Afferma Slowfood nell’articolo a firma di Gaia Salvatori (g.salvatori@slowfood.it):

Quello che stiamo vivendo in questi giorni non è una catastrofe naturale casuale e sono molte le indagini che mettono in relazione la diffusione delle malattie infettive con l’azione dell’uomo sulla natura e la conseguente alterazione dei delicati equilibri naturali esistenti tra le differenti specie viventi e i loro relativi habitat.

La pandemia in corso non fa che sottolineare quanto la battaglia per la difesa della biodiversità sia cruciale.

A Sottolineare questo L’Onu ha dedicato il 2020 alla biodiversità. Però la situazione è altamente compromessa; secondo l’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente circa il 75% dell’ambiente terrestre e oltre il 60% dell’ambiente marino sono gravemente alterati.
Parchi e aree protette sono realtà importanti per la tutela dell’ambiente e proprio dai loro modelli di gestione e tutela possono venire indicazioni utili per il recupero delle aree degradate e uno sviluppo rurale rispettoso dell’ambiente, perché la difesa del paesaggio e della biodiversità deve interessare tutto il nostro territorio. Con 820mila ettari di boschi e foreste, i parchi italiani svolgono funzioni ecosistemiche fondamentali, fra queste l’assorbimento di 145 milioni di tonnellate eq./anno di CO2. Un patrimonio collettivo di bellezza e natura, comunità e territori da preservare e valorizzare. Per questa ragione Slow Food, insieme a molti enti parco, ha promosso numerosi progetti per far conoscere e tutelare le specie, gli habitat, i paesaggi agricoli, il lavoro, i saperi e la cultura che rendono possibile l’agricoltura di qualità. Il parco diventa così un incubatore di buone pratiche, di una protezione dell’ambiente che va di pari passo con quella del territorio popolato dalle persone, in un ampio progetto di coesistenza uomo-ambiente.
La storia ci insegna che a volte, in tempo di crisi, nascono le migliori opportunità e la sfida potrebbe essere proprio quella di ripartire dalla necessità di imparare di nuovo a conoscere la natura e a vivere in equilibrio con l’ecosistema. Da qui la proposta al governo del Consiglio Direttivo di Federparchi di utilizzare – in tutta sicurezza e con rigorose forme di controllo – le aree naturali protette come spazio vivibile e capace di ricreare un positivo rapporto con la natura.
La giornata mondiale della Terra è stata l’occasione per ribadire con forza che non dobbiamo abbassare la guardia sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e quanto sia importante riaffermare l’importanza della giustizia climatica e di un cambiamento profondo dei modelli produttivi che hanno arrecato danni incalcolabili al pianeta.
La giunta esecutiva di Federparchi esprime delusione rispetto a quanto previsto per la Fase due, nel DPCM non vi è alcun riferimento chiaro alla fruibilità dei parchi e delle aree naturali protette e si rischia di introdurre elementi di confusione.
Da tempo medici, specialisti e virologi ci dicono che il contatto con la natura fa bene alla salute fisica e psicologica e, in particolare, stimola endorfine che rafforzano il sistema immunitario. Abbiamo ribadito più volte, in questi giorni, che gli enti parco sono già adesso in grado di garantire distanziamento e contingentamento delle presenze, questo in base ai regolamenti già in vigore. Inoltre le guide dei parchi accompagnando piccoli gruppi possono svolgere un importante ruolo di educazione sanitaria e di controllo sul rispetto delle regole del distanziamento sociale e consentire la fruibilità degli ambienti naturali, cosa che può essere garantita anche dai corpi di vigilanza attivi nei parchi.
Federparchi chiede al governo e al Parlamento che venga chiarita con urgenza la possibilità di accedere alle aree naturali protette nell’ambito delle motivazioni per la mobilità relative alla attività motoria, al fine di evitare equivoci e consentire ai cittadini quel contatto con la natura prezioso per la ripresa del Paese. Un chiarimento che aiuterebbe anche la filiera del turismo sostenibile, una dei comparti più colpito dalla crisi, e che proprio dai parchi potrebbe rimettersi in movimento rispettando le regole di sicurezza per la salute.Un appello che è arrivato anche dal Forum Salviamo il Paesaggio, che chiede di avviare una profonda conversione ecologica e solidale degli apparati produttivi e dei comportamenti di consumo, di «restituire ai dinamismi naturali almeno il 50% del suolo e delle aree marine, proteggendo e promuovendo la biodiversità e il rispetto di tutte le specie viventi; ridurre da subito le emissioni che alterano il clima; fermare gli allevamenti intensivi, l’agrobusiness e promuovere l’agricoltura contadina; promuovere i beni comuni e le pratiche sociali di gestione comunitaria delle risorse sociali e ambientali di un territorio con modi e forme che garantiscano l’integrazione e la solidarietà tra comunità civili nazionali, continentali e planetarie».
Sarà importante che le risorse che verranno messe a disposizione della nostra economia per la ripartenza vengano investite per proteggere innanzitutto la salute delle persone, lavorando per la transizione ecologica, la giustizia climatica, proteggendo gli ecosistemi e rigenerando le nostre città.”
Nella stessa giornata del 27 parile 2020, la Giunta di Federparchi pubblica il seguente comunicato: “La giunta esecutiva di Federparchi esprime delusione rispetto a quanto previsto per la Fase due, nel DPCM non vi è alcun riferimento chiaro alla fruibilità dei parchi e delle aree naturali protette e si rischia di introdurre elementi di confusione.Da tempo medici, specialisti e virologi ci dicono che il contatto con la natura fa bene alla salute fisica e psicologica e, in particolare, stimola endorfine che rafforzano il sistema immunitario. Abbiamo ribadito più volte, in questi giorni, che gli enti parco sono già adesso in grado di garantire distanziamento e contingentamento delle presenze, questo in base ai regolamenti già in vigore. Inoltre le guide dei parchi accompagnando piccoli gruppi possono svolgere un importante ruolo di educazione sanitaria e di controllo sul rispetto delle regole del distanziamento sociale e consentire la fruibilità degli ambienti naturali, cosa che può essere garantita anche dai corpi di vigilanza attivi nei parchi.

Federparchi chiede al governo e al Parlamento che venga chiarita con urgenza la possibilità di accedere alle aree naturali protette nell’ambito delle motivazioni per la mobilità relative alla attività motoria, al fine di evitare equivoci e consentire ai cittadini quel contatto con la natura prezioso per la ripresa del Paese. Un chiarimento che aiuterebbe anche la filiera del turismo sostenibile, una dei comparti più colpito dalla crisi, e che proprio dai parchi potrebbe rimettersi in movimento rispettando le regole di sicurezza per la salute.”

Di questi articoli in coincidenza di date e possiamo affermare di “Spirito”, ne discutono nel video:  l’ing. Francesco Cancellieri, Responsabile Ambiente di Slowfood Sicilia, il Presidente di Federparchi, dott. Giampiero Sammuri e il Presidente di Slowfood Sicilia, dott. Rosario Gugliotta.