Si è concluso il Festival della Comunicazione di Camogli.

Una quattro giorni ricca di eventi e ospiti (tra cui A. Barbero, V. Capossela, M. Travaglio, M. Cacciari, D. Bignardi, P. Buttafuoco, P. Odifreddi) all’insegna del tema della #conoscenza, anelito dell’essere umano che desidera capire e capirsi, comprendere, scovare il senso, sondare la realtà, anche se – e forse soprattutto perché- essa appare contraddittoria e frammentaria. Conoscere oggi è l’ambizione che spinge a domandarsi con forza dell’origine della pandemia, delle possibili cure, dell’efficacia o della pericolosità dei vaccini. Il Covid ha risvegliato la nostra fame di scienza e, dunque, di conoscenza.

Parallelamente si levano idee, suggestioni, tesi fantasiose e pseudoscientifiche in netto contrasto con la scienza definita “ufficiale”. Da che parte stare? Come pronunciarsi in merito a qualcosa di cui non si è competenti?

 

 

 

Lo scorso sabato abbiamo partecipato a Camogli, in Piazza Battistone, all’incontro tenuto dall’immunologa Antonella Viola e dal divulgatore scientifico Federico Taddia, autori a quattro mani di Virus Game (edito da Mondadori), un testo divulgativo per ragazzi che ha l’intento di spiegare, con uno stile “rigoroso ma spettinato” (Taddia), il sistema immunitario.

La pandemia -spiega Viola – era un dato certo e atteso dagli scienziati di tutto il mondo, ai quali però mancava la previsione della data del suo inizio. La scienza ha assistito all’inadeguatezza della politica -commenta -che, al cospetto dell’emergenza, si è trovata impreparata e sguarnita, per lo meno nel nostro Paese, anche di un piano pandemico. La politica corre il rischio di travestirsi da scienza ed è lì – ma non solo- che si innestano fakenews e visioni distorte della realtà, contro le quali il sapere assolve, dati alla mano, una funzione demistificatrice.

Da febbraio 2020 mastichiamo tutti un po’ del lessico televisivo legato alla pandemia, conosciamo a memoria i nomi di professori, virologi, immunologi ed esperti che parlano di questo nemico pericoloso e invisibile. Dibattiti, confronti, interviste. Forse anche troppo. Comunicare e comunicare di scienza è importante, afferma Viola. Comunicare -continua- produce danni però quando si comunica male, quando si diffondono ansia e paura, utilizzando linguaggio bellico o quando si danno dei dati allarmanti come bollettini di morti o di contagi. Che si parli di scienza è un fatto sociale e la pandemia ha avuto l’effetto di riportare in auge temi che meritano risonanza e che non possono essere confinati alle comunità scientifiche (tra questi, citati da Viola, l’antibiotico resistenza e il surriscaldamento globale) perché ne va dell’interesse di tutti.

Possiamo dunque pronunciarci su ciò che la scienza sa, attendendo con fiducia ciò su cui -persino il sapere scientifico- non può ancora dire, evitando di imboccare gli apparentemente più rassicuranti sentieri oscurantisti. Il mondo di ieri non esiste più, “siamo in una nuova realtà -dice Viola-in cui c’è un nuovo virus”.

Il “nuovo” oggi fa ancora rima con mascherina, distanza sociale, vaccini e green pass.
E domani? Chissà… ce lo dirà la scienza.