Quando finisce l’Italia?
È questa la domanda solo apparentemente paradossale
che cominciano a porsi urbanisti, ambientalisti, statistici eccetera,
quando riflettono sul ritmo accelerato con cui, nella confusione
delle leggi e nell’incapacità di pianificare, andiamo consumando
quel bene prezioso, limitato e irriproducibile che è il territorio.
Antonio Cederna,  “La Repubblica” del 27 gennaio1983

La Convenzione europea del Paesaggio è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa a Strasburgo il 19 luglio 2000 ed è stata aperta alla firma degli Stati membri dell’organizzazione a Firenze il 20 ottobre 2000.

Si prefissa di promuovere la protezione, la gestione e la pianificazione dei paesaggi europei e di favorire la cooperazione europea, ed è parte del lavoro del Consiglio d’Europa sul patrimonio culturale e naturale, sulla pianificazione territoriale e sull’ambiente.

La Convenzione Europea del Paesaggio ed il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio – di cui al d.lgs. n. 42/2004 e sue successive modifiche – hanno creato i presupposti per favorire nel nostro Paese il dibattito sulla conservazione e gestione del Paesaggio ed avviare una stagione di pianificazione e programmazione territoriale in grado di assicurare la tutela e la valorizzazione sostenibile del territorio.

L’art. 9 della nostra Costituzione richiama esplicitamente la tutela del Paesaggio, riconosciuto come un valore fondante della Repubblica, un bene comune, un patrimonio collettivo che appartiene a tutta la Nazione.

Oltre a dare una definizione univoca e condivisa di paesaggio, la convenzione dispone i provvedimenti in tema di riconoscimento e tutela, che gli stati membri si impegnano ad applicare. Vengono definite le politiche, gli obiettivi, la salvaguardia e la gestione relativi al patrimonio paesaggistico, riconosciuta la sua importanza culturale, ambientale, sociale, storica quale componente del patrimonio europeo ed elemento fondamentale a garantire la qualità della vita delle popolazioni.

L’anniversario della Convenzione Europea del paesaggio sarà quindi un’occasione per discutere i principali risultati e le lezioni apprese in 20 anni dalla sua adozione nonché gli obiettivi e sfide futuri.

I notevoli progressi realizzati dagli Stati firmatari nella sua attuazione ha significato rafforzare la dimensione paesaggistica europea e a porre il Paesaggio al centro dell’attenzione dei cittadini e delle politiche.

In Italia è stata redatta la Carta Nazionale del Paesaggio, a cura dell’Osservatorio Nazionale per la qualità del Paesaggio, e presentata in occasione della seconda edizione della Giornata Nazionale del Paesaggio

La Carta Nazionale è un’indicazione strategica molto precisa, un percorso chiaro affinché il nostro paesaggio venga non solo salvato ma anche valorizzato, con l’assunzione della qualità del paesaggio come un fondamentale indicatore del benessere del Paese.

Molti paesi europei, e l’Europa stessa come istituzione, si stanno interrogando su come favorire uno sviluppo che assecondi contesti nei quali le comunità vivano meglio, allentando anche quelle tensioni sociali che sono alla base di tanti problemi che vediamo costantemente sotto i nostri occhi; ebbene un paesaggio, che sia una periferia, che sia ciò che circonda un monumento, un paesaggio montano o le aree interne o le coste tanto offese in Italia, è sempre il contesto i cui vivono delle comunità, il segno della loro identità, ed è preciso dovere di una buona politica – e mi pare che di buona politica ci sia un disperato bisogno – occuparsene con competenza e soprattutto con lungimiranza.

Nel Seminario attenzione sarà rivolta all’importanza della biodiversità nei confronti della sostenibilità già universalmente riconosciuta, a partire dalla Conferenza delle Nazioni Unite di Rio del 1992 sull’ambiente e lo sviluppo.

Infatti meno noti sono i contributi della biodiversità alla formazione dei paesaggi e, viceversa, l’importanza dei caratteri del paesaggio per la conservazione della biodiversità e delle risorse in generale.
Biodiversità e varietà dei paesaggi, concorrono insieme nello scambio di informazioni tra popolazioni e nella modifica della percezione dei luoghi, incidendo sulle scelte fino a orientare i comportamenti degli individui e delle comunità.

La diversità entra quindi nei processi cognitivi e culturali della popolazione umana. La comprensione dei legami tra i diversi livelli di biodiversità e il paesaggio, è cruciale ai fini di impostare modalità di governo del territorio finalizzati ad una sostenibilità ambientale, economica e sociale, fondata sulle risorse reali che paesaggi di qualità possono conservare e riprodurre.


Al 1°gennaio 2020, 40 Stati avevano ratificato la Convenzione: Andorra, Armenia, Azerbaigian, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Repubblica di Moldova, Montenegro, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Serbia, Repubblica slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Turchia , Ucraina, Regno Unito.