Seconda interrogazione della parlamentare del PD (area LabDem) Michela Rostan sulla situazione economico-finanziaria del Comune di Messina e sulla mancata approvazione del Piano di Riequilibrio.

Il documento è diretto al ministro degli Interni Angelino Alfano.
Al titotale del Viminale la Rostan chiede se “sia a conoscenza di quali siano le ragioni per le quali la predetta commissione Ministeriale, non abbia ad oggi, nonostante siano abbondantemente decorsi i termini di legge e non siano state rispettate le prescrizioni dalla stessa commissione impartite al comune di Messina, ancora espresso il parere di competenza sul Piano di Riequilibrio, di fatto favorendo il permanere di una situazione di incertezza potenzialmente foriera di gravi danni oltre che per il comune di Messina anche per lo Stato italiano nei suoi rapporti con le istituzioni comunitarie”.

Il testo dell’interrogazione:
Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
in data 22 settembre 2014 il comune di Messina ha presentato istanza di rimodulazione del piano di riequilibrio pluriennale avanzato ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 243-bis del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (Tuel);
in data 29 dicembre 2014 la commissione per la finanza e gli organici degli enti locali presso il Ministero dell’interno, chiamata ad esprimere il proprio parere in merito, ai sensi dell’articolo 243-quater, con propria nota acquisita al protocollo 300602 del 29 dicembre 2014, ha formulato vari rilievi al piano di riequilibrio di cui sopra;
a seguito di riscontro dell’amministrazione comunale, la predetta commissione ha chiesto, con propria nota del 9 ottobre 2015 protocollo 0117317, ulteriori chiarimenti, nota quest’ultima che non risulta, a tutt’oggi, essere stata riscontrata dall’amministrazione;
la Corte dei Conti della regione Sicilia, con propria comunicazione del 22 giugno 2015, protocollo 149549, relativa al consuntivo 2013, ha espresso gravi perplessità in ordine alla regolarità del conto consuntivo stesso e, rinviando ogni più approfondita valutazione sul piano di riequilibrio all’atteso parere della commissione interministeriale di cui sub b), ha vietato, nel contempo, al comune, ai sensi di cui all’articolo 188, comma 1-quater del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di assumere impegni finanziari eccedenti l’ordinaria amministrazione; inoltre, con propria nota del 26 gennaio 2016, relativa alla verifica effettuata, ai sensi dell’articolo 148 del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, sulla legittimità e regolarità della gestione, la stessa sezione regionale della Corte dei Conti, dopo avere rilevato numerosi profili di criticità nell’attività del comune di Messina, ha disposto l’inoltro della propria deliberazione, per le valutazioni di competenza, alla procura regionale della Code dei Conti;
con provvedimento del Giudice dell’udienza preliminare di Messina in seguito all’udienza del 3 febbraio 2016, sono stati rinviati a giudizio funzionari ed amministratori del comune di Messina per falso in relazione agli atti finanziari esitati dal comune di Messina tra il 2009 ed il 2011;
non risulta alla interrogante che ad oggi, siano state rispettate le prescrizioni di cui alla nota sub b) della commissione presso il Ministero dell’interno, in relazione, tra l’altro, alla stipula degli atti di transazione con i creditori, ed alla stessa quantificazione dei crediti che sono stati riportati nel piano di riequilibrio senza la contabilizzazione degli interessi sugli stessi maturati ai sensi della vigente normativa nazionale (decreto legislativo n. 231 del 2002) e comunitaria (Direttiva 2011/07) e che risultano, perciò, data la vetustà di alcuni di detti crediti, notevolmente inferiori a quelli realmente esistenti;
non risulta che il comune di Messina, in aperta violazione degli articoli 191 e 193 del Tuel, abbia mai proceduto al riallineamento dei propri crediti, facendo così in modo che le passività esistenti, debiti fuori bilancio e passività pregresse, rimanessero occultate, perplessità questa manifestata dalla stessa sezione regionale della Corte dei Conti nella citata nota al conto consuntivo 2014;
a tutt’oggi, non risulta presentato al consiglio per l’approvazione neppure il bilancio preventivo 2015 (duemilaquindici);
infine, l’attuale situazione di incertezza fa si che si continui a produrre, oltre a grave danno erariale, anche per il mero maturare degli interessi sui crediti a norma della citata normativa nazionale e comunitaria, anche la concreta possibilità di sanzioni in sede comunitaria (non sembra inopportuno ricordare che l’Italia è stata recentemente oggetto di procedura di infrazione comunitaria per i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione) –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di tali criticità e quali siano le ragioni per le quali la predetta commissione Ministeriale, non abbia ad oggi, nonostante siano abbondantemente decorsi i termini di legge di cui all’articolo 243-quater, comma 1, del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali e, nonostante non siano state, per quinto sopradetto, rispettate le prescrizioni dalla stessa commissione impartite al comune di Messina, ancora espresso il parere di competenza sul piano di riequilibrio, di fatto favorendo il permanere di una situazione di incertezza potenzialmente foriera di gravi danni oltreché per il comune di Messina, anche per lo Stato italiano nei suoi rapporti con le istituzioni comunitarie.