Il prossimo 24 novembre, e fino al 26 febbraio 2021, Torino celebra il grande architetto siciliano con una rassegna dal titolo: “Filippo Juvarra regista di corti e capitali, dalla Sicilia al Piemonte all’Europa”.

L’esposizione, organizzata presso la sede della Biblioteca Nazionale ove è custodita la più importante collezione al mondo di opere juvarriane, vede il concorso di importanti enti quali il Centro studi piemontesi, l’Associazione Amici della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e il Dipartimento Interateneo di Scienze di Politecnico e Università degli Studi di Torino, Progetto e Politiche del Territorio con il sostegno della Fondazioni Compagnia di San Paolo e Cassa di Risparmio di Torino.
L’ingresso è previsto in modalità libera dalle 09.30 alle 16:00, dal lunedì al venerdì, orario soggetto a cambiamenti in base alle disposizioni anti-Covid.

I visitatori potranno adire alla consultazione delle carte del maestro grazie all’ausilio delle postazioni multimediali e, ricorrendo alla tecnologia dei QRcode, anche con smartphone.
I tre filoni dell’esposizione riguarderanno il Corpus juvarrianum (18 album) e le sezioni dedicate all’attività di Juvarra scenografo e al suo percorso tra Sicilia, Piemonte ed Europa, visti parallelamente al contesto politico e sociale dell’epoca.

Quindi schizzi, disegni, bozzetti, prevalentemente realizzati a china su carta, e alcuni acquerelli e appunti autografi del Nostro in relazione ai lavori da eseguire e ai materiali da utilizzare, costituiranno il prezioso contenuto messo a disposizione del grande pubblico.
Per l’occasione si potrà visionare anche il materiale relativo ai maggiori allievi dell’architetto, tra i quali sono degni di nota Ignazio Agliaudi Baroni di Tavigliano (1705 circa – Torino, 3 febbraio 1762) e Giambattista Sacchetti (Torino, 1690 – Roma, 1764).

A corredo la mostra sarà accompagnata da una pubblicazione ove per la prima volta saranno incluse tutte le opere custodite nel fondo, unitamente ad alcuni saggi sul genio del barocco al servizio dei Savoia. Filippo Juvarra, autore tra l’altro della Basilica di Superga, della Palazzina di Stupinigi, della facciata di Palazzo Madama a Torino e di quella di Venaria, è l’indiscusso protagonista della storia moderna dell’architettura del Piemonte sabaudo e non solo. Egli è altresì noto per le molteplici opere realizzate per la nobiltà locale a Lucca e per i Teatri Ottoboni e Capranica e per quello della regina Maria Casimira di Polonia a Roma.

Il legame tra l’architetto siciliano e Casa Savoia risale all’estate del 1714 quando Vittorio Amedeo II, divenuto Re di Sicilia dopo la Guerra di Successione Spagnola e la firma del Trattato di Utrecht (1713), visitava Messina e in quell’occasione conosceva Juvarra. Il sovrano sabaudo in cerca del successore del Garove, morto l’anno precedente, riscontrava nel Messinese le doti e l’intuizione che avrebbero fatto di Torino la nuova capitale del barocco ed una città di ampio respiro europeo. A quasi tre secoli di distanza il lascito culturale di Filippo Juvarra è piuttosto ragguardevole e travalica i confini nazionali coinvolgendo nelle celebrazioni anche Portogallo, Inghilterra, Paesi Bassi e Francia.