Il suo bel canto per gli italoamericani emoziona l’Italia e New York.

Un contatto in videoconferenza che fa percepire subito di conoscerlo da sempre. È Rodolfo Maria Gordini.
Sembra un amico ritrovato dopo tanto tempo. Simpatico, gioviale, si presenta in modo naturale. Si immagina più giovane della sua età, forse per la sua continua vicinanza ai giovani. Avverte di collegarsi in streaming per amore degli italiani, di quelli che lo conoscono, ma anche per farsi conoscere. Un’intervista interplanetaria in auto da remoto, con collegamento su Zoom. Rodolfo avvisa di dover parcheggiare in un’area per dialogare.

 

 

Capelli scompigliati, come i grandi artisti dell’alta musica, barba e baffi che sembrano dargli quel tocco di “nonchalance”. Un’artista completo e interessante anche come pittore. Il suo hobby, infatti, la pittura , dopo aver studiato all’Istituto d’arte. Inizia a raccontarsi e dichiara di aver compreso già da bambino quale mestiere avrebbe scelto da grande. In realtà è stato il mondo della musica ad innamorarsi di lui. Il bambino prodigio del Vigorelli di Milano aveva debuttato con Cino Tortorella, Mago Zurlì, ad otto anni, cantando “La donna è mobile”, aria di Verdi. Pensare che pochi giorni prima nello stesso luogo c’erano stati i Beatles. Era quello un santuario profano dello sport: il palcoscenico dello slancio e potenza.

Il 24 giugno 1965 si erano esibiti i Beatles su quel palco di velodromo, in occasione della loro unica tournée italiana. Lì in platea figuravano Mastroianni, Sordi e molti altri artisti italiani famosi. Da quella data memorabile e mitica il piccolo Rodolfo ne ha fatta di strada… Ritornando tanti anni dopo al velodromo, lo ha visualizzato molto più ridotto, rispetto a come lo aveva lasciato. È stato, da genio del canto, curioso delle esperienze degli altri artisti. In primis tramite le amicizie della sua mamma , amica (come riferisce Gordini) dei poker notturni di Adriano Celentano, cominciò a conoscere e frequentare il molleggiato e la moglie Claudia Mori. Figlio d’arte, il padre era stato il primo allievo del Tenore Tito Schipa. Nel periodo romano dei suoi genitori, il papà studiava da Tito e frequentava i salotti del bel canto. L’amore per la lìrica ha preso lo spunto da due personaggi. Uno facente parte della musica popolare e l’altro dell’opera. Sono personaggi che ha conosciuto e stimato. Il primo è Claudio Villa. Mentre gli altri ragazzi si appassionavano ai dischi delle stars internazionali rockettare, lui si appassionava a “Granada”, “Una casa in cima al mondo”. Belle canzoni e grande voce quella di Claudio, che l’ha fatto entusiasmare su quel genere. Il tenore rimasto indelebile è stato Giuseppe Di Stefano, che Gordini, affettuosamente, chiama Pippo. Siciliano, di Motta S.Anastasia, grande uomo e grande artista. Sono questi i due fari che hanno illuminato la vita del cantante Gordini. Dice di sentirsi uno spirito libero. Qualità che, in un certo senso, ritiene talvolta abbia intralciato il suo cammino. “Lo show- business è sempre legato a qualcosa, ribadisce, se si entra nel meccanismo giusto si trova la strada spianata”. L’avvento dei grandi fenomeni commerciali ( si cita testuale) come Bocelli, nel periodo in cui questo era in già auge, Gordini faceva già le sue sperimentazioni in Brasile. Il mettersi in gioco, il suo modo di essere lo portava sempre all’estero. L’ultimo concerto in Kazakistan, a sud della Russia, aveva visto 100.000 presenze; in Italia Vasco Rossi può vantare tale pubblico. È stata una sua scelta, sempre libera da ogni compromesso, che lo ha visto esplodere nel cuore del pubblico d’oltre oceano. Da cinquant’anni fa parte dello storico della musica. Quando morì Pavarotti, la RAI lo chiamò e cantò la canzone a lui dedicata” Sto pensando a te”.

Da Antonella Clerici nella trasmissione “Ti lascio una canzone” conobbe i ragazzi di “Il Volo”. Nell’occasione aveva bisogno di 3 voci femminili e gli diedero le trend, le favolose creature, delle quali qualcuna continua, come Giuliana Danzè, star internazionale. Il suo grande amore per la Sicilia deriva dalle origini siciliane della sua mamma e dei suoi nonni materni palermitani. Ricorda prima della Pandemia, tre anni fa di aver partecipato ad un bellissimo evento a Caltagirone, città delle ceramiche, dove spera di poter ritrovare la terra del Sud a lui tanto a cuore. Per l’Associazione Vinile, nata per la storia della musica e dischi, non abbandona la promessa di tornarci presto. Il suo motto: Unire utile e dilettevole, cultura e spettacolo. Uno dei traguardi importanti è stato sicuramente il tributo per due anni a Luciano Pavarotti. Aveva conosciuto Luciano per mezzo del preparatore Arrigo Pola, suo grande estimatore. Ricorda l’imbarazzo provato in presenza del Maestro per i continui complimenti ricevuti da Arrigo. Un altro carissimo amico scomparso recentemente è Detto Mariano, arrangiatore del Clan Celentano e di “Un amore così grande”. Fu il primo momento cruciale, in cui un cantante lirico cantava una canzone Pop. Il paroliere di “Un amore così grande”, Guido Maria Ferilli, poco tempo prima aveva scritto la canzone “Rumore” per Raffaella Carrà, ritrovandosi in un successo internazionale. Ora il tenore invita i giovani musicisti e cantanti a crearsi uno spazio autonomamente, senza aspettarsi nulla da nessuno. Non si ritiene anticonformista, ma uno spirito libero tradizionalista. La voce di Rodolfo è notissima a New York, grazie alla Regina della celeberrima trasmissione “Sabato Italiano” di Radio Hofstra University di New York. L’eccellente conduttrice siciliana di Castelvetrano, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, settimanalmente fa ascoltare, ai suoi numerosissimi radiospettatori, dall’Europa all’Australia, la calda voce dello straordinario cantante milanese. Si sono conosciuti circa 3 anni fa, tramite trasmissioni internazionali che faceva anche con la designer Anna Crecco. “Oggi è molto difficile entrare in una radio italiana qualunque, mentre se si hanno dei numeri è molto più facile all’estero”, ribadisce il tenore. A “The voice senior” con Antonella Clerici c’è arrivato in diretta con la canzone “Grande amore”, la canzone di “Il volo”. Non era stato lui ad iscriversi e fu interpellato dopo i castings. Probabilmente si ricordavano di lui, delle sue potenzialità e del suo talento genuino. Forse volevano arricchire il programma con due o tre personaggi fuori dalle righe di grande spessore artistico. Indeciso e contrario alle gare, aveva deciso di partecipare dopo diversi giorni. È stata l’occasione per rivedere il papà di Giorgia, Star italiana e internazionale, Giulio Todrani, con cui faceva il derby del cuore, lui noto cantante del duo Juli & Julie negli anni 70/80. È stata tuttavia un’esperienza diversa, sotto le fauci della Pandemia, ma bellissima per cantare al pubblico italiano. Occasione per incontrare “coach” fantastici, come Clementino, i Carrisi, Gigi D’Alessio e Loredana Bertè. Avrebbe voluto essere nel team di Albano, suo caro amico o essere scelto dalla Loredana internazionale, unica nel suo genere.

Da intelligente giocatore ha saputo onorare la trasmissione con una peculiare presenza scenica. Per i programmi futuri sta pianificando un festival italiano in Brasile. Gordini trent’anni fa faceva parte del Comitato organizzativo del Festival latino-americano in Italia. Questa volta, pandemia permettendo, per volere del Brasile sarà al contrario. Saranno gli artisti italiani a trovare gli amici all’estero. La manifestazione sarà itinerante e si pensa già a grossi nomi che ne farebbero parte: Iva Zanicchi, Rita Pavone, Fausto Leali, i Camaleonti. Nel progetto Gordini sarà conduttore e Direttore artistico. Questa richiesta, partita dal Brasile, come si spera, è in prospettiva che possa essere attuata al più presto. Il tenore nel corso delle serate alternerà i suoi brani, insieme a quelli di artisti di grosso calibro. Al momento è interessante guidare i giovanissimi al gusto del bello, dunque, qualunque cosa dovrebbe essere per i giovani. Si ritiene pronto a qualunque partecipazione in trasmissioni televisive come, Domenica in di Mara Venier o Domenica live di Barbara D’Urso, purchè ci sia per lui un fine intelligente. Agli amici italoamericani vuol dire grazie. Grazie per il coraggio di aver lasciato il nostro meraviglioso Paradiso tricolore e aver tentato la fortuna in una nazione sconosciuta. Il genio italiano è nella forza dimostrata di oltrepassare i confini della propria terra, per portare l’italianità nel mondo. La constatazione più significativa, prosegue, è che: “L’italiano che va in America viene trattato da fratello di sangue”. Ringrazia il Padreterno di averlo creato con il suo estro, fantasia e follia per l’arte. Pur tuttavia, non dovendo oltre esprimere gratitudine a nessuno per ciò che è, crede che siano in tanti a dover essere grato a lui. Definisce il commiato tristissimo, che invece travalica perché ci sia un continuum futuro con America oggi, Sabato italiano, Josephine Maietta e l’America.

L’intervista con quest’artista italiano titanico della musica, convinto del “Faber est suae quisque fortunae -Ciascuno è artefice del proprio destino”, sta per volgere al termine.
Rodolfo Maria Gordini sa di certo che la sua voce e le sue canzoni sono nel cuore di tutti gli italiani, anche fuori dal proprio paese. Interpretare un brano, scrivere o disegnare, perciò, vuol dire essere artisti per sempre!