Chi lo avrebbe detto che dietro la costruzione della Torre Eiffel, la realizzazione di vernici e tessuti autopulenti, la progettazione dei treni ad alta velocità in Giappone, ci fossero studi biologici?

Sono tante le curiosità che abbiamo scoperto ieri sera, addentrandoci in un mondo complesso e affascinante, alle soglie del quale ci ha condotti l’ascolto di una lunga conversazione tra la giornalista Alessandra Rissotto e la ricercatrice e scienziata Barbara Mazzolai, autrice del testo La natura geniale. Si conclude così la serie di quattro appuntamenti dedicati alla Fantascienza contemporanea, a cura di Alberto Diaspro (Istituto Italiano di Tecnologia), organizzati nella splendida cornice di Palazzo Ducale.
Bio- ispirazione è un termine che ricorre spesso nel corso della serata e che spiega come natura, scienza e vita quotidiana siano interconnesse: l’orizzonte naturale rappresenta un modello imitativo grazie al quale è possibile elaborare delle soluzioni di successo nella vita pratica. È dall’imitazione di una pianta con foglie uncinate che nasce il velcro; la superidrofobia delle piante di loto viene riprodotta nei tessuti e nelle vernici autopulenti; la struttura della Torre Eiffel ricalca quella dell’osso femorale umano, permettendo di bilanciarne il peso; e ancora, i giapponesi hanno sfruttato l’anatomia del becco del martin pescatore per insonorizzare i treni ad alta velocità. La scienza ha delle infinite implicazioni nella vita pratica e il segreto di ogni addetto ai lavori- spiega Mazzolai- è partire dall’osservazione, così come, ben prima della formulazione del metodo scientifico galileiano, aveva già saputo fare Leonardo da Vinci, strenuo osservatore del volo degli uccelli, dei cadaveri e delle piante.
E di piante Mazzolai si occupa da sempre. Biologa per formazione, dal mondo vegetale si è spinta fino alla realizzazione dei plantoidi, “piante” robotizzate alle quali si è interessata negli ultimi dieci anni. A cosa serve un plantoide? Sicuramente a monitorare il sottosuolo. Ma non solo. Potrebbe avere delle applicazioni nello spazio per le operazioni di ancoraggio, così come in certi interventi chirurgici che potrebbero diventare meno invasivi. Plantoidi, ma non basta. La soft robotics è la nuova frontiera: sullo schermo scorrono le immagini di un polpo robotico che esplora i fondali marini. Anche in questo caso, sono in corso studi per realizzare degli endoscopi microinvasivi, sfruttando l’elasticità del braccio del polpo-robot .
La strada verso la sostenibilità è ancora lunga: i plantoidi attualmente hanno un elevato consumo energetico. Orizzonti fantascientifici e immaginifici si fanno più prossimi però quando realizziamo che l’Oleandro Nerum- ideato da Fabian Meder e da Barbara Mazzolai- è un albero ibrido: forse meno poetico di quello carducciano, a cui “porgevi la pargoletta mano”, ma in grado di alimentare in maniera sostenibile ben 100 lampadine grazie al semplice contatto con dei siliconi.
E nell’epoca del surriscaldamento globale e dei disastri ambientali, scusate se è poco!