A cinquant’anni dalla morte del grande poeta, ricordiamo la vita e le opere di uno dei poeti più influenti del Novecento.

Giuseppe Ungaretti nasce l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori trasferitisi lì per lavoro, dal momento che il padre lavorava alla costruzione del canale di Suez. Giuseppe avrà sempre un ricordo profondo del deserto che osservava nella sua città di infanzia. Rimasto ben presto orfano del padre, la madre fa di tutto per garantirgli una buona educazione scolastica.
Frequenta l’Ecole Suisse Jacot, ed è lì, tra i banchi di scuola, che scopre la passione per la letteratura.

Nel 1912 si trasferisce in Francia per studiare nella prestigiosa università della Sorbona. In quegli anni stringe amicizia con i nomi più importanti della letteratura europea.

Nel 1915 si arruola volontario in fanteria per lo scoppio della Grande Guerra: sarà questa straordinaria e drammatica esperienza al fronte, circondato dalla morte, che lo spingerà a scrivere «lettere piene d’amore», poesie lapidarie che confluiranno nella raccolta “Il porto sepolto”, pubblicata prima a Udine in pochissime copie, grazie all’amico Ettore Serra. Una seconda edizione è datata 1923, con l’introduzione di Benito Mussolini.

Nel 1919 pubblica la raccolta “Allegria di naufragi” e l’anno successivo sposa Jeanne Dupoix, un’insegnante di francese, dalla quale ha due figli Anna-Maria e Antonietto.

Viaggia moltissimo tra il 1931 e il 1933, poiché inviato all’estero da «La Gazzetta del Popolo». In quegli anni pubblica la raccolta “Sentimento del tempo”. La sua fama cresce e durante una visita in Argentina, nel 1936, gli viene offerta la cattedra di Letteratura Italiana presso l’Università di San Paolo, che terrà fino al 1942, quando ritorna in patria per insegnare Letteratura Italiana Contemporanea alla Sapienza di Roma e viene nominato Accademico d’Italia.
La perdita del fratello e soprattutto quella del figlio Antonietto lo conducono a scrivere la raccolta “Il dolore“, pubblicata nel 1947.

Si spegne a Milano nel giugno del 1970.