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É una commedia siciliana dal sapore antico a concludere la stagione degli spettacoli in abbonamento del teatro Vittorio Emanuele. “L’altalena” di Nino Martoglio, andata in scena per la prima volta nel 1918, riporta sul palco le scene e le atmosfere di fine ottocento con una storia che riprende i canoni classici della commedia dialettale e dello sceneggiato.

Questa riproposizione, sotto la regia di Giuseppe Romani, porta sulla scena alcuni dei più grandi interpreti del teatro dialettale come Guia Jelo, Miko Magistro e soprattutto Tuccio Musumeci, che hanno dato ampia dimostrazione della loro bravura. La vicenda racconta la storia della giovane Ajtina, orfana, che ha una relazione con Mariddu, ma questi diventato improvvisamente ricco grazie all’eredità ricevuta dallo zio prete, si disinteressa completamente della sua sorte. Ajtina, sconsolata cerca conforto nella famiglia del fidanzato, dove trova come unico appoggio il fratellastro, Neli, che si dimostra premuroso e attento. La difficile situazione familiare viene alleggerita dalla presenza di Ninu e Pitirru che bazzicano sempre nella bottega di barbiere di cui Neli è il proprietario. Quando in un momento di rabbia Ajtina viene ferita da Mariddu che finisce in carcere, l’interessamento del fratellastro nei suoi confronti diventa sempre più evidente a finalmente la giovane capisce quale sia il vero amore della sua vita. Risate e gag sono gestite soprattutto dalla coppia Miko Magistro e Tuccio Musumeci che interpretano Nino e Pitirru, i due garzoni del barbiere Neli, interpretato da Angelo Tosto, particolarmente brava è stata anche Luana Toscano che ha impersonato Ajtina così come Guia Jelo che ha portato sulla scena la Za Sarà; gli altri interpreti sono Emanuele Puglia, Nellina Laganà, Franco Colaiemma, Salvo Scuderi e Carmela Buffa Calleo. L’ironia di stampo popolare è accompagnata da una sottile satira che riprende le idee socialiste dell’epoca e le difficoltà del mondo moderno ma non abbandona l’atmosfera tradizionale di un tempo ormai svanito ma che è rimasto nell’immaginario collettivo. Il pubblico a fine spettacolo ha appassionatamente applaudito gli attori, che nonostante la lunghezza della performance, quasi due ore e trenta, hanno coinvolto gli spettatori fino alla fine.