Abbiamo intervistato Ilaria Centorrino, giovane e talentuosa organista, già ospite ai nostri microfoni lo scorso anno.

D. Ciao Ilaria e ben ritrovata ai nostri microfoni. Grazie per averci concesso questa intervista.
R. Grazie a voi, è un piacere e un onore!

D. Domanda di rito: come hai trascorso questo periodo di lockdown?
R. Per noi musicisti fondamentalmente quello che conta è avere uno strumento a casa e i libri dove poter studiare. I concerti e gli eventi purtroppo sono saltati per ovvie ragioni. Hanno chiuso anche i Conservatori, anche a livello universitario la situazione è rimasta in stallo. Questo però mi ha consentito di non restare totalmente ferma e, anzi, di portarmi comunque avanti con il lavoro, studiando nuovi brani e, in generale, facendo cose che prima ho dovuto trascurare per i numerosi impegni. Io viaggio molto, in Italia e all’estero, per fare concorsi e concerti; conduco una vita un po’ frenetica, quindi ho approfittato della situazione… diciamo che ho cercato di cogliere il lato positivo.
È stata una pausa non voluta, che ha stravolto i miei piani: non ci fosse stato il lockdown avrei sicuramente terminato i miei studi al Conservatorio.

D. Per quanto riguarda i tuoi futuri impegni, hai in mente dei progetti musicali?
R. L’anno scorso ho pubblicato un disco per la Urania Records, che si intitola “Italian Influences for organ”, e riguarda le influenze della musica italiana in quella barocca tedesca. Adesso ho intenzione di fare un DVD con musiche solo per pedale, cioè dove non vengono utilizzate le mani per suonare l’organo ma si usa soltanto la pedaliera. Anche con i piedi si può creare una bella melodia! È faticosa ma piacevole soprattutto da vedere e da ascoltare, ed è anche un’idea originale. Non capita spesso di vedere una cosa del genere. È tuttavia un’idea in fase di lavorazione.

D. Per quanto riguarda invece gli eventi a cui parteciperai a livello italiano ed estero?
R. A breve avrò un concerto a Carrara, ma ne seguiranno altri in giro per il nord Italia, che ha una cultura organistica molto più attiva rispetto a quella del sud. Sarò impegnata in vari concorsi a Udine, a Venezia, una città sempre molto ben disposta a far conoscere i giovani organisti. L’organo non è uno strumento musicale particolarmente apprezzato in Italia, è più di nicchia. Per quanto riguarda l’estero, invece, attendo le ammissioni per partecipare alla selezione di alcuni concorsi. Avrei dovuto esibirmi in un concerto suonando un organo bellissimo a trasmissione meccanica la scorsa settimana a Porto, in Portogallo, ma purtroppo anche questo è stato rinviato.

D. Secondo te perché la cultura organistica non è così popolare nel sud Italia?
R. A mio parere non è così sentita perché manca la figura professionale dell’organista. Faccio un esempio: all’estero un organista gode di una serie di privilegi, come l’avere un parcheggio personale, ed è anche ben retribuito. È una figura di riferimento per il servizio che svolge a beneficio dell’intera comunità durante la celebrazione liturgica. Qui invece non di rado accade che la sua figura venga sostituita dal pianista acquisito e la conseguenza è la banalizzazione di questo mestiere. In passato, fino al Settecento, l’Italia era la patria della cultura organistica. Col tempo questa scuola ha perso vitalità. Se l’organista non viene pagato a dovere per svolgere determinati servizi, è logico che ne risenta la qualità. In Conservatorio molti docenti provano ad incoraggiare i giovani musicisti ad avvicinarsi a questo strumento così particolare, esattamente come ha fatto con me il mio insegnante, il Professor Emanuele Cardi, che ringrazio per avermi avviata allo studio di questa meraviglia.

D. È importante trovare qualcuno che sappia indicare la strada giusta e capire cosa fare. Ecco, tu cosa vuoi fare da grande?
R. Il mio obiettivo principale è quello di crearmi una carriera in ambito musicale. Una corriera concertistica prevalentemente all’estero, ma anche in Italia per poter esaltare lo sterminato patrimonio musicale di cui disponiamo. Mi piacerebbe anche insegnare in Conservatorio per poter trasmettere ai giovani tutto quello che ho imparato in questi anni. So che la strada è ancora molto lunga, ma solo studiando e perseverando si possono realizzare i propri sogni.