Al tempo in cui gli inglesi occupavano la Sicilia in funzione antinapoleonica veniva costituito il “Sicilian Regiment of foot”, altrimenti noto come “Sicilian Light Infantry Regiment” (Reggimento Siciliano di Fanteria Leggiera).
Per Londra la Sicilia non era soltanto una linea qualsiasi lungo il fronte, bensì un importantissimo snodo commerciale al centro del Mar Mediterraneo.

Nacque così l’idea di costituire un reggimento di indigeni al servizio di Sua Maestà Britannica, ritenuto indispensabile dopo la caduta di Napoli e l’occupazione francese di Reggio Calabria.

Nella primavera del 1806 il magg. gen. John Stuart, con approvazione di Ferdinando IV, istituiva il Reggimento siciliano dando a Messina avvio al reclutamento delle truppe sotto il comando del magg. Rivarola. In pochi mesi l’unità raggiunse i 700 uomini, con ufficiali inglesi o siciliani, che per motivi di servizio dovevano padroneggiare la lingua italiana.

Ogni soldato riceveva una lira di compenso ed una razione di pane e di carne”.

Il battesimo di fuoco a Maida, nel 1806, consentì alle forze di Stuart di riportare una significativa vittoria sui reggimenti del gen. Reynier, seguitando negli scontri in Egitto agli ordini del generale sir Mc Kenzie-Fraser e poi nella difesa di Alessandria nell’ambito dell’assedio turco. Successivamente il Reggimento viene trasferito a Malta per “difendere le sue bandiere fino all’ultima goccia di sangue”, si legge ancora su una targa marmorea scritta in italiano. Come riportato dal Di Maio nel 1813 l’Unità sbarca ad Alicante per prendere contatto con le truppe francesi del gen. Suchet e poi a Ponza ed a Corfù contribuendo alla loro conquista. Ancora nel 1815 a Napoli, in concomitanza con la restituzione del trono ai Borbone, ed infine di nuovo a Malta, dove nel 1816 il Sicilian Regiment venne sciolto con tutti gli onori per il coraggio dimostrato sui campi di battaglia. A quella data il Royal Regiment era formato da 10 compagnie di 100 uomini ciascuna.

Di notevole interesse storico, e di costume, l’uniforme riservata alle red coats siciliane:
“Le giubbe (habit-veste) erano rosse con mostreggiature verdi (verde scuro), mentre i risvolti della giubba erano bianchi con fregio, e le filettature delle tasche erano in verde scuro. Gli Ufficiali avevano le gallonature in filo d’argento (come anche alcuni sottufficiali di alto grado), mentre gli altri sottoufficiali e i soldati gallonature bianche, dieci brandeburghi bianchi a coppie di due e sempre per gli ufficiali in argento e il gallone reggimentale aveva una riga blù. Gli Ufficiali avevano come copricapo, verosimilmente, uno shakò cilindrico con piumetto verde e fregio d’argento consistente in una cornetta sormontata da una corona e sotto v’era un cartiglio recante la dicitura “Sicilian Regiment”. Per il copricapo nel regolamento si fa espressa menzione ad un “casco” (termine italiano per intendere un elmetto) modello “Tarleton”, portato dai dragoni leggeri inglesi fino al 1812. Il “casco” Tarleton si componeva di un corpo in cuoio bollito avvolto da un turbante di stoffa e con la visiera di cuoio tutti questi elementi di colore nero, così come la spessa ciniglia che sormontava l’elmo a guisa di cresta; il piumetto e coccarda verde venivano posti sul lato sinistro del “Tarleton”; solo per i chirurghi il piumetto e la coccarda erano neri. Pantaloni grigio chiaro in inverno e bianchi con la tenuta estiva. Gli Ufficiali e il solo Sergente Maggiore portavano la giacca a doppio petto, mentre per tutti gli altri era a monopetto. La bandoliera era di cuoio bianco con placca rettangolare, d’argento per gli Ufficiali e d’ottone per sottoufficiali e truppa; questa placca recava al centro una cornetta al centro sormontata da una corona e con sotto l’iscrizione in rilievo “Sicilian Regiment” il tutto racchiuso in un serto d’alloro. I bottoni, bombati, erano in metallo bianco portanti la corona circondata dalla medesima dicitura della placca. […] La tenuta da fatica per i soldati era una giubba grigia con mostreggiature verdi”.