Afferma Massimo Bastiani, Coordinatore del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume:

Il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume (TNCdF), a due anni dall’XI° incontro nazionale del 5 febbraio 2018, e a tre anni dalla precedente Assemblea (Roma, 2017) ha riunito la Comunità dei Contratti di Fiume per fare il punto sui risultati del lavoro fatto in questi anni e sulle sfide da affrontare nel futuro. Per favorire la più ampia partecipazione l’Assemblea 2020 è stata organizzata dal Comitato di Pilotaggio con una articolazione su base territoriale in tre sessioni: il 7 luglio con i CdF del Distretto del fiume Po e Distretto delle Alpi Orientali (coordinatore F. Puma già Segretario generale. ADBD Po); 13 luglio con i CdF del Distretto dell’Appennino Settentrionale (coordinatore E. Martini Pres. Alta Scuola), del Distretto dell’Appennino Centrale e del Distretto della Sardegna (Coordinatore F. Moccia, Segretario generale INU); 20 luglio i CdF del Distretto dell’Appennino meridionale e del Distretto della Sicilia. Ai tre eventi sono intervenuti 128 relatori: assessori regionali, sindaci, amministratori, esperti, operatori, rappresentanti di associazioni.

Continua Massimo Bastiani: “Il cuore dei lavori dell’Assemblea è stata l’azione di ascolto dei protagonisti dei Contratti “I Contratti di Fiume ascoltano i Contratti di Fiume” durante la quale i referenti TNCdF delle regioni hanno contribuito a definire una visione d’insieme a livello nazionale e una cinquantina di protagonisti territoriali hanno potuto presentare lo stato di fatto dei singoli processi, permettendo di individuare in via pratica i punti di forza, le debolezze, i rischi e le opportunità legate a questi strumenti.

Per quanto riguarda la visione di futuro, all’Assemblea è stata presentata una proposta di documento strategico dal titolo “Quali sfide e quale futuro per i Contratti di fiume italiani?”, nel documento si sottolinea la necessità dell’inserimento dell’esperienza dei Contratti di Fiume nel nuovo ciclo di programmazione Europea 2021-2027.

E’ un obiettivo sul quale diverse regioni si stanno già impegnando e che è stato evidenziato da molti dei relatori che hanno messo in evidenza come questi strumenti possano permettere di integrare, nel rispetto delle diversità dei singoli territori, tutti e 5 gli Obiettivi di policy oggetto della proposta di Regolamento (UE) recante le disposizioni comuni sui fondi : Ob1 – Un’Europa più intelligente; Ob2 – Un’Europa più verde; Ob3 – Un’Europa più connessa; Ob4 – Un’Europa più sociale; Ob5 – Un’Europa più vicina ai cittadini. I Contratti di Fiume costituiscono, inoltre, un patrimonio di partenariati pubblico privato e rappresentano un modello per lo sviluppo di accordi ambientali d’area, strumenti necessari per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Green Deal Europeo: 1. Preservare gli ecosistemi e la biodiversità; 2. Inquinamento zero per un ambiente privo di sostanze tossiche con particolare riferimento all’acqua e al suolo; 3. Lotta ai cambiamenti climatici; 4. Riduzione della vulnerabilità ai disastri naturali. L’Assemblea ha ribadito la necessità di individuare i Contratti di Fiume, in accordo con le Autorità di Bacino Distrettuale e le Regioni, tra i destinatari e attuatori delle strategie nazionali per la mitigazione del rischio idraulico e geologico, per la tutela della biodiversità e la valorizzazione del patrimonio naturale, per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici e per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità previsti dall’Agenda 2030. Con riferimento alla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, questi strumenti possono contribuire alla definizione degli scenari e dei piani in relazione alla mitigazione della vulnerabilità delle risorse idriche e al contenimento dell’impatto degli eventi estremi. Anche considerato che nel Recovery fund recentemente approvato, il 30 per cento delle risorse stanziate per i prossimi anni dovrà essere destinato al clima. Una regola che tutela la transizione verde indicata come punto di partenza per la ripresa economica dell’Unione. . Ancora più evidente è il contributo che i CdF possono fornire per mettere in atto una gestione integrata dei rischi idraulico-geologici e una manutenzione dei corsi d’acqua secondo principi di sostenibilità ambientale, sociale, organizzativa ed economica, che permettano di raggiungere e mantenere l’obiettivo di buona qualità ambientale previsto dalla direttiva quadro acque.Nell’Assemblea si è infine sottolineata l’esigenza di una grande opera di integrazione disciplinare per rendere il territorio più resiliente ed in grado di superare le emergenze. In questo quadro le politiche di tutela delle acque e di difesa dal rischio necessitano di un’integrazione funzionale con la pianificazione territoriale e paesaggistica. I CdF sono in grado, in questo senso, di territorializzare le politiche pubbliche e di riportare le decisioni più vicine a dove quelle decisioni hanno/avranno il loro effetto. Solamente attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità è possibile, infatti, garantire quelle azioni di presidio del territorio, senza le quali, per quanti sforzi vengano fatti e per quante risorse siano impiegate difficilmente potranno essere pienamente raggiunti gli obiettivi di sicurezza e qualità ambientale previsti dalle strategie nazionali.
Se si dovesse racchiudere in una frase il risultato dell’Assemblea questa sarebbe: PASSIAMO DALLE PAROLE AI FATTI.”

La registrazione delle tre sessioni all’indirizzo: https://www.youtube.com/channel/UCiIqmjAsparq9vi3HSDCTWw

Per leggere la “Quali sfide e quale futuro per i Contratti di fiume italiani?” http://www.inu.it/wp-content/uploads/4-discussion-paper-2019-tavolo-nazionale-dei-cdf.pdf