Il mare… Sconfinatamente amava il mare, Cola, e i cerulei abissi e gli anfratti rocciosi e le sommerse scogliere scivolose d’alga di giada. E da uomo, pesce divenne, ché un dì Nettuno, nume del mare infinito, della madre di Cola il voto esaudì ”- così recita il Mito di Colapesce che, ieri sera, abbiamo avuto il piacere di ascoltare dalla voce dell’autrice dello spettacolo, la poetessa Francesca Spadaro.

La Chiesa di S. Maria Alemanna ha infatti ospitato un’intrigante rappresentazione sui miti siciliani dell’area dello Stretto in cui la stessa autrice, accompagnata dalle musiche di Gemino Calà e dalla danza di Rosanna Gargano, ha dato prova di grande estro, presenza scenica e intensità interpretativa. Lirica, musica, poesia e dramma si mescolano sapientemente, assieme all’italiano e al dialetto, in una performance ricca di pathos che riesce a catturare l’attenzione del pubblico presente in sala: dai primordi esordi della nascita di Trinacria fino all’alba terrificante vissuta dai messinesi il 29 dicembre del 1908. Fatti e storie dal forte valore identitario, ai quali Spadaro si accosta con originalità e con un verseggiare che si fa seducente gioco evocativo. Un mondo arcaico in cui affondano le nostre radici, ancora oggi inestimabile serbatoio di senso.

Presente l’Assessore alla Cultura Enzo Caruso che ha introdotto lo spettacolo, sottolineando l’importanza per la città di luoghi di aggregazione dedicati alla cultura: da S. Maria Alemanna, al Palacultura, passando per l’Arena Cicciò; l’obiettivo è recuperare anche Forte Ogliastri e il Museo di Gesso, con l’intento di farlo diventare Museo civico.

Una performance teatrale che si è tradotta nel libretto Canti dell’Aria, dell’Acqua e del Fuoco, edito da Armando Siciliano. L’evento, finora ha fatto tappa in diverse città siciliane, ma è nell’aria la possibilità di varcare lo Stretto per inscenarlo anche in altre regioni della penisola.

Da Peloria a Risa, passando per Scilla e Cariddi, Fata Morgana, Colapesce, I Vespri, Il terremoto del 1908: tantissimi i miti ai quali Spadaro ha dato voce, rendendo omaggio alla cultura mediterranea e al territorio dello Stretto –nelle parole di G. Rando, curatore della Prefazione del libretto- “dove lo scorrere dei secoli e dei millenni, gli sviluppi e i viluppi storici, il succedersi delle civiltà, lo scatenarsi dei cataclismi, lo scontro rovinoso delle faglie, gli sconvolgimenti delle guerre, delle pestilenze, della fame  e delle carestie, non hanno nemmeno intaccato la morfologia primigenia dei luoghi […] né svuotato di senso i miti primordiali”.