Ducezio, il mitico condottiero siculo vissuto nel V secolo a.c., il primo a parlare di nazione siciliana e uno dei primi personaggi a capo di un gigantesco movimento che potremmo definire “nazionale”.

Originario di Neas, antico nome della città di Noto, è divenuto celebre per essere stato fautore di una Sicilia “indipendente”, cioè intesa secondo il concetto di collaborazione tra i greci di Sicilia, Siculi e Sicelioti.
Quando presto si accorse che i Sicelioti tentavano di imporre il loro dominio sulla cultura dei Siculi, si ribellò al potere greco di Siracusa (città guida della Sicilia greca) e, per reazione, formò una lega sicula di cui assunse anche il comando. La cerimonia avvenne attorno al tempio sacro delle divinità protettrici dei Palici.

Il tempio, situato tra Mineo e Palagonia, e sul cui frontone centrale campeggiava un’epigrafe in caratteri siculi, “La Sicilia ai Siciliani”, si poteva ammirare fino al XVI secolo.
Questo luogo è stato da sempre ritenuto sacro per tutti coloro che credevano nell’ideale del nazionalismo siciliano, al punto tale da essere stato teatro della riscossa nell’anno 214 a.c. e della guerra servile nell’anno 104 a.c.
Il principe Ducezio, che la leggenda descrive come un aitante condottiero, spesso raffigurato su di un cavallo bianco, nell’anno 459 a.c., al comando dell’esercito siculo iniziò la sua azione di riscossa contro l’esercito siracusano di Dinomede, figlio di Ierone, al quale sottrasse la citta’ di Inessa-Etna (l’attuale Paternò), distruggendola, e le citta’ di Morgantina , Henna, e di Kamarina. Nel 449, inoltre, l’audace condottiero dei Siculi, riuscì ancora a sconfiggere i greci acragantini conquistando la città di Motyon (forse l’attuale Vassallaggi).
Per un decennio, dunque, Ducezio dominò i Sicelioti, fino a quando la sua stella non conobbe il declino e iniziò a tramontare.
Poco dopo, a seguito della sua fine, le città di Siracusa ed Agrigento riconquistarono il loro potere.

Ducezio fu pesantemente sconfitto in una località chiamata Nome e questo evento permise agli akragantini di impossessarsi di nuovo della città di Motyon. 
Costretto all’esilio a Corinto, Ducezio, con uno stratagemma ingegnoso riuscì a tornare in Sicilia sempre più convinto delle sue idee politiche e fondò la città di Kale Akte, (l’attuale Caronia).

Dopo pochi anni morì e alla città di Siracusa risultò semplice imporre la civiltà siceliota a tutto il resto della Sicilia. L’ultimo baluardo siculo a cadere fu la città di Trinakia (località a nord dell’isola non bene identificata) che capitolò dopo lunga e strenua resistenza.