INU, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Re Soil Foundation e WWF scrivono ai Ministri Cingolani e Patuanelli: “La legge europea sul suolo chiama l’Italia. Al Consiglio dei Ministri UE dell’Ambiente (ndr: 20 dicembre 2021) sostenete la road map proposta dalla Commissione” .

 

 

“La Commissione ha fatto il suo. Che faranno gli Stati membri?”

“Il Green Deal è l’occasione per avere finalmente una norma di diritto europeo che si faccia carico del crescente stato di degrado e di consumo dei suoli. La Commissione ha fatto la sua proposta, che sarà ora in mano agli Stati membri. L’Italia deve giocare la sua partita, sostenendola nelle stanze dell’eurodiplomazia, affinché nel Consiglio Europeo prevalga la linea favorevole alla nuova normativa”, è l’istanza delle Associazioni ai due Ministri che saranno presenti ai tavoli di discussione a Bruxelles.

Secondo i dati della Commissione Europea, nella UE il 70% dei suoli versa in una condizione più o meno grave di degrado. Ciò comporta perdite valutabili in oltre 50 miliardi di euro all’anno, sia per le mancate produzioni agricole sia per l’aumento del rischio idrogeologico. Inoltre il consumo di suolo, pur rallentato, a seguito della crisi del settore delle costruzioni, continua. La cementificazione interessa oltre 60mila ettari, ogni anno, in tutta Europa. L’Unione ha già da tempo fissato un obiettivo di consumo di suolo zero da raggiungere entro il 2050. Ma in mancanza di una normativa non esistono obblighi vincolanti per far sì che Stati Membri e gli enti territoriali concorrano al perseguimento di questo obiettivo.

Non ci può essere un nuovo flop.

In passato, nel 2014, la Commissione Europea era stata costretta addirittura a ritirare una proposta di direttiva europea sul suolo che era stata presentata ben 8 anni prima. Decisiva per l’insabbiamento fu l’opposizione di cinque grandi Stati membri, tra cui il Regno Unito e la Germania. Questa volta il percorso sembra essere meno accidentato: la protezione del suolo è un tema chiave del Green Deal Europeo e delle sue strategie.

Lo scorso aprile il Parlamento Europeo, a larghissima maggioranza, ha inoltre votato una risoluzione che impegna la Commissione a presentare una proposta legislativa sul suolo. Le scorse settimane i ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente di 10 Stati membri hanno sottoscritto un documento di forte appoggio ad una norma europea sul suolo. Del gruppo fanno parte Spagna, Portogallo, Cipro, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Belgio e Romania. L’Italia è invece assente.

Agire per evitare un salasso da (almeno) 80 miliardi di euro

Ora è il momento che anche il nostro Paese faccia la propria parte. “Chiediamo ai nostri ministri di assumere un ruolo protagonista nella discussione sul sostegno alla proposta legislativa per la protezione del suolo” si legge nella lettera.

Il documento ricorda tra l’altro che la copertura artificiale del suolo in Italia avanza ad un ritmo di 2 metri quadri al secondo. L’ISPRA inoltre valuta che, se non si inverte questa tendenza, il nostro Paese dovrebbe affrontare un costo tra gli 81 e i 99 miliardi di euro per la perdita dei servizi ecosistemici tra il 2012 e il 2030. “Non possiamo essere spettatori anche questa volta” commentano le sei associazioni. “La protezione del suolo è un tema strategico per il nostro Paese, che affronta diverse forme di grave degrado e perfino di rischi di desertificazione, e che ancora, dopo anni di discussioni dalla presentazione della prima proposta di legge nel 2012, non si è dotato di una propria legge per fermare il consumo di suolo?” (fonte resoilfoundation.org)