Libiano  Libiamo, ne’ lieti calici” ….e, prendendoci una licenza interpretativa, brindiamo al Teatro Vittorio Emanuele che ricomincia a vivere.

Fino a qualche tempo fa le prospettive erano tutt’altro che rosee, tra nomine fluttuanti e nomine mancanti, problemi finanziari e diatribe amministrative, l’unica cosa certa era la stagnazione dell’attività artistica.

Se questo bel Teatro ha ricominciato a vibrare di note è grazie all’azione caparbia dei direttori artistici- Celi e Pappalardo – che hanno continuato a costruire il percorso culturale che vedremo nella nuova stagione e grazie alle componenti amministrative, per citarne alcune: il presidente Fiorino e le ultime nomine, il commissario ad acta Daniela Lo Cascio e il sovrintendente Gianfranco Scoglio.

Si ricomincia saldando un “debito”, infatti “La Traviata” andata in scena venerdì 16 novembre era stata programmata nel cartellone della precedente stagione, ma la mancanza di mezzi finanziari ne aveva impedito il debutto.

Le promesse – tra gente seria – sono un impegno che va onorato. E così è stato con l’opera di Giuseppe Verdi, che in origine doveva essere intitolata “Amore e morte”, poi dirottata verso “La Traviata” per le imposizioni della censura, come la retrodatazione al XVIII secolo, per fortuna, velocemente accantonata.
Per seguire il trend, cominciamo dalla fine. Lo spettacolo è stato applaudito a lungo dal numeroso pubblico. Il Teatro Vittorio Emanuele, pressochè al completo, ha tributato le maggiori attenzioni al baritono Giuseppe Altomare, in scena Giorgio Germont padre di Alfredo, alla protagonista Elvira Fatykhova nel ruolo di Violetta Valery e ad Alfredo proposto da Roberto Iuliano.
I direttori dell’Orchestra, Carlo Palleschi e del Coro Lirico “Francesco Cilea”, Bruno Tirotta sono stati calorosamente apprezzati per il tangibile e faticoso lavoro di costruzione di un opera da sempre tra le più rappresentate, quindi, particolarmente esposta agli strali degli specialisti della comparazione critica.

Elvira Fatykhova

“La traviata”, come le opere immortali, non porta in scena solo un racconto. La storia della cortigiana divorata dalla tisi e del suo unico amore puro, il pusillanime Alfredo, non avrebbe retto il peso delle trasformazione sociali e culturali, sarebbe già sprofondata nell’anacronismo. Il racconto è l’elemento più piccolo rispetto ad una costruzione musicale di immensa bellezza. Poi tocca agli interpreti creare in scena la magia, quell’incanto che rapisce dal momento presente e catapulta nella storia. Un tempo “sospeso” dove si gioisce e si soffre con i protagonisti, si sussurrano le arie conosciute, ci si emoziona.

Questa “Traviata”, con interpreti di alto livello e scelte coreografiche, alcune molto interessanti per il dinamismo scenico come la danza di due giovani innamorati durante il preludio del terzo atto, ha creato una magia che si è andata gradatamente estendendo a tutto il pubblico.
Non un impatto folgorante, ma una partecipazione emotiva che è andata crescendo. Tra il pubblico e sul palco.

L’opera lirica, come la musica (quella degna del nome) come il teatro (quello degno del nome) non creano assuefazione, bensì allenano ad un’emotività positiva che si traduce in ricchezza per la persona.
Il Teatro, vissuto come in questa serata d’arte, è un’ottima palestra.

Domenica 18 novembre 2018 alle ore 17.30 e martedì 20 novembre 2018 alle 21.00 le due repliche.