Decifrare la Sicilia con le lezioni dello scrittore siciliano.

“Ciascuno deve essere testimone del proprio tempo”. Questa è la lezione dello scrittore di Racalmuto del novecento, Leonardo Sciascia.

Nel giorno della civetta, così esordiva: “La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù, non c’è più né sole né luna, c’è la verità.”
Estrae ciò che è complicato; lascia il semplice e raddoppia il piacere di vivere, anche nei fatti più terribili. Tanti siciliani hanno trascorso la fanciullezza con i libri di Sciascia, rispecchiandosi, come registi o attori delle sua sceneggiatura.

Attraverso le sue opere: Le parrocchie di Regalpetra, Il giorno della civetta, A ciascuno il suo, I mafiosi, lo scrittore siciliano, si è impegnato a dare lezioni civili e progetti di vita. Come sosteneva, Regalpetra, (nome inventato), ovvero Racalmuto, dove ha forgiato il suo romanzo, si può scoprire in qualunque paesino del mondo. C’è la sensazionale forza di catturare la piaga mafiosa in un’isola che negli anni Sessanta misconosceva l’esistenza e il mutamento del passaggio dalla campagna alla città. Era l’acconto della mafia “padrona ed erosiva” di “Cosa Nostra”.

A chi ha raccontato la Sicilia e scritto sulla mafia, Sciascia ha suggerito il metodo. Esso consiste nello scandagliare il fenomeno bruscamente, senza alterazioni dottrinali. In “Il giorno della Civetta” il mafioso, don Mariano Arena, fa la distinzione “uomini, mezzi uomini, ominicchi, quaquaraquà” per distinguere l’uomo che si fa rispettare, da quello che subisce in silenzio. L’interesse e la prudenza non possono circoscriversi come malìa e neanche indebolimento sociale. Il contatto non è gradito dagli esperti di quelli che combattono la mafia, tormentati dall’intransigente lotta tra il bene ed il male. Rigoroso è il racconto, le peculiarità, le conversazioni e il paesaggio, che ne fanno da cornice. Per decifrare la Sicilia è importante scoprire le lezioni lasciate da Sciascia. In Sicilia l’unica arma che paralizza i colpevoli e offre giustizia alle vittime sono gli scritti narrativi, i romanzi formalmente fantastici.

La simulazione letteraria, Sciascia, riconosce lampanti verità, che sfumano quando nella realtà si intuisce di averle manifeste. I giornalisti, studiosi, carabinieri, giudici nel loro arduo compito di attenersi ai fatti non sempre riescono a ghermire la dura verità in Sicilia, cosicché quella istituzionale, può diventare pura mistificazione. La verità sopravvive con la presenza delle opere scritte, ricordando “ A ciascuno il suo”. Tutti quelli che inseguono la verità, complici e corrotti, morti da “cretini” aspettano una giustizia, che forse non arriverà mai.
L’inganno, perciò, diventa “sistema”. In Sicilia la cultura dell’impostore è in mano al potere baronale, diventando falsificazione della realtà. Bisognerebbe cambiare il sistema della finzione e dei corrotti di un certo ambiente per vivere liberi, senza lacci mafiosi.

Come sostiene Leonardo Sciascia, solo così le istituzioni potranno allargare il loro desiderio di giustizia e legalità a quei costumi retrogradi dalle visioni distorte, legate alla legge del più forte. Il nostro apprezzato scrittore suggerisce che, solo così, nessuno potrà temere la piaga mafiosa, non ritenersi più reo dei colpevoli, ma sgombro da vincoli e siciliano vero