L’emergenza coronavirus ha posto in essere una parziale battuta d’arresto anche alla tradizionale festa cittadina dedicata alla Madonna della Lettera.

Quest’anno niente processione del simulacro della Vergine per le vie del centro, le disposizioni anti-assembramento non lo consentono. Ci sono stati, invece, i Primi Vespri della Solennità nel tardo pomeriggio di ieri e ci sarà stamani la solenne pontificale nella Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, alla presenza delle autorità civili e militari e di una rappresentanza del presbiterio dell’arcidiocesi. Le funzioni saranno celebrate da mons. Giovanni Accolla, arcivescovo di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela e si svolgeranno alle ore 10:30 nel Duomo, la cui capienza sarà limitata a 200 persone, così come disposto dalle normative statali.
La giornata si concluderà con i Misteri meditati del Rosario, alle ore 21.

Ripercorriamo brevemente origini e storia di una festa che, a distanza di secoli, appare ancora estremamente radicata nel tessuto sociale messinese.
Il 3 giugno si celebra nella città dello Stretto la festa della Madonna della Lettera, da sempre patrona di Messina. La giornata dedicata al culto mariano prevede la processione del simulacro della Vergine, una statua d’argento della Madonna recante in mano la Sacra Lettera e posta su una varetta, anch’essa d’argento, al cui interno, in una pigna di cristallo di roccia, è conservata
la reliquia del Sacro Capello, la stessa che secondo la leggenda la Vergine utilizzò per legare la sacra Lettera.

Ma veniamo adesso alle origini della festa.

La tradizione racconta che nel 42 d. C. San Paolo, nel corso delle sue peregrinazioni nel Mediterraneo per diffondere la Buona Novella, approdò a Messina e qui iniziò a predicare la dottrina cristiana. Tale fu l’entusiasmo con cui fu accolta la sua parola che i messinesi, appresa la notizia dell’esistenza della Madre del Signore, inviarono a Gerusalemme un’ambasceria per rendere omaggio alla Madonna e chiedere la benedizione della città. Stando sempre a quanto tramandato dalla leggenda, la Vergine scrisse di suo pugno e consegnò agli ambasciatori una lettera, – poi arrotolata e legata con alcuni dei suoi capelli – nella quale benediceva Messina ed i suoi abitanti e si costituiva sua perpetua protettrice. Promettendo la sua eterna protezione alla città, Maria avrebbe scelto di essere la patrona dei messinesi e non il contrario.
Questa tradizione ha contribuito molto a radicare nella città il culto mariano, al quale si suole attribuire la diffusione, soprattutto a Messina e provincia, dei nomi Letterio e Letteria.

La frase finale della lettera, “Vos et ipsam civitatem benedicimus”, è ancora oggi riportata sul basamento della stele della Madonna della Lettera, la colonna votiva marmorea – alta 60 metri, con statua in bronzo dorato della Vergine – posta all’ingresso del porto sul cinquecentesco forte San Salvatore e voluta nel 1934 dall’arcivescovo di Messina mons. Angelo Paino. La lettera è andata perduta in uno dei tanti incendi che devastarono il Duomo nel corso della sua travagliata storia.