L’arte per la vita: Giuseppe Zona, pittore e scultore siciliano ed il senso di libertà, unito al bisogno di ritornare nella sua Sicilia,
Il ricordo delle più belle opere del grande artista del Novecento nel racconto della figlia MariaLia.

Un’intervista sentita, avvincente ed esaltante è quella con MariaLia Zona, figlia di uno dei più grandi pittori Siciliani del Novecento, Giuseppe Zona.

Si commuove, quando parla del padre.
Più volte la voce sembra trattenuta da mille emozioni. Ripercorre una biografia che lei e la sua famiglia conoscono bene, ma che molti ignorano. Inizia dal senso di estrema libertà di pensiero e parola che era propria del pittore, nato nel 1920 e morto nel 1996. Avrebbe compiuto cento anni nel 2020 ed è per questo che la figlia percepisce nella memoria il suo timbro di voce.

Ricorda l’austerità, che a volte diventava anche prepotente egoismo nel comprendere gli altri, ma che faceva trapelare una vera fragilità di uomo. Non fu grande esempio di marito, nè di padre, non perchè non amasse la sua famiglia. Era l’arte che veniva prima della stessa famiglia, a cui rinunciò per seguire il suo primo amore, la pittura. La sensibilità nei confronti degli altri spiccava nell’ animo di bambino, come tutti gli artisti, un bimbo mai cresciuto.

Era genuino. Amava dire sempre la verità, non riuscendo mai a dire bugie, poichè odiava l’ipocrisia.

Lo scudo era esprimere il suo pensiero senza compromessi, dunque spesso odiato perchè diretto, ma tormentato. La sua tracotanza e l’irascibilità poi lo facevano divenire misantropo, isolandosi e ricusando anche chi lo amava. La vena artistica si era manifestata già nell’infanzia, come bisogno interiore. Per lui i pennelli e la tela bianca erano come anelanti ed ansiosi di accogliere i preziosi lavori, in quanto dava l’impressione di sapere già cosa dipingere. Fu il fratello Salvatore, maggiore di lui, che negli anni 40 insegnante di Educazione artistica a Sassari, lo incoraggiò a studiare, a partire per la Sardegna, a diplomarsi nella Scuola d’arte e a dipingere con più estro. Più volte fu isolato durante i concorsi per l’incredulità, da parte dei Commissari, della sua particolare bravura. Diffidando il talento spiccato del giovane artista ventenne, si credeva che proprio Salvatore potesse aiutarlo. Peppino, come affettuosamente tutti lo chiamavano, diede prova subito della sua maestria. Ereditò anche l’arte della ceramica e fu catalogato dal pubblico “ Maestro ceramista”. Incline alla pittura e al grande amore per i pennelli si impose come Magistro talentuoso. Negli anni sessanta, appena sposato con Domenica Arrigo, più giovane di lui di circa vent’anni, emigrò a Torino, città che gli piaceva per le sue bellezze, ma alla quale non si affezionò mai. Al contrario lavorò per diverso tempo in Lombardia a Milano, città che amò dal primo istante e che portò sempre nel cuore. Qui conobbe e frequentò grandi artisti, come Migneco e Manzù.

A Barreggio lavorò In una fabbrica di ceramica che lo designò suo pupillo.

Lì nacquero preziosi lavori. Giuseppe non era uno speculatore; avrebbe dovuto avere qualcuno che lo guidasse negli affari, ma neanche il fratello era in grado di guidarlo, anche lui poco adatto ad esplicare il commercio. Erano gli anni d’oro…frequentava la zona Brera di Milano e fu in quel periodo che conobbe il grandissimo pittore Guttuso, con cui come racconta MariaLia Zona, divenne molto amico. Spesso andava a trovare l’amico Migneco, che all’epoca era agli esordi e viveva in una soffitta. Fu proprio lui alla repentina decisione negli anni settanta di voler tornare in Sicilia, che implorò Zona a non farlo, perché il suo talento sarebbe andato perduto. La Sicilia è terra d’amore, non di successo, gli diceva. Giuseppe era troppo spaventato dalla popolarità e dalla grandezza della metropoli. Non credeva molto nel suo talento. Era umile e voleva stare nell’ombra come i più famosi artisti. Tanto si sentiva incompreso. Nessuno potè fermarlo neanche l’amore per i suoi figli…che nel tempo si sentirono traditi, come dalle parole di MariaLia. Con il fratello Salvatore, che in punto di morte ai suoi genitori aveva promesso di prendersi cura di Peppino, ripartì definitivamente per la Sicilia. Per un po’ di tempo andò a vivere al suo paese natìo, Castanea delle Furie(Messina); in seguito a Messina città, dove rimase fino alla morte. I temi delle sue opere sono principalmente i cavalli segno di vitalità ed anche nudi ed un relitto di barca. Esse probabilmente erano la sfiducia, il degrado e deterioramento che lui vedeva nell’umanità e nel suo animo . I suoi quadri parlano da soli…Artifex animae, fu artefice dell’anima, l’artista Zona. I quadri più belli della sua maggiore produttività vibrano dagli anni sessanta agli anni settanta. Lo scrittore Diego Curtò che scriveva per lui le recensioni, un giorno lo invitò ad affidargli un quadro per la partecipazione ad una celebre mostra internazionale europea. MariaLia ricorda che il padre, alterato, ne prese uno a caso senza cornice e glielo diede. Fu così che partecipando, più per accondiscendere l’amico che per altro, alla mostra internazionale arrivò secondo. La figlia rimpiange il riscontro mai effettivamente raggiunto dal punto di vista economico, ma apprezza il talento riconosciuto dal lato artistico in tutto il mondo.

Sono da ricordare nel 1987 i famosi pannelli di Savoca, paese della provincia di Messina, con ceramiche stupende.

L’ascendenza del fratello Salvatore fu tale, che riuscì a far prevalere ogni altra decisione. Lui amava Mimma (come da tutti chiamata) e i tre figli, ma non era capace di dimostrazioni reali e poi…la pittura era la sua vita. Prepotentemente tornò nella sua terra, rinunciando alla moglie e ai suoi tre figli, Laura ora 53 anni, MariaLia 51, Lino di 48.

Ogni tanto andava a trovarli a Torino, ma per poco; poi tornava in Sicilia. Fu la moglie che prese in mano le redini della famiglia e portò avanti “la barca che il pittore- scultore aveva fatto naufragare”, come sostiene con rassegnazione la figlia. Nel tempo anche il rancore dell’infanzia travagliata è scomparso, lasciando spazio alla nobiltà d’animo dell’artista che prevale su quella di padre. Tra le opere più belle si rammentano : Le donne di schiena che la figlia custodisce preziosamente; mentre negli ultimi anni completò un quadro intitolato “I mostri della coscienza”, in cui sicuramente sentendosi solo, dava sfogo alla sua coscienza mai appagata; il quadro “Composizione” partecipante alla biennale di Venezia, invece, è quello che la famiglia vorrebbe donare a qualche importante ente o istituzione in Italia o all’estero per suffragare la memoria di Zona. Dalla sua morte MariaLia coraggiosamente prende in mano le redini della raffinata e numerosa raccolta di quadri e tiene i contatti con tutti gli organi interessati al ricordo del grande artista. Ultimamente sta collaborando nella realizzazione di un libro con Nino Genovese, scrittore e critico cinematografico messinese, dove Giuseppe viene ricordato insieme ad altri artisti.

Diventa seriosa al pensiero che il padre negli ultimi anni della sua vita mostrasse stanchezza e delusione, forse per tutto quello che non era riuscito a dare e a fare. I tre quadri dell’ultimo periodo, che riportano l’impronta della sua mano, forse per donare la sua arte in eredità, sono : “Grande battaglia”, della sorella Laura ed è incompiuta ; “I mostri della coscienza “ andata al figlio Lino; “I naufraghi”, andato a MariaLia, appunto, con la barca che all’interno mostra una famiglia naufragata.

Sono momenti di emozione vissuti dalla donna, che rimpiange di non averlo potuto ricondurre a Milano.
Avrebbe voluto dargli la gioia di rimanere nella metropoli del suo cuore e di riscattarsi del prestigio post-mortem.

Oggi lo ringrazierebbe per il tessuto interiore che le ha tramandato. All’estero e ora anche in America la produzione artistica del grande pittore Giuseppe Zona è riconosciuta, tuttavia la grandiosità sta nell’amore immenso di costruire quel mondo interiore pieno di contrasti che riportava sulla tela. Con gli Italo-americani, tanti erano amici e conoscenti, aveva in comune l’amore viscerale, innato, nei confronti della sua terra, la Sicilia, in particolare per il piccolo paese dei Monti Peloritani, Castanea delle Furie. Peppino lo amava; si sentiva al sicuro chiudendo il cancello di casa, lasciando il mondo fuori, con tutti i problemi al di là. La lunga e toccante intervista si conclude con il desiderio di far rimanere vivo l’artista nella memoria dei posteri. Orgogliosa di essere la figlia di uno tra i più rinomati pittori siciliani del novecento, si augura che le opere di papà possano diventare fonte di studio per artisti, curiosi e critici d’arte.

Sono loro che avranno occhi per guardare in profondità le originali e ineguagliabili tele. Il 2020, anno tragico per altre situazioni a causa del Covid, è quello in cui si festeggia il centenario dalla sua nascita, che, purtroppo, non è stato gratificato dalle mostre in suo onore, impossibilitate ad effettuarsi. MariaLia conclude con la promessa che l’Ars pittorica di Giuseppe Zona entrerà nel cuore, non solo dei suoi amici siciliani, ma anche all’estero. Sono loro che lo hanno amato e che attraverso i propri figli, nipoti e amici coglieranno nelle sue produzioni percezioni, sentimenti, sensazioni e l’ interiorità di un uomo che ha donato sè stesso per l’arte, che non deve andare assolutamente perduta. L’ultimo invito è che la storia della vita dell’artista possa allettare qualche famoso regista cinematografico, anche in America, per immortalare per sempre ”Giuseppe Zona” e renderlo universale.

– I° Premio “Medaglia d’Oro” Mostra Internazionale di ceramica, Messina 1952

– Mostra Nazionale ceramiche Caltagirone (CT) 1952

– II Premio di Pittura della Mostra Internazionale, città di Messina 1953

– II Premio con “Medaglia d’Argento” Mostra città di Naso 1958

– Vincitore del concorso per i pannelli “La pesca” ed il “Terremoto del 1908” per il palazzo della “Camera di Commercio” di Messina 1960

– Mostra Nazionale Ceramiche Messina 1962

– Esecuzione di grandi pannelli di ceramica (basso rilievo) al “Riviera Grand Hotel” Messina 1964

– Personale di ceramiche “Galleria Il Fondaco” Messina 1964

– Tavolozza d’Oro “ Il Fondaco” Messina 1965

– Personale di Pittura e ceramiche alla Galleria “La Varesina” Varese 1965

– Estemporanea Bormio 1965

– Personale di pittura Galleria “Il Cannocchiale” Milano 1965

– Personale di pittura e ceramiche al Circolo Artistico “Città di Messina” 1966

– Pittori del “Fondaco” Ragusa 1966

– Personale di pittura e ceramiche città di Milazzo (ME) 1966

– Arte Sacra “Circolo Artistico Messina” 1967

– Personale di pittura e ceramiche “Istituto Soferino” Milano 1968

– II personale Galleria “Il Cannocchiale” Milano 1968

– Mostra di ceramiche Galleria “Il Fondaco” Messina 1970

– Premio al Riconoscimento Artistico alla Mostra del Cinema dello Stretto 2009 Messina

I suoi lavori figurano presso Enti Pubblici e Privati e collezioni d’Arte in Italia e all’Estero.

BIBLIOGRAFIA

Cataloghi delle sopraccitate personali collettive nazionali ed internazionali.

BRITIUM- Regio calabria 1949

LA REVUE MODERNE DES ARTS ET DE LA VIE- Paris 1949

LA LUCERNA – Vittoria 1950

GIRASOLE – Messina 1953

PARLIAMOCI – Milano 1968/1970

IL PUNTO – Palermo

Catalogo delle quotazioni della pittura Europea contemporanea
Milano 1969/70/71/72

BOLAFFI – Torino 1970

Dizionario “COMANDUCCI”- Milano 1971

I.D.A.F. – diffusione delle Arti Figurative – Milano 1971

LA GINESTRA – Arte Italiana Contemporanea – Firenze 1971

Il QUADRATO – Catalogo delle quotazioni – Milano 1971/72

“OMAGGIO A GIUESEPPE ZONA” Catalogo 1