160.000 soldati, 4000 aerei, 1100 mezzi da sbarco, 14.000 veicoli, 600 carri armati, 285 navi da guerra, due portaerei e 2.775 unità di trasporto.

Sono alcuni dei numeri, impressionanti, dell’operazione “Husky”, il più imponente sbarco militare nel Mediterraneo che tra il 9 ed il 10 luglio 1943 trasformò lo scenario delle coste orientali della Sicilia in “un mare nero di navi”, come segnalava al quartiere militare italo-tedesco di Enna un ricognitore italiano, suscitando l’ilarità dei militari che lo considerarono un pessimo scherzo.
È l’inizio della “Reconquista” dell’Europa ed il traguardo del percorso storico ricostruito e finemente analizzato da Alfonso Lo Cascio.

La passione per la storia, per la propria terra ed il desiderio di mantenere viva la memoria degli eventi guidano Lo Cascio in un’instancabile attività di divulgazione culturale svolta su diversi fronti. Uno di questi lo ha portato a scrivere un’interessante indagine storica che comprende il periodo che va dalla Conferenza di Casablanca (nome in codice Symbol), svoltasi dal 14 al 24 gennaio 1943, allo sbarco in Sicilia a luglio dello stesso anno.

Venerdì 4 settembre 2020 al Palcultura di Messina, il libro “1943: La Reconquista dell’Europa” di Alfonso Lo Cascio è stato al centro di un articolato incontro coordinato dalla direttrice della Biblioteca Regionale Universitaria di Messina, Tommasa Siragusa, che contestualmente ha organizzato un’esposizione di libri relativi all’argomento, di cartoline di Messina durante il periodo bellico e di giornali dell’epoca.

Hanno partecipato al dibattito: l’Assessore alla Cultura Vincenzo Caruso. Sabrina Patania presidente della BCSicilia-Messina, Domenico Interdonato direttore Unitelma Sapienza Polo di Messina ed, in video conferenza, Roberto Sciarrore dottore di ricerca in Storia dell’Europa presso l’Università Sapienza di Roma.

“Reconquista” è il temine che mette in parallelo la conquista dei regni moreschi musulmani ad opera delle forze cristiane ed è un gancio che l’autore lancia al lettore per poi guidarlo nella narrazione storica, che per quanto complessa, a volte persino intricata, non diviene mai eccessivamente tecnica.
Lo Cascio ha L’abilità dello scrittore di tradurre la cronologia degli eventi e la gran quantità di informazioni acquisite in un racconto storico, fedele e puntiglioso, che ha l’appeil dei migliori romanzi. Avvince e convince perché mantiene il giusto equilibrio tra i due momenti cardine della vicenda: l’intricata ragnatela di relazioni segrete tra gli alleati per preparare la reazione al totalitarismo nazifascista e, dall’altra parte, la fase in cui quegli accordi si concretizzano con l’imponente sbarco in Sicilia.

Alla densa trama l’autore aggiunge i particolari meno conosciuti delle vicende, mette a confronto le sfaccettature “psicologiche” di alcuni protagonisti, Churchill, Roosevelt ed Eisenhower, studiandone le dichiarazioni e le differenti visioni tattiche che si celarono dietro le scelte della Conferenza di Casablanca.
Il libro si legge con molta facilità, “tutto d’un fiato”, come hanno sottolineato i relatori, ma non è un libro “leggero”, tutt’altro. Offre spunti di approfondimento, è ricco di immagini che accompagnano la narrazione ed affronta apertamente la vergogna della nostra terra, la mafia, ricostruendone il ruolo nello sbarco e nei periodi successivi.

Conclusa la narrazione, resta aperto un difficile quesito (quasi un rimpianto): cosa sarebbe stata la Sicilia se si fosse messa in atto la prima opzione suggerita nel dossier del capitano W.E. Scotten, incaricato di stilare un rapporto sulla situazione siciliana: “La prima soluzione (il controllo della mafia) richiede un’azione fulminea e decisiva nell’arco di giorni o al massimo di settimane (…) e l’arresto simultaneo e concertato di cinque o seicento capifamiglia – senza curarsi delle personalità e delle connessioni politiche – affinché siano deportati, senza traccia di processo per tutta la durata della guerra…..“.

Purtroppo, le altre due opzioni del capitano Scotten: la tregua negoziata con la mafia o l’abbandono di qualsiasi tentativo di controllo ed il ritiro in piccole “enclaves”, appartengono già alla storia.