fratelli d’armi, gli eroi d’Italia. Gli orfani di guerra spargono fiori, simbolo della riconoscenza. Altre manifestazioni in tutta Italia dall’Alto Adige alla Sicilia, dove la gente isolana non resta insensibile al dolore di una mamma addolorata, con il cuore squarciato da una tribolazione tanto profonda.

Anche Messina lo ha vissuto con la staffetta che celebra il 100° anniversario della traslazione del Milite Ignoto, dove il Sindaco della città, Cateno De Luca, è persona sensibile ai problemi della sua città e al dolore di tante madri che hanno il cuore trafitto per la perdita di un figlio.

È il culto dei Caduti italiani ad essere rievocato. Viene “serbata la memoria” in tutte le parti del mondo, anche in America, attraverso gli italoamericani. È in questi giorni che le radio di tutto il mondo menzionano il ricordo. A New York la giornalista e presentatrice della trasmissione “Sabato italiano” di Radio Hofstra University, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, ha voluto omaggiare tutti i caduti con bellissime parole. Ha ricordato dall’Europa all’Australia quel figlio che è figlio di ogni madre…

Quel Milite ritrovato nell’essenza di una bara diviene conforto per tutti i lutti. È lo strumento di costruzione della memoria pubblica, per dei giovani, anche tanti siciliani, che armati di coraggio non ci sono più, ma figli di una terra italiana, che piange ancora lacrime di sangue.