Si sono svolti stamattina nella Basilica di San Sebastiano, a Barcellona Pozzo di Gotto, i funerali di Giuseppe Milone, il ciclista diciassettenne morto tragicamente, mentre si allenava, in un incidente stradale a Gualtieri Sicaminò lo scorso 23 febbraio.

 

 

Presenti i rappresentanti delle autorità civili e militari locali. Il Sindaco Pinuccio Calabrò ha proclamato il lutto cittadino “quale manifestazione del cordoglio e dei sentimenti di partecipazione al dolore dei familiari di tutta la comunità barcellonese”.

Hanno partecipato all’ultimo commiato un gruppo dei compagni del Team Nibali, di cui lo stesso Milone faceva parte, insieme al Direttore sportivo Pippo Cipriano e al Team Manager Lillo La Rosa.

Nel rispetto delle regole anti-covid 19 è stato consentito l’accesso in Chiesa solo ai familiari, ai parenti e agli amici più stretti, ai compagni di scuola e alcuni insegnanti. Un numero ristretto rispetto alle tante persone che attendevano il feretro e la famiglia fuori dalla Basilica per l’ultimo saluto.

La dirigente scolastica dell’ITT-LSSA Copernico della città, Laura Calabrò, ha espresso un pensiero, un tributo a quella giovane vita spezzata, sottolineando che “gli amici, i compagni e quanti hanno voluto e continuano a volere bene a Giuseppe lo hanno descritto per come realmente era: buono, altruista, laborioso che si distingueva in ciò in cui si applicava. Un ragazzo felice di cui la famiglia va fiera”.

Un lungo silenzio interrotto solo da un commosso applauso ha accompagnato la bara bianca dall’altare al carro funebre, mentre palloncini bianchi e rossi venivano lasciati volare liberi in cielo.

Giuseppe Milone, classe 2003, viveva nella cittadina del Longano, era un ciclista, ed aveva conquistato, in sella alla sua mountain bike, il titolo di Re dell’Etna lo scorso 8 luglio. L’ambito titolo consiste nello scalare in bicicletta, in una sola volta e in un intero giorno, le sei salite dai vari versanti del vulcano attivo più alto d’Europa. E Giuseppe c’era riuscito superando i sei versanti e percorrendo 205 chilometri in 12 ore e 45 minuti, con un dislivello di 7000 m. Meta che nessuno dei suoi coetanei è riuscito a raggiungere.

Era uno di quei ragazzi perbene, altruista, che si distingueva in tutto ciò che faceva ed era apprezzato da tutti. Insomma un ragazzo dalla faccia pulita, con la passione per le due ruote e tanti sogni nel cassetto, strappato troppo precocemente alla vita e all’amore della sua famiglia.