In relazione al sequestro di beni, disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina ed eseguito, nel mese di marzo 2010, dai Carabinieri del R.O.S. nei confronti dell’imprenditore Alfio Giuseppe CASTRO, 58enne, originario di Acireale (CT) ed attualmente collaboratore di giustizia, alcuni giorni addietro la citata Sezione Misure di Prevenzione ha emesso un decreto definitivo di confisca dei citati beni, che ha interessato tre imprese di costruzioni ed il relativo patrimonio aziendale, una villa, quattro appartamenti, diversi autoveicoli, una proprietà fondiaria dell’estensione di circa 10 ettari, e numerosi conti correnti bancari, per un valore complessivo di circa 18 milioni di euro.

Le indagini economico-patrimoniali, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, avevano permesso di accertare una forte sproporzione, tra l’ingente patrimonio individuato ed i modesti redditi dichiarati dal proposto e dai componenti del nucleo familiare, tale da non giustificarne la legittima provenienza dei beni in argomento. Alfio Giuseppe CASTRO, già condannato in via definitiva per mafia e ritenuto il referente, per conto della “famiglia mafiosa” etnea capeggiata da Benedetto “Nitto” SANTAPAOLA, delle attività criminali nel comprensorio di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), era emerso nell’ambito dell’operazione antimafia c.d “Vivaio” che, nel 2008, aveva determinato il G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a disporre la custodia cautelare in carcere nei confronti di 15 indagati per associazione mafiosa, estorsioni, danneggiamento e porto abusivo di armi ed altri reati. Successivamente, nel 2009, nell’ambito del procedimento, il G.U.P. dello stesso Tribunale rinviava a giudizio davanti alla Corte d’Assise di Messina 20 soggetti. Tra l’altro, nel 2000, il collaboratore di giustizia Salvatore CHIAVETTA aveva già chiarito che il citato CASTRO aveva assunto la funzione di “collettore” dei proventi delle attività estorsive perpetrate dall’organizzazione mafiosa riconducibile al SANTAPAOLA, assicurando che gli imprenditori estorti corrispondessero, attraverso i rapporti di subappalto dal medesimo opportunamente precostituiti, il prezzo delle estorsioni perpetrate in loro danno. Nonostante la condanna ad un anno e sei mesi di reclusione che ne era derivata, ed alla conseguente misura di prevenzione personale irrogatagli, Alfio Giuseppe CASTRO aveva mantenuto saldi rapporti con esponenti di vertice dei sodalizi mafiosi attivi nell’hinterland barcellonese, dove per circa vent’anni era stato impegnato in importanti appalti per il risanamento di alcune zone costiere. In tal senso, nel corso delle fasi dibattimentali relative all’operazione c.d. “Vivaio” attualmente in fase di celebrazione a Messina, la Corte d’Assise sta giudicando quanto emerso nel corso delle indagini a proposito degli stretti legami del CASTRO con elementi di spicco della criminalità organizzata barcellonese, quali Carmelo BISOGNANO e Tindaro CALABRESE, che avevano influito sull’organizzazione dell’estorsione organizzata nei confronti della “MEDITERRANEA COSTRUZIONI Srl” di Merì (Me), all’epoca impegnata in una grossa fornitura di inerti per conto della “SOCIETA’ CONSORTILE SCIANINA” nei lavori di ripristino delle gallerie ferroviaria ed autostradale, site in località “Tracoccia-Scianina” del Comune di Valdina (ME).
In tempi recenti, il CASTRO, ha reso dichiarazioni:
– alla Procura della Repubblica di Catania, che aveva attribuito allo stesso la responsabilità penale derivante dall’appartenenza all’associazione mafiosa catanese, nonché dall’aver posto in essere un’estorsione, aggravata ex art. 7 L 203/91, in concorso con Angelo SANTAPAOLA e Nicola SEDICI – entrambi uccisi l’1.10.2007 – in danno dell’impresa “SICILSALDO Srl”, impegnata nei lavori per la realizzazione di un metanodotto in provincia di Messina;
– divenuto collaboratore di giustizia, alla Procura della Repubblica di Messina, che ha utilizzato il suo contributo, insieme a quello dei altri collaboratori collaboratori Carmelo BISOGNANO, Teresa TRUSCELLO e Santo GULLO, nell’ambito dell’indagine denominata “Gotha”, dalla quale è recentemente scaturito un provvedimento cautelare nei confronti di 18 presunti elementi di spicco del sodalizio mafioso barcellonese.
Le fonti di prova assunte nel corso dell’indagine patrimoniale svolta dai Carabinieri del R.O.S., ed in particolare il potere del CASTRO di ripianare controversie tra le varie frange del sodalizio mafioso barcellonese per l’acquisizione delle più importanti commesse attive in quel comprensorio, hanno permesso ai giudici della prevenzione di riconoscere il suo ruolo di “promotore”, per la provincia di Messina, dell’organizzazione mafiosa catanese, sodalizio che, nel tempo, ha consentito a Alfio Giuseppe CASTRO di acquisire le “ricchezze” oggetto dell’odierno provvedimento di confisca.