Dopo un breve assaggio di alcuni estratti presentati durante il concerto di Taormina dello scorso 27 settembre, è finalmente uscito il nuovo lavoro dell’artista britannico.

Su “The Bridge“, questo il titolo del 15esimo album dell’ex frontman dei Police, avevamo già qualche anticipazione: è stato concepito durante il periodo della pandemia; affronta tematiche molto profonde e trasversali (si passa dai rapporti sociali ai momenti di solitaria riflessione), tipiche dell’universo stinghiano; protagonista è sempre lui, l’uomo nella sua magnifica, multiforme complessità.

Ma a svelare tutti i segreti della sua nuova fatica discografica è stato lo stesso cantante, nell’intervista radiofonica rilasciata a Radio Montecarlo e andata in onda la scorsa settimana a poche ore dall’uscita dell’album: “Queste canzoni sono tra un posto e un altro, tra uno stato mentale e un altro, tra la vita e la morte, tra le relazioni. Tra le pandemie, tra le ere, politicamente, socialmente e psicologicamente, ognuno di noi è bloccato nel mezzo di qualcosa. Abbiamo bisogno di un ponte”.

Già, un ponte, per riprendere le fila di una quotidianità bruscamente interrotta, squarciata, lacerata da un evento extra ordinario, che ha rimesso in discussione le relazioni umane e il senso stesso della vita. E, dunque, di fronte all’incertezza, dinnanzi alla possibilità di perdersi da una parte o dall’altra di questi ponti sospesi, Sting compone 13 brani il cui tema centrale è la ricomposizione degli spazi vuoti creati dai turbamenti contemporanei.

Da eccelso pensatore qual è, Sting regala, a chi sa apprezzarlo, un altro bel disco su cui meditare.