L’allevamento delle cozze: prelibatezze del palato messinese

Grande fascino, non solo per i turisti e per i messinesi legati alle radici storico-culturali, emana Ganzirri, zona limitrofa di Messina a tredici chilometri dal centro di Messina.
Secondo alcune fonti la sua nascita è datata al III secolo d.C.
Chi passeggia per le sue viuzze si rende conto di entrare in un mondo tutto a sè .

Trattorie e Cozzari si intravvedono “ banniari” , urlare a squarciagola : Cozze, cozze belle . Assaggiate ! La loro vista sul lago grande richiama passanti e stranieri , venuti da ogni parte del mondo . I due omonimi laghi o “pantani”, sono sede di templi pagani ed hanno suscitato leggende e misteriosi riti suggestivi e affascinanti. I laghi vennero uniti attraverso un canale scavato dagli inglesi nel 1810 con reperti e fondazioni attribuite al tempio di Nettuno. Si racconta che le colonne siano servite per la costruzione della Cattedrale di Messina .

A Faro, nella contrada denominata “Margi”, esisteva un terzo lago in mezzo al quale sorgeva un tempio, dicono le fonti storiche, di “ignoto Nume”. Secondo la leggenda, le acque che lambivano l’edificio erano sacre al dio, al punto che non se ne poteva scandagliare il fondo senza incorrere nel pericolo di avere paralizzati gli arti che venivano a contatto con le venerate acque. Di fronte al Pantano piccolo, invece, sorgeva l’antica città di Risa (dal nome della principessa che la governava) che un cataclisma fece sprofondare nel lago . Ancora oggi, fra i vecchi del luogo, c’è chi giura di aver visto le strade e i resti delle abitazioni sparse di colonne. Tradizionale attività lavorativa e produttiva esercitata nei laghi (oggi, soltanto nel pantano piccolo) è quella della mitili-coltura.

In “Messina e dintorni” del 1902, si legge : “Il lago è alimentato d’acqua salata ed abbonda di ogni sorta di pesci e di squisiti frutti di mare: in esso si pratica la coltura dei molluschi detti “cocciole” (topes cardium), dei “cozzi” (mythilus) e delle ostriche…Questi laghi , secondo Plinio, erano sorti dopo il terribile terremoto che separò la Sicilia dal Continente”. A Faro, nella contrada “Margi”, esisteva un terzo lago in mezzo al quale sorgeva un tempio, dicono le fonti storiche, di “ignoto Nume”. Secondo la leggenda, le acque che lambivano l’edificio erano sacre al dio, al punto che non se ne poteva scandagliare il fondo senza incorrere nel pericolo di avere paralizzati gli arti che venivano a contatto con le venerate acque. La pesca delle cozze o mitili è una pratica diffusa anticamente nei laghi di Ganzirri , tanto che l’economia ne risulta fortemente caratterizzata. Sino al XIX secolo avveniva anche la raccolta delle ostriche ; ormai questa pratica è stata quasi estinta . La coltivazione riguarda la raccolta del Gallo provincialis , conosciuta come “cozza”, ma comprende anche la coltivazione delle vongole. In principio si svilupparono spontaneamente vicino ai pali che venivano fissati sul fondale del Lago per circoscrivere i singoli poderi e le zone di pesca.

Tuttavia i pescatori constatando il ciclo di crescita delle cozze, costruirono i canali artificiali.

La tecnica della coltivazione risulta complessa , in quanto il ciclo di vita della “cozza” inizia ad ottobre e dura per circa due anni . È usuale per i pescatori, nel lago piccolo, costruire i libani, ovvero corde vegetali stese in orizzontale sul lago e legate nella parte superiore a dei pali . Questi a loro volta sono piantati sul fondo alla distanza di cinque metri l’uno dall’altro . È per tale motivo che si cerca di costruire un luogo , affinché le larve delle cozze possano espandersi .
Nel mese di gennaio i mitili si cominciano ad avvistare , mentre in primavera sono già sviluppati . I pescatori li dislocano nel Lago grande , pulendoli dai parassiti . Vengono deposti su un setaccio galleggiante sotto , dove le cozze si incagliano insieme . In seguito , separate dai pescatori e inserite in reti di nylon , vengono agganciate nella riserva naturale del lago. L’ultima fase è il trasporto nel lago piccolo per essere ossigenati per tutta l’estate e pronte per essere collocate nel Lago grande per ottenere un’abbondante polpa e così sono pronte per la vendita. Negli anni 60 e 70 la coltivazione dei molluschi era, a Ganzirri, un’attività economica redditizia per molte famiglie e principale fonte di sostentamento.

Oggi questa tradizione ha perso un po’ il fascino di un tempo, poiché i laghi sono minacciati dall’inquinamento, che ha messo a rischio l’equilibrio biologico e naturale dei laghi.