Vincitore maratoneta a New York nel ‘92, il comico auspica un film con Ficarra e Picone.

In un’afosa mattina dell’Agosto 2021, in Sicilia, tra le colline e i monti di Castelluzzo, tra S. Vito Lo Capo, Makari e Castellammare del Golfo, tra Riserve naturali e Calette che mostrano le insenature più profonde e le spiagge più caratteristiche, ci accingiamo a raggiungere Trapani.

In un’atmosfera di calura estiva e di reciproca simpatia avviene la conoscenza con un personaggio singolare, di arguta intelligenza. Di statura media, il moro mediterraneo palesa subito un carattere estroverso e genuino.

 

È il siciliano Sergio Signorello di Castelvetrano, impiegato della Regione siciliana nella vita, ma attore di teatro nel tempo libero.

Ci fidiamo della prima impressione, quella che mai tradisce.

Spirito geniale, con una moltitudine di idee, un talento unico. Di temperamento vulcanico, scoperto e reclamizzato nella più conosciuta trasmissione radiofonica americana, “Sabato Italiano” di Radio Hofstra University di New York. A scoprirlo in America, lei, la Regina delle annunciatrici di New York, Cav. Josephine Buscaglia Maietta. Non si riesce a definire la vera età di Sergio, perché dà l’idea di un bambino mai cresciuto. È dopo pochi giorni da questo primo incontro che parte l’intervista per il giornale “America oggi”.

Già da subito s’instaura un tono confidenziale che fa trapelare l’animo energico di un attore comico, purtroppo non ancora illustre in Italia. In Sicilia è apprezzato attore ma quel quid di fama è il suo traguardo. Osiamo definirlo il “Roberto Benigni” siciliano per la sua poliedrica ed eclettica personalità. La sua passione per il teatro è nata da ragazzino, innamorato delle gag di Franco Franchi, quando il papà lo portava in giro e nei teatri a fare le imitazioni del più noto attore siciliano allora in coppia con Ciccio Ingrassia. Sergio, durante l’intervista, racconta emozionato che il suo sogno di bambino rimase chiuso in un cofanetto, perché perse il padre prematuramente di soli quarant’anni. Quando tutti i sogni sembrano persi in una nuvola di fumo nero, di un dolore mai emarginato, si apre nuovamente lo scrigno delle sue speranze.

A diciotto anni circa comincia seriamente a fare l’attore. Incomicia a recitare al “Piccolo teatro di Castelvetrano”, diretto da Alberto Firenze, un personaggio molto bravo che, in seguito, riuscì a prendere i contatti per un lavoro teatrale negli USA. Di quegli anni Signorello ricorda chi ha contribuito alla sua formazione, Ferruccio Centonze, il compianto autore di oltre cento commedie. Costui era di Castelvetrano, ma era famoso nel mondo; scriveva commedie dove parlava della Sicilia dell’800 e dei primi del 900 con situazioni tragicomiche. A questo proposito Sergio rievoca le commedie di Pirandello portate sulla scena in quegli anni: Liolà, La Giara, poi commedie di Sciascia, Martoglio. Sergio ha recitato oltre 50 commedie. Non può dimenticare un incontro che gli ha lasciato il segno, quello con Franco Catalano, famoso e sfortunato attore, morto nel duemila. Franco con Cinema Paradiso vinse l’Oscar e diede prova delle sue molteplici capacità. Interessato a fare un cabaret, Catalano tra tanti attori scelse Signorello. Sembrava l’occasione giusta, quella che lo avrebbe battezzato famigerato. Fu Franco ad insegnargli l’abc dell’espressione, delle movenze del corpo, dello spazio a stare nel teatro, nel palcoscenico.

Nel cabaret recitò in “Solo antipasto, grazie”, per il cui successo ci furono sei repliche. Purtroppo la collaborazione con Catalano si interruppe per la sua morte e di nuovo il sogno infranto. Diverse le occasioni per emergere, come quella di recente con la casa cinematografica “Palomar “; tra gli attori ci sarebbe stato il famoso attore Claudio Gioè. Con rammarico Signorello riferisce che quest’ultima circostanza è fallita per motivi burocratici. Di occasioni all’estero ne ha avute parecchie. La casualità degli eventi è strana, quando le circostanze sembrano la trama di un film. Sergio ricorda che la prima volta che “sbarcò” in America fu nell’88, durante il viaggio delle sue prime nozze(ha 2 matrimoni). Certo è, che avrebbe preferito fare un Safari in Kenya , ma la sua prima moglie insistette per andare da parenti a New York e così l’accontentò. Attraverso un club di Castelvetranesi conobbe Josephine Buscaglia Maietta, che come talent-scout ha un occhio vigile, attento e professionale di donna di spettacolo. In quel contesto c’era anche il sindaco di Castelvetrano, Vito Li Causi. Sergio in quella megafesta si fece conoscere con sketch e battute scherzose, divenendo centro dell’attenzione della serata. Fu così che tutti si chiedevano chi fosse quel giovane siciliano, tanto che gli italoamericani impazzivano dalle risate.

Da lì in America ci andò molte altre volte, anche in occasione della Maratona, dove nel ‘92 raggiunse il primo posto assoluto come maratoneta. Fu in seguito che alla Hofstra University ritornò con la compagnia di Alberto Firenze per recitare “L’uomo che vendeva sogni”, commedia a soggetto che fece andare in delirio il pubblico italoamericano. Molti altri lavori e videoclip anche con la sua seconda moglie Giovanna, bravissimo medico distintasi per la sua grande professionalità. Sergio ha ora una scuola di teatro tutta sua a Gibellina ed una compagnia che si chiama “Araba Fenice”, il cui Presidente e regista è Elio Indelicato. Da 5 anni la compagnia recita a copione le opere scritte da Indelicato, denominato da Signorello “la penna” per la straordinaria inclinazione alla scrittura.

La commedia attuale di grande successo è “La vera storia della guerra di Troia”, che sta andando forte in vari teatri siciliani. Il regista, prendendo spunto dall’Iliade e dalla guerra tra Greci e Troiani, la riscrive rendendo i personaggi ambasciatori di pace. Molti i miti del passato, come Pammilo, fondatore di Selinunte. Tornando indietro nel tempo di tremila anni diventa una vera e propria gag, dove non ci sarà più nè il cavallo di Troia, nè la guerra. Storia a lieto fine, perciò, dal messaggio morale intenso: Tutto può essere superato con l’amore verso sè stessi e il prossimo. Sergio è rimasto quel “fanciullino” mai cresciuto di Giovanni Pascoli che, nonostante la sua più non tenera età, vede tutto ingenuamente e parla con il cuore. Il sogno più grande che confida ai lettori di America oggi al momento è girare un film con Ficarra e Picone. Si confida dicendo che vorrebbe diventare “attore siciliano nazionale” per dare una dimostrazione d’amore a suo papà, il quale quando era in vita, regalandogli una bottiglia, gli aveva raccomandato di stapparla appena sarebbe diventato noto. La bottiglia è rimasta chiusa, ma Sergio spera ancora di stapparla. Si augura inoltre di tornare per l’ottava volta a New York( 1 in viaggio di nozze, 3 come maratoneta e 3 per il teatro). Si sente vicino agli italiani d’America, che ama per le loro origini, per il coraggio, per quella flessione dialettale che non hanno mai perso e per l’accoglienza a tutti gli italiani. Spera a breve in qualche contratto. Promette loro di essere disponibile a rimanere con la sua compagnia per quindici giorni di spettacoli, per quegli italoamericani che ama e che non ha mai dimenticato. Vogliamo sperare che tra i nostri lettori ci sia un regista famoso o attore importante che valuti obiettivamente le qualità e il talento prodigioso di Sergio Signorello.

Un proverbio siciliano dice: ‘Nta tutti i cosi ci voli furtuna, macari a frìiri l’ova- In tutte le cose ci vuole fortuna, anche a friggere le uova. A dimostrazione che anche nelle situazioni più banali è necessario un pizzico di fortuna. Ad maiora, Sergio!