Incentivi all’energia pulita, mobilità elettrica, revisione del Piano energia e clima: questi gli strumenti per uno sviluppo energetico sostenibile. Sussidi dannosi all’ambiente e carbon pricing tra i problemi da affrontare.

Il rapporto ASviS evidenzia un miglioramento, anche se la strada da compiere è ancora molta. L’indice composito relativo a questo Goal, infatti, dopo una fase di sensibile miglioramento, ha subito una
flessione negativa a partire dal 2014. A livello regionale, però, si sta compiendo un ottimo lavoro, in particolare nel Nord Italia.
Capofila del consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili sono la Valle d’Aosta (89%) e le province autonome di Trento (45%) e Bolzano (66%), mentre la media nazionale si attesta ancora al 17%.

Buone notizie arrivano anche dal Sud Italia, dove la Sardegna e la Puglia aumentano la loro quota di fonti rinnovabili del 30% nella finestra 2010-2017, anche se la Puglia mantiene i consumi ancora troppo alti.

In attuazione di due importanti direttive europee (norme sulla prestazione energetica nell’edilizia e l’efficienza energetica, e norme per la promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili) il Governo ha adottato nel luglio 2019 il decreto Fer 1, che ridefinisce gli incentivi per le rinnovabili elettriche in Italia e premia l’autoconsumo di energia.
Questo decreto dovrebbe assicurare l’installazione di una potenza fotovoltaica aggiuntiva di 8 gigawatt
(Gw, milioni di kilowatt). Un secondo decreto (Fer 2), è invece previsto per incentivare la produzione energetica proveniente da biomasse e geotermia. Inoltre, a gennaio 2019, il Governo italiano ha inviato alla Commissione europea la bozza del Piano Nazionale Integrato Clima Energia (Pniec), obbligatorio per tutti gli Stati membri Ue e soggetto alla consultazione pubblica e alla Valutazione ambientale strategica (Vas).
È necessaria però una revisione sostanziale del Pniec, che porti il taglio delle emissioni di gas
serra al 55% al 2030 e lo integri alla strategia europea di azzeramento delle emissioni entro il 2050. Il Pniec propone infatti al 2030 un’ormai obsoleta riduzione del 33% delle emissioni di gas serra (inferiore rispetto alla media europea), ma anche un significativo aumento del 43% dell’efficienza energetica primaria. Il Pniec prevede inoltre il phase out del carbone entro il 2025, senza però aver ancora elaborato un programma strutturato di riqualificazione dell’occupazione.

L’ASviS in questo contesto chiede dunque di rispettare la scadenza del 2025 per l’eliminazione del carbone nella generazione elettrica, assicurando però una prospettiva alternativa a comunità e lavoratori
coinvolti; richiede inoltre di eliminare i sussidi dannosi per l’ambiente, introducendo strumenti di carbon pricing, e di procedere a una revisione della ripartizione dei proventi delle aste Ets (quote di emissione da parte dei grandi inquinatori, 1,4 miliardi di euro nel 2018), destinati al sostegno degli obiettivi di decarbonizzazione.

Nel video-intervista il coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sui Goal 7 e 13, Toni Federico