Cosa può accomunare la città di Messina e la città di Atene?

A parte la cospicua presenza di icone messinesi presenti nello stupefacente Museo di Arte Cristiana e Bizantina posto nel cuore della capitale, l’elemento che connette la città dello Stretto alla Πόλις ci porta in un tempo molto lontano, cioè nel periodo in cui la Sicilia era “Megale Hellas” e Atene rappresentava il principale polo di attrazione delle arti e delle scienze. Ed è curioso che un messinese si sia distinto in quella che è stata culla della civiltà e della cultura occidentale. Il suo nome era Dicearco e di professione faceva il filosofo.

Dicearco da Messina

Nacque nell’anno 350 a.C. in riva allo Stretto da un certo Fidia. Secondo quanto apprendiamo dagli storici della filosofia, fu uno dei più grandi discepoli di Aristotele. Alcune fonti attestano la sua presenza a Messana (antico nome di Messina) nel 300 a.C. dove pare tenne un liceo, ricalcando le orme e lo stile di quello aristotelico in Atene, molto noto e frequentato.
Amico di Teofrasto, esponente del vegetarianismo peripatetico, il suo pensiero viene per questo motivo associato a quello della scuola peripatetica. La scuola era strutturata secondo programmi e ordini di studio rigorosamente scientifici.
Perché la definizione di “peripatetica”? Perché il Perìpato non era altro che il lastricato del porticato interno del Liceo di Atene, dove Aristotele teneva le sue lezioni passeggiando con i suoi allievi.
Il pensiero dei discepoli di questa scuola si configurava non più in un atteggiamento di pura e semplice contemplazione del reale, bensì nel ritrovato senso di una più sistematica e concreta comprensione dei vari aspetti della realtà, ovvero la filosofia veniva declinata secondo i criteri della ragione e della scienza. Una totale comprensione, quindi, avvalorata significativamente dal dato scientifico, e non più sospesa tra l’ideale e il contemplativo.
Pochi sono i frammenti delle sue opere che sono giunti a noi: “Anima”, “Vita pratica” e “Mantica”, in cui l’autore sostiene la necessità di maggiore concretezza nel reale e la conseguente riduzione del valore della vita teoretica.

il liceo di Aristotele

Particolarmente significativi risultano i suoi saggi: “Su Alceus”, “Tripolitico”, “Stato di Grecia”.
Ma c’è un’opera che, più di ogni altra, mette in evidenza la grandezza di questo filosofo messinese: quest’opera si intitola “Itinerario intorno al mondo“. L’importanza è data dal fatto eccezionale che, per la prima volta, viene indicata la suddivisione topografica basata su meridiani e paralleli. Dicearco risulta, dunque, un innovatore in quanto introduce un sistema geometrico basato su un reticolato:  divide la terra conosciuta con una linea longitudinale che partiva dalle colonne d’Ercole ed arrivava al Caucaso indiano e con una linea ortogonale che univa Siene in Assuan con Lisimachia città sull’istmo del Chersoneso in Tracia. Altro importante frammento è certamente quello che Dicearco, sempre nell’ambito dei suoi studi geografici, ha dedicato alla descrizione del monte Pelio, situato a sud est della Tessaglia, nella Grecia centrale, e famoso per aver dato i natali al centauro Chirone, tutore di molti eroi panellenici, come Eracle e Teseo.
Dicearco, allora, non era solo un filosofo. Egli era anche uno scienziato, un geografo, un raffinato cultore, l’esponente massimo della primitiva cartografia, ma anche un mitografo (benché ciò sembri contrastare l’aspetto più squisitamente scientifico delle sue opere). E’ il suo poderoso bagaglio culturale che gli consente di tracciare un percorso di studi multidisciplinare, che lo pone nella condizione di essere ricordato come tra i più illustri cittadini della storia della città di Messina.