La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha concluso il suo ciclo di audizioni presso la prefettura di Catania.

La Commissione ha audito i rappresentanti di Arpa Sicilia: il direttore generale Francesco Vazzana, il direttore tecnico Vincenzo Infantino e il dirigente della struttura Controlli Salvatore Caldara, accompagnati da tecnici delle strutture territoriali di Catania, Messina e Siracusa. Questa mattina invece sono stati sentiti il vice prefetto vicario facente funzioni di Siracusa Filippo Romano, il vice sindaco di Siracusa Pietro Coppa, i sindaci di Messina Cateno De Luca, di Augusta Maria Concetta Di Pietro e di Milazzo Giovanni Formica, e il presidente di Sicindustria Messina Ivo Blandina.

Dall’audizione dei rappresentanti di Arpa è emerso che a livello regionale, per quanto riguarda  i  controlli negli impianti  di  depurazione,  l’agenzia  non  riesce  a  soddisfare  le frequenze previste dal Testo unico ambientale a causa della carenza di personale. Secondo quanto dichiarato, circa il 75% dei depuratori viene controllato almeno una volta all’anno, dando precedenza agli impianti con capacità di almeno 50mila abitanti equivalenti. Sempre secondo quanto riferito, circa il 50% dei controlli ha dato origine a proposte di sanzioni amministrative. Durante l’audizione dei rappresentanti di Arpa è stata inoltre fatta una panoramica degli impianti di depurazione della Sicilia orientale.

Il  viceprefetto  vicario  facente  funzioni  di  Siracusa  Filippo  Romano  ha  dichiarato  sul territorio  di  sua  competenza  si  registra  un  allarme  sociale  connesso  alla  percezione dell’inquinamento da parte della popolazione. Gli amministratori locali hanno riferito in merito alla depurazione delle acque reflue sul loro territorio.
In particolare, il sindaco di Messina Cateno De Luca, accompagnato dall’assessore all’Ambiente Dafne Musolino e dal presidente  di  Amam  Salvo  Puccio,  ha  parlato  delle  ordinanze  emesse  dal  Comune riguardanti sia gli scarichi abusivi nel lago di Ganzirri sia quelli nei torrenti. Nello specifico, secondo quanto riferito il Comune di Messina non ha al momento un’anagrafe di tutti gli scarichi autorizzati presenti: banca dati che si sta cercando di ricostruire chiedendo la documentazione relativa a ogni immobile.
Il sindaco di Augusta Maria Concetta Di Pietro ha spiegato  che  nella  città  la  rete  idrica  versa  in  cattive  condizioni,  senza  interventi  di manutenzione da anni. Ad Augusta non c’è un depuratore delle acque reflue urbane e, secondo quanto riferito dal sindaco, anche l’ospedale Muscatello scarica i propri reflui nella rada. L’audita ha inoltre evidenziato come, nonostante le ordinanze di divieto, si continui a pescare   nella   rada   pesce   con   elevati   livelli   di   mercurio   e   per   questo   inadatto all’alimentazione umana.

La Commissione tornerà in Sicilia per audizioni e sopralluoghi nella parte occidentale della regione.

«In Sicilia orientale abbiamo trovato una situazione molto grave, in cui si fa ben poco per tutelare il mare, una risorsa fondamentale. Un esempio su tutti è Augusta, dove scarica a mare anche l’ospedale. Vorrei anche evidenziare la questione delle autorizzazioni. L’83% dei depuratori di reflui urbani opera senza autorizzazione in corso di validità. I tempi per il rilascio da parte della Regione sono lunghi e capita anche che chi chiede l’autorizzazione lo faccia senza prima preoccuparsi di mettere tutto in regola e avere tutti i requisiti», dichiara il presidente della Commissione Stefano Vignaroli.