L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti,
si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030. Gli Obiettivi per lo Sviluppo danno seguito ai risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) che li hanno preceduti, e rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti
per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni.
‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.
L’Agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) per spiegare in modo semplice ed immediato i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile ha realizzato altrettante immagini che Vi proponiamo a partire da domenica 16 febbraio 2020, con un simpatico adattamento video curato da MessinaWeb TV, con il supporto per l’Educazione Ambientale della Associazione Centro Educazione Ambientale (CEA) Messina onlus e Ramarro Sicilia Sede Territoriale di Messina e l’alto patrocinio della Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) 

Goals e Targets (Obiettivi e Traguardi)

Goal 14: “VITA SOTT’ACQUA – Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”

Target:
14.1 Entro il 2025, prevenire e ridurre in modo significativo l’inquinamento marino di tutti i tipi, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri, compresi i rifiuti marini e l’inquinamento delle acque da parte dei nutrienti
14.2 Entro il 2020 gestire e proteggere in modo sostenibile gli ecosistemi marini e costieri per evitare impatti negativi significativi, anche rafforzando la loro capacità di recupero e agendo per il loro ripristino, al fine di ottenere oceani sani e produttivi
14.3 Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell’acidificazione degli oceani anche attraverso una maggiore cooperazione scientifica a tutti i livelli
14.4 Entro il 2020, regolare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, la pesca illegale, quella non dichiarata e non regolamentata e alle pratiche di pesca distruttive, e mettere in atto i piani di gestione su base scientifica, al fine di ricostituire gli stock ittici nel più breve tempo possibile, almeno a livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile come determinato dalle loro caratteristiche biologiche
14.5 Entro il 2020, proteggere almeno il 10 per cento delle zone costiere e marine, coerenti con il diritto nazionale e internazionale e sulla base delle migliori informazioni scientifiche disponibili
14.6 Entro il 2020, vietare quelle forme di sovvenzioni alla pesca che contribuiscono all’eccesso di capacità e alla pesca eccessiva, eliminare i sussidi che contribuiscono alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e astenersi dall’introdurre nuove sovvenzioni di questo tipo, riconoscendo che un trattamento speciale e differenziato adeguato ed efficace per i paesi in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati dovrebbe essere parte integrante del negoziato sui sussidi alla pesca dell’Organizzazione Mondiale del Commercio
14.7 Entro il 2030, aumentare i benefici economici derivanti dall’uso sostenibile delle risorse marine per i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati, anche mediante la gestione sostenibile della pesca, dell’acquacoltura e del turismo
14.a Aumentare le conoscenze scientifiche, sviluppare la capacità di ricerca e di trasferimento di tecnologia marina, tenendo conto dei criteri e delle linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul trasferimento di tecnologia marina, al fine di migliorare la salute degli oceani e migliorare il contributo della biodiversità marina per lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo, in particolare i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati
14.b Assicurare ai piccoli pescatori artigianali l’accesso alle risorse e ai mercati marini
14.c Migliorare la conservazione e l’uso sostenibile degli oceani e delle loro risorse tramite l’applicazione del diritto internazionale, che si riflette nell’UNCLOS, che fornisce il quadro giuridico per l’utilizzo e la conservazione sostenibile degli oceani e delle loro risorse, come ricordato al punto 158 de “Il futuro che vogliamo”

Riportiamo per il Goal 14 il resoconto degli ultimi 12 mesi in Italia, tratto dal Rapporto 2019 e le proposte di ASviS.

Tra le novità degli ultimi 12 mesi attinenti al disinquinamento dei mari, va segnalata in primo luogo l’attuazione della “Strategia plastica” dell’Ue orientata alla prevenzione dall’inquinamento delle acque marine. In attuazione della “Strategia plastica”, è stata approvata la Direttiva Ue 2019/904 del Parlamento e del Consiglio del 5 giugno 2019 per la riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente. In particolare, l’art.5 prevede che dal 3 luglio 2021 non potranno essere più commercializzati alcuni prodotti di plastica monouso quali piatti, posate e cannucce. Altre azioni sono orientate a favorire il riciclo della plastica, con l’introduzione di specifiche obbligatorie di produzione, di marcatura con informazioni utili al corretto smaltimento, con la responsabilità estesa del produttore, la definizione di target per la raccolta differenziata, la sensibilizzazione dei cittadini.
Ha concluso il suo iter legislativo anche la Direttiva Ue 2019/883 del Parlamento e del Consiglio del 17 aprile 2019 relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi. L’obiettivo della Direttiva è di “proteggere l’ambiente marino dagli effetti negativi degli scarichi dei rifiuti delle navi che utilizzano porti situati nel territorio dell’Unione e di garantire nel contempo il buon funzionamento del traffico marittimo migliorando la disponibilità e l’uso di adeguati impianti portuali di raccolta dei rifiuti e il conferimento degli stessi presso tali impianti”. I contenuti della Direttiva vengono recepiti nel Ddl Ac 1939 presentato il 26 giugno 2019 dal ministro dell’Ambiente “Promozione del recupero dei rifiuti in mare e per l’economica circolare”, che si pone l’obiettivo di: favorire il recupero dei rifiuti accidentalmente pescati; incentivare campagne volontarie di pulizia del mare; promuovere l’economia circolare, mediante disposizioni volte a consentire la cessazione della qualifica di rifiuto per quelli accidentalmente pescati, ovvero raccolti nell’ambito delle campagne di pulizia del mare.
Il Ddl prevede che il conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati all’impianto portuale di raccolta sia gratuito e che i costi di gestione siano coperti con una specifica componente che si aggiunge alla tassa sui rifiuti, rinviando all’Arera il compito di definire la relativa disciplina. Si rinviano poi al Mipaaft e al Mattm l’adozione di un Decreto per definire misure premiali nei confronti del comandante del peschereccio che conferisce i rifiuti, e a ulteriori Decreti Mattm: le modalità attuative per campagne di pulizia del mare; i criteri per promuovere il riciclo della plastica pescata; le modalità per riconoscere agli imprenditori ittici una certificazione ambientale attestante l’impegno per il rispetto dell’ambiente marino e la sostenibilità dell’attività di pesca da essi svolta e per riconoscere la stessa certificazione ambientale anche ai fini dei programmi di etichettatura ecologica.
Le misure proposte sono meritevoli, ma ancora molto limitate, in quanto si resta ancora ben lontani dagli obiettivi del conseguimento del “buon stato ambientale (Ges, Good environmental status)” degli ecosistemi marini al 2020 previsto dalla Strategia Marina Ue e nazionale.

Le proposte dell’ASviS

Per gli ecosistemi marini, l’ASviS propone che il Governo attui le misure esistenti e quelle nuove comunicate con la Direttiva Quadro europea sulla Strategia per l’ambiente marino, garantendo che le risorse umane e materiali impegnate a tal fine siano adeguate e commisurate all’interesse ambientale, economico e sociale che l’ambiente marino riveste per il nostro Paese e per la nostra economia. Va inoltre assicurato l’aggiornamento e la piena attuazione del programma di monitoraggio della Direttiva, in modo che sia realmente efficace a valutare il conseguimento dei traguardi ambientali.
Va portato in approvazione al più presto il Ddl Ac 1939 “Promozione del recupero dei rifiuti in mare e per l’economia circolare” (Legge “Salvamare”), valutando nel frattempo misure anche più decisive anticipando la tabella di marcia della Strategia per la Plastica dell’Ue e la Direttiva 2019/904 del Parlamento e del Consiglio del 5 giugno 2019 per la “riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente”, considerando la crescente preoccupazione che il rilascio di plastiche, microplastiche e nanoplastiche nell’ambiente comporta per la salute umana e degli ecosistemi.
Sempre in sede Ue, sarà necessario proporre che in ogni accordo di libero scambio siano previste clausole sociali e ambientali allineate agli obiettivi internazionali in tema di biodiversità e protezione degli ecosistemi e all’Agenda 2030.
Infine, è importante che l’Italia ratifichi al più presto: a) il Protocollo offshore per la protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali e del relativo sottosuolo, adottato nel 1994 nell’ambito della Convenzione di Barcellona; b) il protocollo di Nagoya (firmato il 23 giugno 2011) relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione (richiamato dai Target 2.5 e 15.6 dell’Agenda 2030).