La mostra inaugurata venerdì 22 novembre 2019 al Teatro Vittorio Emanuele ha una connotazione particolare rispetto al percorso sin qui seguito dal progetto “L’Opera al Centro”, curato da Giuseppe La Motta. Era già stata inserita nella programmazione del secondo semestre dell’anno, ma un evento inimmaginabile ha sconvolto i piani: la scomparsa dell’autore.

La morte di Claudio Militti, prematura e tragica, oltre a lasciare dolore e sgomento in quanti lo hanno apprezzato per le sue doti di artista e per le qualità di uomo, ha lasciato il vuoto delle “incompiute”.

La sua mostra era pronta, lui aveva individuato i quadri che sarebbero stati esposti e sicuramente ne aveva immaginato la disposizione nel foyer del Teatro, ne aveva pensato gli accostamenti e le contrapposizioni con l’attenzione che metteva nella creazione delle sue opere. Poi, il “Mistero” verso il quale – se pur perennemente smemorati – ci incamminiamo tutti.

La mostra a lui dedicata è il testimone ripreso dagli artisti e dagli amici per completare ciò che il destino non ha permesso. Certo, non si è affievolito il rammarico della perdita, ma trovarsi vicino ai suoi quadri, a parlare di lui come uomo e come artista, fa percorrere alla tristezza strade diverse. Allora ci si accorge che i legami d’affetto e d’arte hanno una consistenza “fisica” che riesce, almeno in parte, a colmare la mancanza della sua presenza.

Claudio Militti è tornato attraverso le parole di Giuseppe La Motta, visibilmente commosso, attraverso i pensieri del presidente del CDA Orazio Miloro, che ha sottolineato la poliedricità del Vittorio Emanuele che si adopera per sostenere e diffondere l’arte in tutte le sue forme. A questo proposito Miloro ha ricordato che nella stessa giornata si è svolta l’assegnazione del premio “S. Cecilia” al direttore d’orchestra Maurizio Arena.

Vincenzo Bonaventura

Vincenzo Bonaventura, con il consueto acume, ha delineato alcuni tratti dell’opera di Claudio Militti, evitando, volutamente, di entrare nel dettaglio più tecnico e accademico, lasciando così agli spettatori libertà di visione e di interpretazione, aggiungo anche di affidamento alla forte onda emozionale che si percepiva in sala. L’omaggio di Bonaventura all’artista, contenuto nel bel catalogo della mostra, ne illustra sapientemente il percorso creativo richiamando anche la personale “Utopie” tenutasi all’Orientalesicula nel 2011.

Alla realizzazione dell’esposizione hanno contribuito i figli di Claudio Militti e gli artisti Piero Serboli, Aurelio Valentini, Demetrio Scopelliti, Antonio Giocondo, Giuseppe Geraci e Josè Martino. Il catalogo, realizzato anche con il contributo delle Officine Grafiche Faccini, contiene l’affettuoso ricordo di Massimiliano Gugliandolo e le dettagliate riproduzioni fotografiche di Fabrizio Militti.

La mostra potrà essere visitata dal 22 novembre al 3 dicembre nelle fasce orarie 10-13 / 16-19 escluso il lunedì.